Riviviamo il Far West attraverso le gesta di quattro leggende dell'epoca

Continua il viaggio nel Far West attraverso quattro celebri personaggi, da Jesse James ad Allan Pinkerton, che sono passati alla storia.

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Nel nostro precedente articolo abbiamo visto come si svolgeva la vita nel Selvaggio West. Una vita, in parte, molto lontana rispetto a quella a cui siamo abituati guardando i famosi film Western ma, sicuramente, non meno interessante ed emozionante.
In questo articolo andremo invece ad osservare da vicino la storia di quattro grandi uomini che hanno vissuto in quei turbolenti anni e che, con le loro gesta, sono diventati famosi e immortali: il pioniere/esploratore Kit Carson, il bandito e fuorilegge che assalta treni e banche Jesse James, il cacciatore di fuorilegge Allan Pinkerton, fondatore della famosa agenzia che da lui prende il nome e, per finire, l'impavido nativo che difende i suoi territori dall'arrivo dell'uomo bianco, Cavallo Pazzo.

Kit Carson: l'impavido esploratore

Kit Carson è una delle figure più amate e celebrate tra gli eroi del vecchio West. Molti film raccontano la vita di questo esploratore, cacciatore, ma anche soldato e agente indiano. La fama di Kit Carson ha raggiunto anche l'Italia in quanto lo si può trovare come uno dei compagni più fidati di Tex Willer nell'omonima serie a fumetti della Sergio Bonelli Editore.
Kit Carson nasce la vigilia di Natale del 1809, nel Kentucky, e già all'età di 17 anni si unì ad un gruppo di pionieri diretti ad Ovest. Kit non era certo uno stangone, misurava infatti meno di un metro e settanta centimetri, ben lontano dall'immaginario comune del cow boy ma, nonostante questo, due anni più tardi non solo venne assunto da un gruppo di cacciatori di pellicce, ma si distinse tra i suoi colleghi per coraggio ed intelligenza.

Acquisì così la fama di grande cacciatore ed il suo lavoro gli permise di esplorare e conoscere a fondo tutte le montagne dell'Ovest americano, dalla Sierra Nevada fino alle Montagne Rocciose. Per i cacciatori dell'epoca era indispensabile tessere ottimi rapporti con le tribù native che vivevano in quelle zone e Carson non fu da meno.

Questo abile cacciatore viaggiava e cacciava con loro e intrecciò un solido rapporto con le varie tribù dei pellerossa tanto che ebbe due mogli indiane, provenienti dalla tribù degli Arapaho e dalla tribù dei Cheyenne. La sua fama come cacciatore crebbe con gli anni tanto che persino l'esercito usufruì dei suoi servigi fino a farlo diventare capo cacciatore della guarnigione di Fort Bend in Colorado. Tuttavia, la svolta per Carson venne nel 1842 quando, di ritorno da un viaggio dal Missuri, su un battello, fece amicizia con John C. Frémont. Quest'ultimo fu un famoso politico, generale e botanico degli Stati Uniti e i due, insieme, esplorarono e mapparono, per sette anni, i sentieri che dall'Ovest portavano i pionieri fino all'Oceano Pacifico. Carson lavorò quindi come guida per Frémont e fu proprio questo lavorò che lo rese famoso.
Le esplorazioni di Frémont suscitavano grande interesse nei media dell'epoca, infatti questi, nei suoi resoconti per la stampa, nominava spesso e volentieri il suo amico e guida Carson. Grazie a questa notorietà Carson divenne un'icona del popolo americano dell'epoca che lo rendeva protagonista di avventure eroiche di ogni tipo, anche al limite delle potenzialità umane.

La coppia Frémont-Carson fu particolarmente avventurosa. I due, infatti, parteciparono anche ad una rivolta, quella dei Bear-Flag, un piccolo gruppo di coloni della California contro il governo messicano, per poi prendere parte alla guerra tra Messico e Stati Uniti che scoppiò poco dopo. Carson, con le sue abilità di esploratore, guidò le truppe americane fin nel cuore del territorio nemico e si distinse anche in imprese belliche quando, nel 1846, le forze americane vennero attaccate da quelle messicane.
Durante la terza notte di combattimento Carson e altri due commilitoni riuscirono a superare le linee nemiche per inviare rinforzi e rompere così l'assedio.

Al termine della guerra Carson si riposò, per così dire, iniziando ad allevare bestiame. Durante la cosiddetta "corsa all'oro" americana il prezzo della carne salì alle stelle così Carson raggruppò il suo enorme gregge e, muovendolo per molte miglia, riuscì a venderlo con un enorme margine di profitto.
Durante la guerra civile americana Carson ottenne il comando e la responsabilità di organizzare una truppa di volontari. In questo periodo si occupò di combattere gli indiani Navajo fino a che questi non si arresero e decisero di spostarsi all'interno di una riserva. Durante gli ultimi anni della sua vita una malattia lo costrinse a rinunciare ad altri incarichi militari ma continuò a lavorare come agente indiano vista la sua conoscenza dei nativi americani.
La morte della terza moglie fu un duro colpo per Carson tanto che, infatti, morì un mese dopo la sua amata per un'aneurisma addominale. Venne sepoltoinsieme alla moglie e il cimitero dove riposano i suoi resti venne chiamato cimitero Kit Carson in onore di questa figura quasi leggendaria del Far West.

Jesse James: il bandito più famoso del West

Di tutt'altro stampo rispetto a Kit Carson, ma non meno famosa, è la figura del famigerato bandito Jesse James, famoso per alcune delle più incredibili rapine alle banche e assalti ai treni della storia d'America. Jasse James nasce il 5 settembre del 1847 nel Missouri ma il padre muore quando lui aveva tre anni. La madre si risposa prima con Benjamin Simms, poi con Ruben Samuel. La svolta nella vita di Jesse avviene nel 1863 quando, durante la guerra civile americana, una milizia di irregolari sudisti si aggirava nei territori dove viveva Jesse James. La famiglia di Jesse era vicina alla confederazione e Ruben Samuel aveva anche militato presso una milizia confederata fino al congedo per malattia. Per tutti questi fattori alcuni soldati dell'Unione irruppero in casa di Jasse e torturarono il padre per farsi rivelare dove si trovasse la milizia di irregolari Confederati che agiva in quei territori.

Fu così che nacque l'odio di Jesse verso l'Unione e, subito dopo questo tragico avvenimento, si arruolò in una milizia Confederata. La guerra civile americana ebbe termine ma non per Jesse che nutriva un forte odio per l'Unione e decise di continuare a combattere depredando le banche e le ferrovie dell'Unione.

La prima rapina di Jesse è datata 1869, nel Missouri, presso la Country Savings Association Gallatin. L'azione non fruttò molti soldi ma ha reso famoso, agli onori della stampa, Jesse e il suo complice, nonché fratello maggiore, Alexander Franklin James, grazie ad una fortunata e mirabolante fuga da un gruppo di persone scelte dallo sceriffo per catturarli.
Dopo questa rapina Jesse ne fece molte altre e le sue imprese criminali gli valsero l'attenzione di un giornale dagli ideali sudisti che, con vari articoli, lo idolatrò come una specie di Robin Hood che rubava ai ricchi unionisti per dare il ricavato ai poveri. Jesse James era un abile tiratore e la sua militanza nell'esercito lo aiutò a mettere a segno i vari colpi.

Ogni rapina, infatti, veniva minuziosamente preparata con uno studio attento della conformazione del territorio, esattamente come farebbe qualsiasi ufficiale dell'esercito. Jesse, tra l'altro, era molto bravo e sapeva sfruttare la pubblicità che il giornale Kansas City Times gli faceva con i suoi articoli, descrivendolo come un brigante-cavaliere, un soldato che continuava la lotta contro l'Unione nonostate la guerra fosse ormai finita e persa. L'intuito e la pianificazione di Jesse gli permisero di mettere a segno anche una rapina ad un treno.
Il bandito, dopo aver fatto deragliare la locomotiva, la prese d'assalto raccogliendo circa 2300 dollari dell'epoca (circa 30.000 dollari moderni). Gli assalti ai treni solitamente davano molto profitto perché i capitali, tra le banche del paese, venivano spostati tramite casseforti sui treni. Il governo degli USA, con l'intento di fermare la banda, assoldò dei detective privati della famigerata Agenzia Pinkerton per dargli la caccia.
Nonostante tutto, la Pinkerton perse molti uomini per stanare Jesse che risultava imprendibile anche grazie, probabilmente, all'aiuto di chi lo considerava l'ultimo guerriero che combatteva ancora per la causa Confederata. Uno dei colpi di maggior successo di Jesse e della sua banda avvenne nel 1874 quando, con un ennesimo assalto al treno, riuscì a trafugare dalla cassaforte 30.000 dollari.

Ma durante la sua vita da fuorilegge capì anche quanto la stampa e l'opinione pubblica giocassero a suo vantaggio. Iniziò a inviare delle lettere, scritte probabilmente dal fratello visto che lui non sapeva scrivere, dove narrava le sue gesta e si descriveva come un eroe e un paladino, difensore. Si dice che durante le rapine facesse alzare le mani alle potenziali vittime e se queste erano uomini di chiesa, lavoratori, vedove di soldati o soldati in congedo non li derubava.

Nel 1876, però, la fortuna voltò le spalle a Jesse e alla sua banda. Tentando di depredare la First National Bank di Northfield, la popolazione locale si accorse della rapina e scese in strada, armata, per difendere i propri risparmi.

La banda fuggì con la coda tra le gambe ma gli inseguitori non le diedero respiro e solo Jesse e il fratello, Frank, riuscirono a scappare. Nei tre anni successivi Frank abbandonò la vita da malvivente ma Jesse non vi riuscì e mise su una nuova banda.
Jesse continuò nella strada delle rapine e della violenza fino a che, nel 1882, uno dei membri della nuova banda, Ford, non lo uccise sparandogli dietro l'orecchio. Si narra che data l'estrema bravura di Jesse con le pistole, per ucciderlo Ford abbia aspettato che si togliesse il cinturone con la pistola: Ford, per aver ucciso Jesse, ottenne la grazia.

Allan Pinkerton: l'investigatore implacabile

Se Jesse James era un rapinatore e delinquente spietato, di tutt'altra pasta fu Allan Pinkerton, un investigatore privato famoso per aver messo in piedi l'Agenzia Pinkerton, che sguinzagliava i suoi famigerati detective per catturare i peggiori malviventi del vecchio West. Allan Pinkerton nacque nel 1819 a Glasgow, in Scozia, ma emigrò nel 1842 negli USA. Iniziò a lavorare come investigatore privato quasi per caso, si può dire. Nei boschi intorno a Dundee, dove aveva dimora, si imbatté casualmente in un gruppo di falsari. Pinkerton iniziò ad osservarli per qualche tempo e, alla fine, avvertì lo sceriffo locale che li arrestò. Da questo momento inizia la carriera di detective di Allan Pinkerton e nel 1849 venne assunto come primo detective dalla polizia di Chicago. La carriera nella polizia durò solamente un anno perché già nel 1850 fondò la Pinkerton National Detective Agency con una insegna molto, molto particolare, ovvero un occhio aperto stilizzato con un motto "Non dormiamo mai".

Gli agenti della Pinkerton dovevano seguire un rigido codice di condotta: ad esempio, dovevano lavorare al fianco della polizia locale, non dovevano mai scendere a compromessi con i criminali né accettare mazzette (evidentemente non era così scontato), non si dovevano occupare di casi di divorzio o di scandali, non dovevano accettare le taglie dei criminali perché erano agenti ben pagati dall'agenzia stessa, ed era loro dovere mantenere il cliente sempre aggiornato sugli sviluppi del caso.

Abbiamo già detto quanto le ferrovie fossero utilizzate per spostare capitale tra le banche e, proprio per questo, i treni venivano spesso assaltati e derubati. Ebbene, la neonata Pinkerton si coprì di gloria già da subito arrestando molte bande responsabili di attacchi ai convogli ferroviari.
Nel 1860 Pinkerton entra a far parte della scorta di Lincoln, fermando un presunto tentato assassinio del neoeletto presidente conosciuto come "Complotto di Baltimora". Secondo Pinkerton, esisteva un complotto atto ad assassinare Lincoln durante il viaggio del presidente verso Washington dove doveva presiedere alla cerimonia di insediamento. Durante il tragitto non successe niente ma Pinkerton era fermamente convinto che il complotto esistesse e che fosse riuscito a sventarlo, ma non si hanno prove certe di ciò.

La vita dell'agenzia, ma soprattutto quella di Pinkerton stesso, risulta essere ben più avventurosa di così. Quando scoppia la guerra civile Pinkerton inizia a lavorare come spia per l'Unione insieme ai detective dell'agenzia. Le missioni di spionaggio erano particolarmente pericolose perché era necessario infiltrarsi tra i ranghi nemici e spiare i movimenti delle truppe, le fortificazioni, l'umore e tutto il resto.

Durante questi anni avventurosi, per infiltrarsi tra i Confederati, Pinkerton assunse il nome di E.UJ. Allen, Maggiore dell'esercito Confederato. La raccolta di piani e dell'elenco delle fortificazioni nemiche continuò fino a quando Pinkerton non venne scoperto e costretto ad una precipitosa fuga, riuscendo a salvarsi per il rotto della cuffia.
Il più grande insuccesso di Pinkerton riguarda proprio Jesse James. Come abbiamo detto, il celebre rapinatore riuscì più volte a mettere in sacco Pinkerton ed i suoi agenti tanto che lo stesso Allan, di tasca sua, spese molti dollari per dare la caccia al bandito, senza successo. Poco prima della sua morte, avvenuta nel 1884 quando aveva 64 anni, Pinkerton stava lavorando ad un sistema per raccogliere e catalogare tutti i documenti relativi ai criminali. Quest'ultima impresa di Pinkerton venne ereditata e completata da un'altra famosa agenzia: l'FBI. Pinkerton morì, probabilmente, a causa di cancrena sviluppata a seguito di un piccolo incidente.

Cavallo Pazzo: l'orgoglio di un guerriero Sioux

Altra figura emblematica e famosa, protagonista di innumerevoli film e libri, è quella di Cavallo Pazzo, grande guerriero e condottiero indiano appartenente alla tribù dei Sioux. Non si conosce esattamente quando nacque ma si stima che sia intorno al 1840, nell'attuale Sud Dakota. Sin da piccolo imparò ad andare a cavallo, a cacciare e a tirare con l'arco. L'allenamento fisico a cui veniva sottoposto per diventare un guerriero era alternato alla conoscenza degli usi, dei costumi e delle tradizioni della sua tribù. Con l'arrivo dei pionieri bianchi nei territori dei Sioux si vide un drastico calo dei bisonti, prima e più importante fonte di sostentamento del popolo di Cavallo Pazzo.
Ma è nel 1854 che il rapporto tra bianchi e pellerossa precipitò. L'evento scatenante è l'arrivo di una carovana di pionieri mormoni. Un indiano, con una freccia, colpì una mucca dei pionieri uccidendola.

Fu così che i mormoni non vollero sentire ragione e rifiutarono di farsi risarcire, con dei cavalli, dagli indiani. Si rivolsero invece alla guarnigione locale che, dopo aver raggiunto il villaggio con un cannone ed un obice, aprì il fuoco quando gli indiani si rifiutarono di consegnare il giovane che aveva colpito a morte la mucca. Ne nacque una battaglia che vide gli indiani sconfiggere i soldati. Questo evento fu la scintilla che fece divampare non solo le ostilità tra Sioux e americani, ma anche e soprattutto l'odio di Cavallo Pazzo per gli invasori.

Fu così che, come da tradizione per la tribù, Cavallo Pazzo si ritirò in contemplazione, senza cibo e senza sonno, fino a che non ebbe una visione: vide un guerriero che cavalcava impavido tra i nemici, con le pallottole che gli fischiavano accanto senza colpirlo. Al termine della visione Cavallo Pazzo capì che il guerriero della visione era lui stesso e divenne così un guerriero.

Un altro evento tragico della vita di Cavallo Pazzo riguarda il brutale attacco di un gruppo di soldati contro il suo villaggio, che uccisero e catturarono tutta la popolazione. Cavallo Pazzo non si trovava nel villaggio perché stava addestrando un pony e poté, così, salvarsi.
Partecipò come guerriero a molte spedizioni e attacchi, acquisendo una certa fama e, soprattutto, esperienza. Tra il 1864 - 65 Cavallo Pazzo riuscì a distinguersi in diverse battaglie riportando importanti vittorie, come quella nel 1866 in cui guidò una scorreria nei pressi di un forte americano.

La tattica che adottò era semplice ma estremamente geniale: con un gruppo di guerrieri-esca attirò circa 80 soldati fuori dal forte, dirigendoli in un luogo preciso dove altri guerrieri erano nascosti ed in attesa di saltare addosso ai soldati americani al momento opportuno. La tattica fu un grande successo e consacrò Cavallo Pazzo non solo come un abile guerriero, ma anche come un grande leader. Un'altra famosa battaglia combattuta da Cavallo Pazzo fu quella denominata "Battaglia dei cassoni dei carri". L'obiettivo degli indiani era un gruppo di soldati incaricati di raccogliere della legna. L'attacco fu simile a quello fatto nel 1866 con gli uomini-esca ma, questa volta, fallì perché un gruppo di indiani troppo irruenti non attese il segnale convenuto, facendo perdere l'effetto sorpresa. I soldati si trincerarono dietro a carri e tronchi d'albero fino a quando i nativi non furono costretti a ritirarsi. Nonostante la sconfitta, nel 1868 il governo americano decise di ritirarsi dalla regione lasciando la terra agli indiani: i Sioux avevano vinto la loro guerra.

Il coraggio di Cavallo Pazzo nella guerra divenne noto a tutti. Si diceva che fosse protetto da una qualche magia perché si lanciava in battaglia alla testa dei suoi uomini e nessuna pallottola sembrava riuscire a colpirlo. Ma la pace non durò a lungo perché il governo di Washington scoprì dei giacimenti d'oro nella terra che aveva ceduto ai Sioux. Le ostilità si riaccesero nel 1876 quando una fazione di Sioux si rifiutò di vendere la terra al governo americano. Ne seguì una battaglia nella quale Cavallo Pazzo si distinse nuovamente. Alla guida dei suoi indiani diede ordine di ritirarsi e disperdersi per poi colpire i soldati americani sui fianchi. Utilizzando abilmente questa strategia Cavallo Pazzo vinse la battaglia, costringendo gli americani a ritirarsi.
La vittoria richiamò indiani da altre tribù ingrossandone le fila. Una settimana dopo Geroge Armstrong Custer, al comando di un reggimento di cavalleggeri, scoprì l'accampamento degli indiani e sferrò il suo attacco a sorpresa in quella che viene chiamata la "Battaglia di Little Big Horn".

Grazie a Cavallo Pazzo gli indiani si ripresero dalla sorpresa e si riorganizzarono, respingendo i cavalleggeri. Anche in questa battaglia il guerriero si distinse per acume e coraggio, caricando i cavalleggeri alla testa dei suoi uomini. La vittoria sconvolse l'opinione pubblica americana ed il governo inviò altre truppe per contrastare la minaccia rappresentata da Cavallo Pazzo e dai Sioux.
Alla fine, la superiorità di mezzi del governo americano e una carestia che colpì gli indiani costrinsero Cavallo Pazzo ad arrendersi perché non più in grado di combattere. Cavallo Pazzo morì nel 1877 quando un soldato americano lo trafisse con una baionetta.