Speciale Relics of Technology

Le reliquie del nostro tempo raccontate dalle foto di Jim Golden

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Quando si è bambini il mondo appare più magico. I luoghi che ci circondano sembrano più grandi di quello che sono e gli oggetti per noi importanti assumono caratteristiche che vanno ben al di là del loro reale valore. Basta fare un giro per i mercatini dell'usato o nei più popolari siti di aste online per osservare come i ricordi vengano stimolati dalle cose più disparate. Un vecchio gioco da tavolo, la cartuccia dorata di Zelda per il NES, una action figure delle Tartarughe Ninja: ognuno di noi possiede, nel suo repertorio di esperienze, degli oggetti che si sono stampati irrimediabilmente nella propria memoria. Questo fenomeno va ben al di là del vintage: certi prodotto sono inseriti non solo nella storia dell'industria, ma nella storia personale, e la segnano in modo indelebile.
Di fronte a certe "reliquie" del tempo in cui siamo cresciuti, è facile venire colti da una nostalgia fortissima e viscerale. Ed è proprio questa sensazione che Jim Golden, un fotografo statunitense, ha cercato di rappresentare attraverso l'obbiettivo della sua fotocamera, dando il via alla serie di immagini che compone "Relics of Technology", un lavoro che ha fatto parlare di lui in tutto il mondo.

La macchina del tempo

La storia dietro a questo progetto sembra avvolta da un alone di magia; la stessa magia che l'artista di Portland cerca di riscoprire attraverso i suoi lavori. In un giorno come tanti, il buon Jim si trovava in una comunità rurale dell'Oregon, uno di quei posti in cui tutti si conoscono e in cui il quarterback della squadra di football è la star del paese. Mentre passeggiava per il centro cittadino, la sua attenzione è stata attratta da un negozio di oggetti usati. All'interno, le lancette del suo orologio da polso hanno iniziato a funzionare al contrario, come se il tempo in quel luogo si fosse piegato al potere della memoria. Nel marasma di oggetti che popolavano l'ambiente, il suo sguardo è caduto su qualcosa che ha subito attivato il suo lobo temporale. Un vecchio cellulare, non funzionante, ha fatto scattare in lui qualcosa che lo ha catapultato indietro nel tempo: in quel momento, Jim Golden ha capito che le sensazioni che provava potevano essere espresse attraverso l'occhio della sua macchina fotografica, grazie al quale può ora mettere in evidenza sia l'importanza che certi oggetti hanno avuto in passato, sia l'enorme progresso che li ha visti protagonisti e che li ha portati poi all'obsolescenza.

Proprio l'immagine di quel telefono può essere presa ad esempio per spiegare l'obiettivo del suo lavoro, a partire dalla tecnica che ha deciso di utilizzare per rappresentarlo. Questo perché l'artista non ha semplicemente scattato delle foto, ma ha deciso di utilizzare delle GIF animate per rappresentare gli oggetti che lo hanno ispirato, donandogli una nuova vita all'interno del web. Osservare le luci della tastiera numerica del telefono illuminarsi ancora una volta dopo tanto tempo, non può fare altro che raccontare la celebrazione di quell'oggetto: una sorta di "canto del cigno 2.0", con cui dare la giusta importanza a un prodotto che ha sì fatto il suo tempo, ma senza il quale oggi il mondo sarebbe un posto decisamente diverso. La serie di GIF creata da Jim non si distingue solo per l'altissima qualità con cui sono state realizzate, ma per il messaggio in esse contenuto, che risulta di facile lettura fin dalle prime occhiate.

Il tributo agli oggetti del passato non si ferma solo alla telefonia, ma continua attraverso la storia delle tecnologie legate al cinema e alla musica. Osservare le bobine di un vecchio magnetofono o di un proiettore funzionare grazie allo schermo di un moderno PC consente di dare il giusto peso a degli oggetti che hanno cavalcato l'onda del progresso tecnologico, consentendoci oggi di avere migliaia di canzoni o decine di film in un pennino che possiamo tenere sul palmo della mano.
"Queste fotografie ci ricordano che il progresso ha un prezzo, e che i nostri prodotti hanno una data di scadenza". È in questa frase che si può capire la differenza tra un artista e un semplice fotografo: il saper esprimere concetti complessi con la semplicità di un'immagine.

Non solo GIF

Il lavoro di Jim Golden non si è fermato alle GIF animate ma ha prodotto anche una serie di scatti fotografici tradizionali, dedicati in modo particolare all'evoluzione dei supporti di archiviazione. Il viaggio pensato dal fotografo di Portland all'interno di questa storia inizia con delle schede perforate, dei fogli di carta che immagazzinavano le informazioni attraverso dei fori eseguiti tramite particolari schemi. Le immagini passano poi ai supporti magnetici, che hanno decretato la fine dell'era delle schede perforate, in cui Golden mette in mostra i floppy disk, sia da 3,5" sia da 5,25". Tutti gli scatti ritraggono questi vecchi sistemi di archiviazione in modo estremamente ordinato, in un contesto in cui geometria e prospettiva esaltano le loro forme ormai retrò.

Il tributo del fotografo a questo tipo di tecnologie va ben oltre gli standard che si sono imposti sul mercato, mostrando anche prodotti non sono riusciti a diffondersi in modo capillare. È questo il caso dei dischi Iomega Zip, che avrebbero dovuto sostituire i floppy disk grazie alla possibilità di immagazzinare 100 Mb per ogni supporto: purtroppo, i costi elevati e alcuni problemi di progettazione, nonché l'avvento del Cd-Rom, ne hanno decretato l'obsolescenza, relegando questi supporti in un angolo della storia dell'informatica.

Stesso discorso vale per i dischi Jazz, prodotti sempre da Iomega, che non sono riusciti imporsi come standard di massa.
In questa vetrina di vecchie tecnologie non potevano ovviamente mancare i videogiochi, che vengono rappresentati tramite due immagini che mettono in evidenza i progressi fatti in questo campo. La prima figura ritrae un joystic di un Atari 2600, la cui azienda produttrice ha saputo cogliere in tempi non sospetti le potenzialità di questo mercato, senza però riuscire a sopravvivere agli anni novanta, almeno per quanto riguarda l'hardware da gioco: la totale disfatti dell'Atari Jaguar infatti ne ha decretato il progressivo declino, fino alla bancarotta nel 2012.
La seconda immagine vede invece protagonista un altro storico supporto di archiviazione dedicato al mondo del gaming, la cartuccia (quella del Magnavox Odyssey 2). Anche in questo caso siamo di fronte a una tecnologia che ha segnato un'era, dagli anni settanta fino a metà circa degli anni novanta, consentendo a milioni di videogiocatori in erba di potersi divertire per lungo tempo.

Con questa serie di immagini, Jim Golden è riuscito nell'intento di dare il giusto tributo a prodotti che oggi sono ormai dimenticati, riposti nelle scatole delle nostre cantine o andati distrutti. Come lui stesso ha detto, è questo il prezzo del progresso. Progresso che, senza il lavoro degli uomini che hanno creato gli oggetti da lui celebrati, non avrebbe potuto regalarci ciò che abbiamo oggi.

Tutte le immagini sono disponibili sul sito ufficiale di Jim Golden