Perché la scienza non ha bisogno di una nemesi come i terrapiattisti?

Il vero nemico della scienza non sono i terrapiattisti, al contrario di quanto si possa pensare. La scienza è nemica di se stessa.

speciale Perché la scienza non ha bisogno di una nemesi come i terrapiattisti?
Articolo a cura di

Da sempre l'uomo si rapporta con la natura tramite la tecnologia, usandola come strumento per affermarsi su di essa. La scienza e il pensiero dietro di essa si evolvono di anno in anno grazie al lavoro frutto di menti brillanti che contribuiscono alla crescita del sapere. Chi più e chi meno, nel mondo è ormai impensabile mettere in discussione l'utilità della corrente elettrica o delle telecomunicazioni, così come nessuno si sognerebbe di negare le scoperte scientifiche più ovvie come il fatto che la forma della terra sia assimilabile ad una sfera.
In realtà delle persone ci sono e vengono comunemente chiamati "terrapiattisti" o "flat earthers" che dir si voglia: parliamo di chi contesta il fatto che la terra sia quasi sferica, proponendo piuttosto un modello piatto. Lo scopo del nostro articolo non è certo quello di sbugiardare queste teorie, ma vogliamo fin da subito schierarci dalla parte di quelli che credono nella storia che ci viene insegnata nei libri scolastici e nelle pagine dei libri di astronomia.
Il nostro obiettivo è dunque una mera constatazione di cosa vuol dire essere un persona che crede o meno nella scienza, cercando anche di capire quale sia il modo migliore per convincere gli scettici. D'altronde la scienza non ha alcun bisogno di essere difesa.

Dov'è la Flat Mars Society?

Circa due mesi fa Elon Musk stuzzicava i terrapiattisti con un tweet decisamente provocatorio, chiedendosi perché non esistesse una "Flat Mars Society", un'organizzazione a sostegno della forma piatta di Marte. Il tweet di risposta della "Flat Earth Society" è arrivato subito: dopo aver ringraziato Elon per la domanda, la nota organizzazione ha affermato che Marte è indiscutibilmente tondo secondo le osservazioni. Il fatto potrebbe sembrare semplicemente divertente ma da questo breve scambio di tweet emerge una domanda interessante quanto ovvia: a chi bisogna credere? La stragrande maggioranza delle persone è portata a credere ai fatti che vengono comunemente accettati dalla società, a maggior ragione se sono scritti in tutti i libri scolastici. Ma perché crediamo a questi fatti?

In generale un uomo che sia fedele alla scienza non dovrebbe dare per assodate delle verità che la società dà per scontate. L'approccio scientifico è ben diverso: ogni qual volta che viene spacciata per veritiera un'affermazione bisognerà anche dimostrarla o comunque fornirne un certo grado di affidabilità. Dunque in linea di principio non è certo da condannare chi crede che la terra sia piatta, in quanto dotato di abbastanza capacità critica da mettere in discussione un'idea impostagli dalla società: perché la terra dovrebbe essere sferica se i miei occhi vedono un grandissimo piano e non riescono a percepire la curvatura del pianeta?
Il problema si pone quando la persona in questione accetta la sua verità (perché è più semplice? Perché è piacevole sentirsi alternativi?) senza verificarla, ovvero senza andare a fare quello che gli scienziati da anni fanno nei loro studi: provarlo.
Per provare che la terra non è piatta si potrebbe banalmente salire su un volo intercontinentale o replicare l'esperimento del pendolo di Foucault per constatarne la rotazione, guardare come ruota il cielo stellato durante la notte oppure osservare che questo cambia dall'emisfero settentrionale a quello meridionale della terra o ancora osservare l'alternanza di giorno e notte nelle diverse parti del pianeta. Questo solo per citare alcuni esempi ma se ne potrebbero citare molto altri in base alla domanda che ci si pone.

La scienza non ha bisogno di un'anti-scienza

Non bisogna fare l'errore di paragonare le posizioni ferme ed inamovibili di un terrapiattista ad una persona che segue la scienza come se fossero due antagonisti che si fronteggiano: la scienza è la prima antagonista di sé stessa. Ragionare in modo logico a volte richiede la distruzione di vecchi preconcetti che per anni sono stati dati per assodati. Come abbiamo detto nell'introdurre l'articolo, molte menti brillanti negli anni ci hanno aiutato a progredire a livello tecnologico e spesso avere a disposizione strumenti più potenti per osservare quello ci circonda implica essere pronti a riconsiderare le proprie teorie.
Infatti ogni scienziato che si rispetti sa bene che non bisogna mai dare per scontato nulla e nemmeno accettare come un dogma qualsiasi cosa che gli sia stata insegnata. Certamente la nostra natura umana limitata e la differenza dei caratteri delle persone sarà spesso un ostacolo alla ricerca della "verità" e di ciò che è "giusto", ma in linea di principio ci aspettiamo che se in un futuro si scoprirà che gli oggetti possono superare la velocità della luce è giusto rimettere in discussione la teoria della relatività generale di Einstein, così come quest'ultimo ha scritto le proprie equazioni mettendo in discussione l'universalità della teoria di Newton.
Questo meccanismo garantisce al mondo scientifico di sopravvivere rinnovandosi e di essere il nemico di se stesso, in quanto mira a ricercare un'idea che sia universale e che valga per tutti.

Se vi capita di discutere con qualcuno riguardo una verità assolutamente ovvia che non vuole accettare, è sempre bene mettere prima di tutto in discussione la propria convinzione per capire il perché crediamo sia vera. Se ancora pensate di aver ragione, è bene dare uno sguardo alle ricerche statistiche che sono state svolte nell'ambito delle campagne di sensibilizzazione alla vaccinazione: sono davvero poche le persone che sono in grado di mettere in discussione le proprie credenze, specialmente se vengono presentati dei fatti inequivocabili contro di esse. L'unico metodo davvero efficace e statisticamente valido non è creare due fazioni opposte, che non fa altro che irrigidire la posizione di chi non è convinto dell'efficacia dei vaccini, bensì guadagnarsi la fiducia del proprio interlocutore. L'idea sembra banale, ma è abbastanza ovvio che le persone siano più inclini a cambiare idea quando discutono con una persone di cui si fidano piuttosto che di qualcuno che tende a denigrare le proprie credenze.