Perché vogliamo tornare sulla Luna?

La Luna ci affascina da sempre, tanto che abbiamo voluto visitarla in passato. Ma perché ora vogliamo tornarci? Cosa ci andiamo a fare?

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Il 20 luglio 1969 Neil Armstrong e Buzz Aldrin toccano, per la prima volta nella storia dell'umanità, il suolo lunare. Lo avevamo sognato per millenni, ci siamo riusciti soltanto cinquantuno anni fa. E dopo il famoso Apollo 11 ci siamo tornati (Apollo 12, 14 novembre 1969), e tornati (Apollo 14, 6 agosto 1969), e tornati (Apollo 15, 26 luglio 1971), e tornati (Apollo 16, 16 aprile 1972), e tornati (Apollo 17, 7 dicembre 1972). Poi è arrivata una lunga pausa.
In tutto sono stati ventiquattro gli astronauti ad aver visitato la Luna, soltanto dodici coloro che ci hanno messo piede.
Dal 1972 nessun altro essere umano ha visitato il nostro satellite, e in qualche modo tutto il mondo ha lentamente e consistentemente perso interesse verso l'esplorazione spaziale. Eppure in quegli anni si respirava un clima surreale, sembrava che la Luna fosse il primissimo passo di una lenta ma inesorabile conquista del sistema solare. Perché improvvisamente abbiamo smesso? E perché improvvisamente vogliamo tornare?

Perché non siamo più tornati?

La risposta è sufficientemente complessa, ci sono varie ragioni. Ma, per comprendere perchè ci siamo fermati, dobbiamo da principio capire perchè eravamo partiti. Certamente c'era l'aspetto della guerra fredda, che spesso finisce per essere, per molti, l'unica e vera ragione. Gli Americani volevano battere i Russi, sotto ogni aspetto possibile, volevano dimostrare di cosa erano capaci, che tipo di industria erano in grado di mobilitare se la Russia si fosse sognata di entrare in guerra contro di loro. Ma c'erano anche altre ragioni.
Una di queste, la più bella forse, era certamente il volersi mettere alla prova, come nazione e ancora di più come esseri umani. Il 12 settembre 1962, nello stadio della Rice University, Kennedy pronunciò il suo celebre discorso di cui riportiamo uno stralcio.
"Abbiamo iniziato questo viaggio verso nuovi orizzonti perché vi sono nuove conoscenze da conquistare e nuovi diritti da ottenere, perché vengano ottenuti e possano servire per il progresso di tutti. [...] Abbiamo deciso di andare sulla Luna. Abbiamo deciso di andare sulla Luna in questo decennio e di impegnarci anche in altre imprese; non perché sono semplici, ma perché sono difficili, perché questo obiettivo ci permetterà di organizzare e di mettere alla prova il meglio delle nostre energie e delle nostre capacità, perché accettiamo di buon grado questa sfida, non abbiamo intenzione di rimandarla e siamo determinati a vincerla, insieme a tutte le altre."
A questo progetto lavoreranno circa mezzo milione di persone. Per darvi un'idea, al progetto Manhattan hanno lavorato circa centotrentamila persone, meno di un terzo.

Il costo economico fu enorme, ma non esagerato come molti potrebbero pensare. Venticinque miliardi di dollari in tutto (circa centocinquanta miliardi di dollari di oggi), ottanta dollari all'anno per ogni cittadino. In America si spendevano, per il tabacco, novanta miliardi di dollari ogni anno. Per la guerra spendevano (e spendono ancora) molto di più.

Nonostante la spesa fosse esigua (per uno stato come l'America), l'opinione pubblica era contraria e si scelse di tagliare i fondi alla NASA e cancellare le missioni Apollo 18, 19 e 20.
A colpire ulteriormente il settore ci ha pensato poi una grossa crisi energetica nel 1973, che ha influenzato anche tutte le missioni spaziali successive (gli anni Ottanta sono quelli con meno missioni spaziali in assoluto). Fino a qualche anno fa la spesa per compiere un'impresa analoga sarebbe stata simile ai venticinque miliardi spesi, ma in questo momento storico i costi si stanno abbassando enormemente: si possono riutilizzare i razzi (grazie, Elon) e abbiamo ottimizzato i consumi e le tecnologie necessarie.

Perché vogliamo tornare?

David Parker, direttore delle esplorazioni umane e robotiche dell'Agenzia spaziale europea (ESA), in un'interessante intervista al Guardian, spiega come ci siano delle analogie tra quella che è stata l'esplorazione antartica e quella che è stata (e sarà) l'esplorazione lunare: "La tabella di marcia dell'esplorazione antartica rispecchia quella della Luna in un modo impressionante. All'inizio del '900 vi fu una corsa per raggiungere il Polo Sud, dopodiché nessuno ci tornò più per 50 anni, come è avvenuto per la Luna dagli anni '60. Poi, abbiamo cominciato a costruire basi, in Antartide... Ci stiamo ora avvicinando a quella stessa fase anche per la Luna."
La missione che ci riporterà sulla Luna si chiama ufficialmente Artemis 1 e, attraverso vari passaggi che prevedono l'invio sia di robot che di esseri umani, ha principalmente tre obiettivi: studiare il suolo lunare meglio di come sia mai stato fatto in passato, prepararsi in dieci anni ad un'esplorazione lunare più sostenibile e, infine, rendere la Luna il punto di partenza per future missioni verso Marte.
Per fare tutto questo ci vogliono certamente degli strumenti adeguati. Il razzo incaricato di portare nuovamente la NASA sulla Luna si chiama Space Launch System (SLS, ve ne abbiamo parlato qua), è il più potente razzo mai costruito.

Il Gateway (Rappresentato da uno schizzo nell'immagine) è un avamposto orbitante attorno alla Luna che ha l'obiettivo di supportare l'esplorazione umana e scientifica nello spazio profondo.

Costruito grazie al sostegno di partner commerciali e internazionali, il Gateway è fondamentale per l'esplorazione lunare sostenibile e servirà da modello anche per le future missioni su Marte. La sonda spaziale Orion della NASA si occuperà invece di trasportare l'equipaggio in orbita lunare, per poi trasferirsi su un sistema di atterraggio al suolo (il Lunar Lander) o sul Gateway. L'equipaggio utilizzerà il veicolo spaziale anche per tornare in sicurezza sulla Terra, in quanto la sonda è stata costruita per resistere al caldo estremo sperimentato al rientro nell'atmosfera. Per garantire che l'equipaggio arrivi in sicurezza durante le missioni Artemis, il team di progettazione di Orion sta considerando ogni più piccolo dettaglio riguardante la vita di tutti i giorni e il lavoro all'interno della navicella, cosa che richiede agli ingegneri di pensare a molte questioni, dal fare spazio per l'esercizio fisico (indispensabile se ci si trova ad accelerazioni di gravità molto inferiori a quelle della Terra) all'impedire l'ingresso di luce all'interno della cabina per far dormire l'equipaggio in modo adeguato.

Inoltre, Orion ha un vero e proprio team di ricerca personale che si sta addestrando duramente per riuscire a recuperarlo tempestivamente quando dovrà tornare sulla Terra.

Il Lunar Lander nasce grazie alla collaborazione della NASA con altre compagnie, principalmente americane, allo scopo di far atterrare gli astronauti sulla superficie lunare. Questo sistema sarà non solo in grado di attraccare con Orion e con il Gateway in orbita lunare, ma svolgerà anche il ruolo di mezzo di trasporto sia per portare l'equipaggio in sicurezza sulla superficie lunare che in seguito per il ritorno in orbita. L'obiettivo della NASA è quello di usare questo sistema per il primo dei nuovi atterraggi lunari con equipaggio umano, previsto per il 2024.

Perché non andare dritti su Marte?

Perchè dovremmo andare sulla Luna per andare su Marte, non possiamo direttamente andare su Marte? Perché il progetto Marte è particolarmente ambizioso e rappresenta una sfida tecnologica ed economica ancora più grande. La Luna, oltre che essere un'ottima occasione di fare scienza, rappresenta anche la possibilità di esercitarci a vivere in un ambiente ostile e provare vari sistemi che, con le dovute ottimizzazioni, potranno poi essere utilizzati anche su Marte.
La Luna offre l'opportunità di testare habitat umani, sistemi di supporto vitale, tecnologie e pratiche che potrebbero aiutarci a costruire avamposti autosufficienti lontano dalla Terra. Oltre a questo, vivere sul Gateway per alcuni mesi permetterà ai ricercatori di capire come il corpo umano risponde in un vero ambiente spaziale profondo, prima di impegnarsi in un viaggio lungo anni su Marte.

Perchè non allenarci sulla Stazione Spaziale Internazionale? Perché la Luna è molto più lontana. Le missioni sulla Luna sono circa 1.000 volte più lontane dalla Terra (circa 380.000 chilometri) rispetto alle missioni verso la Stazione Spaziale Internazionale, richiedendo sistemi in grado di operare in modo affidabile lontano da casa, supportare i bisogni della vita umana e rimanere abbastanza leggeri da essere lanciati. Un ottimo e necessario addestramento per quando dovremo compiere il ben più lungo viaggio di circa 50 milioni di chilometri alla volta di Marte.