Perchè Netflix ha aumentato i prezzi dei suoi abbonamenti

Netflix ha aumentato il costo dell'abbonamento in Italia, un evento atteso e ampiamente prevedibile, dopo una stagione di rialzi in tutto il mondo.

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Netflix sta aumentando i prezzi dei suoi abbonamenti in tutto il mondo. Dopo gli Stati Uniti e il Regno Unito è toccato anche a Francia, Germania, Spagna e Italia. Nel nostro paese il colosso dello streaming ha cambiato i costi di abbonamento dopo diversi test che hanno sondato la disponibilità dei nuovi abbonati a sottoscrivere il servizio, anche a prezzi maggiorati. Netflix sa di potersi permettere un aumento senza perdere un numero elevato di utenti, il costo è rimasto comunque accessibile nonostante i rincari e la pratica di condividere l'abbonamento è largamente usata.
Già in passato molti analisti hanno affermato che i costi di accesso a Netflix sono troppo bassi, andando a minare i profitti, e anche gli investitori hanno chiesto maggiore attenzione verso questo importante aspetto. Ora, con i costi operativi in rialzo e la produzione di contenuti originali ad assorbire una fetta sempre maggiore degli introiti, Netflix è passata ai fatti, per un aumento di prezzi sgradito al pubblico ma quanto mai necessario.

Un aumento prevedibile

Netflix si sta preparando ai grandi cambiamenti che dovrà affrontare nei prossimi mesi. L'arrivo di nuove piattaforme di streaming, tra cui Disney+ entro fine anno, e le sempre maggiori difficoltà nel portare sulla piattaforma contenuti di terze parti di qualità e recenti hanno spinto il colosso dello streaming a cambiare strategia. Meno film e serie TV esterne e più contenuti originali, è questa la strada presa da Netflix già diverso tempo. Una scelta corretta, visto che il catalogo Disney, tra cui spiccano i film Marvel ma anche quelli Fox, e quello Warner, in procinto di lanciare il suo servizio di streaming, saranno sempre meno accessibili. Produrre contenuti originali ha però il suo costo e per riuscire a crearne in grande quantità Netflix è ricorsa finora, anche, al debito.

Secondo quanto affermato da TechCrunch alla fine del 2018 la casa di Reed Hastings ha ottenuto 2 miliardi di dollari in prestito per finanziare le sue produzioni originali, altri 2 miliardi sono invece arrivati nel primo trimestre del 2019. In tutto, il budget 2019 per la creazione di film e serie TV dovrebbe salire a 15 miliardi di dollari. Variety afferma che il debito totale contratto finora è di circa 12 miliardi di dollari.
A pesare sui conti dell'azienda ci sono anche le richieste dell'Unione Europea, che ha imposto la produzione di una quota minima di contenuti realizzati nei paesi in cui Netflix è presente: solo in Italia sono previsti investimenti per 200 milioni di euro.

Sia chiaro, Netflix è in piena salute, gli abbonati (oggi circa 148 milioni) crescono di anno in anno e il servizio è sempre più popolare, ma fare ricorso al debito non è una pratica che piace agli investitori, soprattutto perché il potenziale dell'azienda, in quanto a fatturato, è più alto rispetto a quello attuale.

La pratica dell'abbonamento condiviso, molto utilizzata per abbassare i costi, è stata più volte oggetto di critiche da parte degli investitori ma per ora Netflix non sembra volersene privare. Resta il fatto che, considerate le condizioni del mercato attuali e quelle del prossimo futuro, Netflix ha bisogno di aumentare gli introiti, da un lato per finanziare un numero sempre maggiore di contenuti originali, dall'altro per fare felici gli investitori.

Purtroppo la crescita nel numero di abbonati non è più sufficiente, o per lo meno, ora lo è ma con l'arrivo di nuovi attori nel mercato dello streaming Netflix non vuole farsi trovare impreparata.
Se arriveranno più film e serie TV allora ben venga questo aumento, che rimane comunque limitato e il cui impatto è attenuato dall'utilizzo di account condivisi. A patto però che a crescere sia anche la qualità, troppo spesso messa da parte in favore della quantità, una strada che non porta a nulla di buono per il futuro.