ROG Phone 3: dalla CPU allo schermo, alla scoperta del gaming phone

Lo smartphone da gaming di ROG è un prodotto particolare, con caratteristiche e soluzioni tecniche che lo rendono perfetto per il gaming.

speciale ROG Phone 3: dalla CPU allo schermo, alla scoperta del gaming phone
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Fin dalla sua prima incarnazione il ROG Phone ha cercato di distinguersi. In un mercato che ha spesso dato l'appellativo di "smartphone da gaming" a prodotti senza alcuna caratteristica peculiare applicabile a questo utilizzo, ROG è riuscita creare un telefono dalle caratteristiche uniche e a migliorarlo di anno in anno.
Arrivato alla sua terza incarnazione, che abbiamo analizzato nella nostra recensione del ROG Phone 3, quanto di buono è stato fatto è rimasto e a questo sono state aggiunti uno schermo ancora più rapido e reattivo, nuove gesture per agevolare il controllo durante il gioco e il processore più potente oggi disponibile. Ma le tecnologie a bordo del ROG Phone 3 sono molte di più e vanno analizzate nel dettaglio per capire meglio il suo potenziale.

Uno schermo molto particolare

Quando uscirono i primi smartphone da gaming l'elemento che li distingueva più di tutti era il display, che a differenza dei normali telefoni offriva un refresh rate più elevato. ROG Phone 3 porta questo concetto a un livello superiore, offrendo un pannello che fa della rapidità la sua caratteristica distintiva. Lo schermo offre una diagonale di 6.6 pollici con risoluzione di 2340x1080 pixel, per un totale di 391 PPI, con un aspect ratio di 19.5:9 e tecnologia AMOLED. ROG ha deciso di non spingere troppo in alto la risoluzione per favorire il lavoro della GPU, che può così generare un frame rate più alto, necessario a sfruttare il refresh rate di 144 Hz.
Nei giochi più complessi l'utilizzo di un pad rimane sempre consigliato ma il Touch Sampling Rate di 270 Hz, il più alto osservato in uno smartphone, rende la ricezione degli input tattili molto rapida, abbassando la latenza del touch screen a 25 ms.

Come abbiamo osservato nel corso dell'anno il refresh rate elevato dello schermo porta benefici evidenti nella reattività e nella velocità percepita durante l'uso, già a partire dall'interfaccia di Android. Il prezzo da pagare è una durata della batteria inferiore, una conseguenza che ROG ha cercato di limitare offrendo diverse impostazioni per ridurre i consumi.
Lo schermo può essere infatti impostato manualmente a 144, 120, 90 o 60 Hz, inoltre è disponibile anche una modalità automatica, che modifica dinamicamente il refresh in base all'utilizzo dello smartphone.

Lo schermo è certificato per l'HDR10+ e offre una copertura del 113% dello standard DCI-P3, con una calibrazione che permette di avere un dE inferiore a 1 nell'accuratezza cromatica, secondo quanto dichiarato dal produttore. Il colore può essere gestito attraverso dei profili, per adattarlo a gusti differenti.
In base alle impostazioni scelte la luminosità dello schermo può avvicinarsi ai 1000 nit sotto la luce diretta del sole, un valore molto elevato e utile per l'utilizzo dello smartphone all'aperto.
Tutte queste caratteristiche vanno a comporre uno dei display più avanzati sul mercato, molto appagante da usare. La differenza tra i 120 Hz e i 144 Hz è inavvertibile ad occhio nudo, chi non ha bisogno del tempo di risposta più basso possibile può utilizzare i 120 Hz per risparmiare un po' di batteria, o meglio ancora i 90 Hz. Scendere a 60 Hz invece è sconsigliato, perché in questo modo si perdono completamente i benefici della frequenza di aggiornamento elevata.

Attivando la modalità automatica il refresh rate rimane quasi sempre sui 90 Hz, salendo solo con le applicazioni che possono sfruttare valori più elevati, come ad esempio i giochi ottimizzati per questo aspetto. La scelta è corretta perché i 90 Hz assicurano una sensazione di fluidità eccellente senza impattare troppo sulla batteria.
L'assenza di notch o di fori per la fotocamera poi favorisce la visione dei contenuti senza interruzioni nel campo visivo, un vantaggio importante, che si sposa bene anche con le piattaforme di streaming, da Netflix a Disney+. Il telefono ha anche i certificati Widevine L1, che gli permettono di vedere contenuti in streaming in alta risoluzione e con HDR attivo, per sfruttare al massimo lo schermo anche in questo campo.

Processore e sistema di dissipazione

Con il ROG Phone 3 Asus aveva due obbiettivi, entrambi non semplici. Da un lato era necessario apportare un miglioramento nelle prestazioni del ROG Phone 2, compito non semplice, dall'altro era indispensabile distinguersi dalla massa di prodotti usciti nel corso del 2020. Per fare questo ROG ha puntato sul processore Snapdragon 865 Plus, portandolo per prima in Europa. L'architettura a 7 nm rimane simile a quella del modello standard, con 8 Core Kryo 585 che lavorano a frequenze operative differenti. Uno di questi però può toccare quota 3.1 GHz, contro i 2.84 della variante precedente.

Abbinato a questo c'è anche il modem Snapdragon X55 5G, che lo rende compatibile con il nuovo standard di connessione mobile.

Interessante la possibilità di aggiornare i driver della GPU Adreno 650, per migliorarne le prestazioni nel corso del tempo, e il supporto al rendering a 10 Bit reali con HDR attivo. Piccolo aggiornamento anche per il Wi-Fi, la cui velocità di picco può ora arrivare a 3.6 Gbps.

Un processore di questo tipo necessita di un sistema di dissipazione del calore adeguato, che ROG ha migliorato ulteriormente rispetto a quello ottimo visto nel ROG Phone 2, per contenere la potenza del nuovo SoC. A contatto con il processore è stato piazzato un sottile strato di grafite, materiale noto per la sua duttilità e per l'eccellente dissipazione del calore, sopra al quale è installato un sistema basato su vapor chamber, con un design rinnovato.
Il calore viene dissipato anche dal frame in alluminio che compone il telefono e da un heat sink in rame sei volte più grande rispetto al passato, posto sopra la camera di vapore. Infine c'è la backcover, con un piccolo foro che aiuta ulteriormente la fuoriuscita del calore.
Tutti i test che leggerete più avanti sono svolti con questa configurazione, la più tradizionale e pratica da usare. In alternativa, nella confezione è presente anche l'AeroActive Cooler 3, un accessorio che si applica sul retro dello smartphone e che aggiunge al sistema di dissipazione anche una ventola attiva.

Per capire fin dove si può spingere il ROG Phone 3 e il suo sistema di dissipazione lo abbiamo messo a confronto con il suo predecessore e con Oppo Find X2 Pro, uno degli smartphone più performanti usciti nel corso dell'anno ma fermo allo Snapdragon 865, con i benchmark GFXBench e con Geekbench 5.

I punteggi di GFX Bench hanno mostrato un aumento delle prestazioni rilevante rispetto al ROG Phone 2, con il nuovo modello che esce decisamente vincitore dalla sfida. Oppo Find X2 Pro è un avversario ostico che si dimostra all'altezza della sfida, ma anche in questo caso è il ROG Phone 3 ad avere la meglio, grazie a un processore più aggiornato.
Portare a termine un benchmark con un punteggio elevato è un compito troppo semplice, cosa accade quando le frequenze elevate devono rimanere tali per lunghi periodi? Per capirlo abbiamo svolto un test semplice ma efficace, che fa capire l'importanza del sistema di dissipazione, avviando per mezz'ora di fila il benchmark GFX Bench.

Test iniziale

Punteggi dopo 30 minuti di test

I risultati mostrano come il decadimento nelle prestazioni del ROG Phone 3 sia praticamente nullo, le performance del sistema di dissipazione superano anche quelle del precedente modello, che a causa del calore è costretto ad abbassare il clock, riducendo così i punteggi.
Oppo Find X2 Pro si è comportato bene in questo test, ma i numeri parlano chiaro e dopo mezz'ora la capacità di calcolo in single core raggiungono i livelli del ROG Phone 2, che monta però un processore di precedente generazione.

Batteria

ROG Phone 3 ha una batteria da 6000 mAh, un valore molto elevato, necessario a supportare al meglio lunghe sessioni di gioco, ma anche tecnologie energivore come il refresh rate a 144 Hz e la connettività 5G. Nella recensione del telefono abbiamo parlato della lunga autonomia che è in grado di garantire, per una durata che dipende molto dalle impostazioni scelte, me è interessante capire anche cosa ha guidato ROG nello sviluppo di questa batteria e del suo sistema di ricarica.
Oggi i produttori di smartphone seguono due strade solitamente: da un lato c'è chi predilige accumulatori più grandi, che durano di più, e con una ricarica veloce ma non spinta al massimo. Altri invece sfruttano batterie più piccole che si caricano più rapidamente, anche a 65 W, che permettono di ridurre peso e dimensioni del dispositivo.

Nel caso del ROG Phone 3 è stata scelta una batteria di grandi dimensioni in coppia con una ricarica a 30 W, rapida ma non troppo, con tecnologie Quick Charge 4 di Qualcomm e Asus Hypercharge.
Questo permette di ricaricare meno la batteria, per un minor degrado nel corso del tempo, ma anche di sfruttare meglio la ricarica rapida. Le tecnologie di ricarica rapida funzionano al massimo fino a circa il 70% del livello di carica, superata questa soglia l'immissione di energia rallenta.
Nel caso di una batteria da 6000 mAh questo significa che si possono raggiungere i 4510 mAh in circa 45 minuti, quanto basta per superare agevolmente una giornata, aumentando inoltre il ciclo vitale della batteria.