Riscaldamento globale e criptovalute: un connubio vincente?

Le criptovalute potrebbero essere la soluzione al riscaldamento globale? Alcuni sviluppatori credono di sì: ecco le loro proposte!

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L'anno che si è appena chiuso è stato senza ombra di dubbio quello delle criptovalute. Negli ultimi dodici mesi le monete virtuali hanno registrato numeri senza precedenti, mettendo in luce un fenomeno dalla portata di oltre 600 miliardi di dollari. La blockchain, la tecnologia alla base di queste monete, ha finalmente raggiunto il grande pubblico aprendosi a una sfaccettatura di possibili utilizzi.
Tuttavia il 2017 può essere anche considerato l'anno delle bollette elettriche. Secondo una ricerca effettuata da uno società specializzata nel confronto di tariffe per il servizio elettrico, chiamata PowerCompare, l'elettricità utilizzata in media per effettuare l'operazione di mining per il Bitcoin è stata superiore a quella consumata annualmente da più di 150 paesi. Tra quest'ultimi si trovano la maggior parte delle nazioni africane, ma anche stati tecnologicamente all'avanguardia come l'Irlanda. Concretamente si stima che per minare Bitcoin si utilizzi in un anno circa 30.14 TWh; una cifra impressionante se si considera che l'Irlanda annualmente utilizza in media circa 25 TWh.
Tuttavia alcuni investitori ritengono che tutto ciò non sia necessario. Sicuramente il mining rimarrà un'operazione estremamente esigente in termini di risorse energetiche, ma ci sarebbe la possibilità di alimentarla utilizzando elettricità pulita. Inoltre l'asticella potrebbe essere portata ancora più in là: alcuni sviluppatori spagnoli hanno lanciato un criptovaluta "pulita" che verrà utilizzata per scambiare energia rinnovabile.

Pylon

La liberalizzazione del mercato dell'elettricità non ha dato vita a un mercato realmente competitivo a causa delle posizioni, già esistenti prima della liberalizzazione, che sono rimaste pressoché intatte. Inoltre, tra clamorose affermazioni e notizie prive di alcun fondamento scientifico, il cambiamento climatico rimane tuttora un problema di critica importanza, mentre la velocità di adozione di risorse energetiche rinnovabili sembra non voler decollare mai.
Pylon Network, una start-up spagnola, si pone l'obiettivo di venire incontro a questi problemi strutturandosi con un solo scopo ben definito: creare la prima community per lo scambio di energia rinnovabile.
Pylon ritiene che questo sia il segnale che il mercato energetico aspettava da tempo e che darà il via per l'arrivo di numerosi incentivi finanziari.
Gli utenti di Pylon potranno scambiare green energy comprandola direttamente dal produttore e senza la necessità che intervengano nel processo intermediari esterni. Ciò sarà possibile grazie all'utilizzo di Pylon-coin, la criptovaluta introdotta dalla start-up spagnola.
I membri della piattaforma, infatti, riceveranno monete virtuali in cambio di ogni unità energetica generata da un pannello solare e avranno la possibilità di scegliere se utilizzarla per far fronte al proprio fabbisogno o se venderla ad altri utenti in cambio di altri Pylon-coins.
Il progetto, sicuramente molto ambizioso, ha ottenuto un ottimo riscontro da parte della community online. L'ICO si è conclusa recentemente e Pylons è riuscita a raccogliere oltre 802 Ether ossia, con la quotazione attuale di circa mille dollari l'uno, quasi un milione di dollari.
E' stata quindi lanciata una prima versione alpha che permette di dare un' occhiata in anteprima a quella che sarà la piattaforma finale di Pylon. Nel corso dell'anno, inoltre, è prevista la prima distribuzione sul territorio spagnolo dei contatori smart che verranno utilizzati dai singoli utenti per misurare in tempo reale l'energia consumata. I progetti futuri, infine, prevedono una possibile espansione in altri paesi tra cui l'Inghilterra e la Germania.

Climatecoin

L'idea di scambiare energia pulita attraverso una moneta virtuale è certamente innovativa, ma non è l'unica nel settore della green energy. Il team responsabile della creazione di CoinCircle, la piattaforma che si propone di tokenizzare il mondo introducendo industrie e aziende ai servizi della blockchain, ha recentemente rilasciato il whitepaper di Climatecoin, una criptovaluta che punta a risolvere il problema del riscaldamento globale.
Risolvere i cosiddetti problemi di bene pubblico è estremamente difficile secondo gli economisti, poiché ciascuno razionalmente è portato a credere che, poiché un suo intervento risolverebbe una parte piccolissima del problema, la sua partecipazione o meno alla risoluzione sarebbe completamente ininfluente. Tuttavia, ragionando tutti nello stesso modo, questa tipologia di problemi rimangono irrisolti a meno che un ente gerarchicamente superiore, come lo stato, non imponga una metodologia risolutiva. Il riscaldamento globale rientra in questo tipo di problemi e, secondo i creatori di Climatecoin, i governi non stanno effettuando un buon lavoro per trovare una soluzione al problema. Il team, però, crede che sia possibile porre fine al riscaldamento globale incentivando i singoli utenti a ridurre le emissioni di CO2.
Ogni anno vengono rilasciate nell'aria circa 30 miliardi di tonnellate di CO2 e per ridurre questo enorme quantitativo è possibile ricorrere a diversi metodi come la riforestazione o la costruzione di impianti a energia rinnovabile. Esistono già organizzazioni che accettano donazioni e le usano per cercare di ridurre l'utilizzo di carbone o l'emissione di sostanze dannose. Per circa dodici dollari si ha in cambio la riduzione certificata di una tonnellata di CO2.
Tuttavia questo è puramente su base volontaria e viene quindi effettuato soltanto da coloro che sono disposti a dare i propri soldi in cambio della consapevolezza di aver aiutato il mondo, seppur in piccola parte.

Con Climatecoin, invece, si introduce per la prima volta una ricompensa monetaria: riduci l'inquinamento ambientale e ottieno criptovaluta in cambio. Anche in questo caso il progetto non partirebbe da zero, ma utilizzerebbe come base di appoggio la blockchain di Ethereum per minimizzare, almeno inizialmente, i costi necessari al lancio.
Utilizzando l'applicazione appositamente sviluppata, gli utenti avranno la possibilità di acquistare Climatecoin pagando in Ether e quest'ultimi verrano direttamente inviati, previa conversione in Climatecoin, a colui che si è impegnato per la riduzione dell'emissioni di CO2. Sebbene il whitepaper è stato già pubblicato, il progetto è poco più di un concept e sicuramente piuttosto lontano da un'effettiva realizzazione. Inoltre sono già numerose le domande e i dubbi che sono sorte tra la community riguardanti il possibile funzionamento del progetto. L'idea di applicare uno strumento potente come la blockchain e le criptovalute a un fine nobile è molto interessante, ma attualmente l'effettiva realizzazione sembra difficile. Non ci resta che aspettare per vedere ciò che ci riserverà il futuro.