Riforma del copyright: Google vs UE, il punto della situazione

La riforma del copyright sta attirando molte critiche da parte dei colossi del web, facciamo il punto della situazione

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Una questione complicata che attanaglia da mesi il popolo del web, in fervente attesa di un responso definitivo, è quella della riforma del copyright UE. Tutto è iniziato a luglio 2018, quando il dibattito in merito è tornato prepotentemente alla ribalta a causa della seduta plenaria in cui il Parlamento europeo doveva decidere se accelerare o meno l'approvazione della direttiva. Il primo "ostacolo" è stata Wikipedia, che ha più volte manifestato il suo essere contraria alla riforma attraverso proteste come l'auto-oscuramento del sito e delle immagini. Il primo voto di luglio non è andato bene, tutto è stato rinviato a settembre e l'UE ha rassicurato l'enciclopedia libera, che non sarà coinvolta dalla direttiva. Superato questo ostacolo, il 12 settembre 2018 il Parlamento Europeo ha approvato la riforma con 438 voti a favore.
Il verdetto non è ancora definitivo: attualmente la riforma è oggetto del trilogo, ovvero del negoziato con il Consiglio degli Stati membri per arrivare alla decisione finale. Quest'ultima verrà presa a inizio 2019. Una delle aziende più colpite dalla riforma sarebbe sicuramente Google. La società californiana ha atteso il primo voto prima di esprimersi, per poi lanciare la campagna #Saveyourinternet e rilasciare dichiarazioni in cui si fa riferimento alla possibile morte in Europa di YouTube e News. L'Unione Europea ha già rassicurato Google in merito al primo servizio, ma la situazione sembra alquanto incerta.

Articolo 13

La riforma del copyright è stata aspramente criticata soprattutto per l'articolo 13, che introduce l'obbligo di filtrazione dei contenuti caricati in rete dagli utenti per le grandi piattaforme come YouTube e Facebook. In parole povere, il concetto è il seguente: i colossi del web devono prendersi la responsabilità per tutti i contenuti che vengono caricati sui loro portali, dai quali traggono evidenti benefici. Tuttavia, qui entra in gioco il fattore quantità: per fare un esempio, su YouTube vengono caricate più di 400 ore di materiale video ogni minuto.
Un quantitativo enorme, che è molto difficile da gestire con personale umano e deve quindi passare per gli algoritmi della piattaforma, tutto fuorché infallibili. Stando alla società californiana, questo porterebbe a delle situazioni particolarmente complesse, visto che Google dovrebbe prendersi la responsabilità delle decisioni prese dal suo algoritmo, probabilmente finendo in cause legali con grosse cifre in ballo.

Questo potrebbe portare al totale blocco in Europa dei video ritenuti "incerti", nonché alla possibile chiusura di YouTube. Infatti, Susan Wojcicki, attuale CEO dell'azienda, ha recentemente dichiarato che "nessuna società può assumersi un tale rischio finanziario". Come accennato in apertura, l'UE ha già assicurato che la popolare piattaforma di streaming video potrà "continuare a fare quello che fa oggi", ma i dettagli in merito al come questo avverrà sono ancora piuttosto confusi.
Oltre a limitare la diffusione di materiale piratato, l'Unione Europea vuole far pagare a Google un giusto corrispettivo per i video ai Content Creator che popolano e mantengono viva YouTube. Insomma, nel caso dovesse entrare in vigore la riforma, qualcosa cambierà sicuramente.

Può stare tranquilla invece Wikipedia, visto che l'articolo 13 va ad intaccare "solamente" tutti quei servizi che riguardano "grandi quantità di contenuti protetti da copyright che sono stati caricati da utenti che ne non possiedono i diritti". Oltre a questo, l'Europarlamento ha anche dichiarato che il testo "specifica anche che chi carica contenuti su enciclopedie online in modo non commerciale, come Wikipedia, o piattaforme di software open source come GitHub, sarà automaticamente escluso dal requisito di rispettare le regole sul copyright". Anche gli amanti di meme, parodie e satira possono dormire sonni tranquilli: a settembre sono state aggiunte alcune eccezioni che riguardano proprio questo tipo di contenuti.

Articolo 11

L'articolo 11 prevede una nuova forma di copyright giornalistico che introduce quella che in molti chiamano in modo improprio "tassa sui link". In parole povere, verrà introdotto l'obbligo di licenza per l'uso degli snippet degli articoli. Per chi non lo sapesse, gli aggregatori di notizie come Google News fanno uso di estratti di testo e immagini per riassumere i contenuti linkati. Ebbene, finora la società californiana non ha versato un centesimo agli editori per questa tipologia di contenuto, cosa che invece dovrebbe avvenire se la riforma entrasse in vigore. L'obiettivo dell'UE è il medesimo dell'articolo 13: costringere i colossi del web a garantire il giusto corrispettivo agli editori. Una riforma ampiamente sostenuta dai direttori delle più importanti testate giornalistiche del mondo, che però potrebbe avere delle conseguenze. Infatti, stando alla società californiana, l'investimento sarebbe troppo alto e la decisione più conveniente per l'azienda sarebbe quella di bloccare Google News in Europa. D'altronde, nel 2014 in Spagna venne approvata una legge che si avvicinava ai concetti espressi nella riforma del copyright e il risultato fu proprio la chiusura del servizio. La questione è però molto complessa e potrebbero esserci diverse soluzioni, come la concessione gratuita della licenza a Google da parte degli editori.

Possono stare tranquilli invece coloro che avevano espresso preoccupazione in merito alla semplice condivisione dei link, visto che quelli accompagnati "esclusivamente da ‘parole individuali' come la descrizione, non rientreranno nella direttiva. Se invece dovesse essere presente una descrizione che soddisfi la lettura dell'utente, riprendendo quindi il layout dello snippet con fotografia e breve testo di presentazione, le piattaforme saranno tenute a pagare i diritti d'autore per l'uso dei contenuti".

La burocrazia è molto complessa

E' importante ribadire, però, che tutto è ancora molto incerto, visto che in questi casi la burocrazia è particolarmente complessa. Pensate che nell'articolo 5 della riforma, di cui si è parlato poco rispetto agli altri, si fa riferimento al fatto che gli Stati membri dell'UE potranno decidere in modo autonomo, in alcuni casi ben precisi, di permettere l'utilizzo di opere protette da copyright senza autorizzazione. La lista delle eccezioni è opzionale, ma essenzialmente consente grande libertà di manovra ed è una possibilità da non sottovalutare.
Un altro articolo poco discusso è il terzo, che prevede l'introduzione di una nuova eccezione sul copyright per consentire l'utilizzo di "text e data mining" nel territorio europeo. In parole povere, l'esplorazione e la lavorazione di grandi quantità di dati, utilizzate dai ricercatori con fini di ricerca, non andrà a violare il copyright. Le tempistiche sono un altro fattore molto importante: se il voto finale fissato per inizio 2019 dovesse dare esito positivo, nella migliore delle ipotesi la riforma entrerà in vigore nel 2021. Visto l'attuale clima politico e con le elezioni europee alle porte, in questo periodo potrebbe avvenire davvero di tutto.