Samsung: da Bixby all'accordo con Google, in gioco il futuro di Android

Sempre più realtà l'accordo tra Samgung e Google che potrebbe sancire una nuova era per i dispositivi Android.

speciale Samsung: da Bixby all'accordo con Google, in gioco il futuro di Android
Articolo a cura di

Bixby, il tanto decantato quanto criticato assistente vocale di Samsung potrebbe essere vicino alla pensione. Si stanno facendo sempre più insistenti le voci secondo cui l'azienda coreana sarebbe pronta ad abbracciare la filosofia di Google e del suo Assistant, rendendolo il servizio vocale ufficiale dei suoi prodotti.
Un accordo globale che porterebbe gli smartphone Samsung ad abbracciare in toto la galassia di servizi della grande G, condividendone anche gli utili. Sarebbe la fine di una serie di servizi fotocopia che da tempo coabitano all'interno degli stessi dispositivi, portando ad una sempre maggiore uniformità del mondo Android, pronto a diventare completamente "googlecentrico".

Cosa sta succedendo

A lanciare la notizia in tutto il mondo è stata Reuters, che ha svelato parte di una corrispondenza di lungo corso proprio tra Samsung e Google. Per anni dalle parti di Mountain View hanno cercato di convincere i coreani ad abbandonare i propri servizi proprietari, Bixby in primis, per dare prevalenza e maggiore visibilità a quelli marcati Google, partendo proprio dall'assistente vocale fino ad arrivare alla ricerca online e all'app store. Il tira e molla sarebbe ormai prossimo alla stretta finale, frutto di un accordo in cui Google andrebbe a concedere a Samsung ricavi ben più alti rispetto alle richieste precedenti. Una mossa che sarebbe necessaria anche per prevenire una eventuale uscita di Samsung dal mondo Android, che sarebbe un colpo troppo doloroso da sopportare dopo la dipartita di Huawei.
D'altro canto Samsung si sarebbe accorta di aver percorso per anni una strada ben poco remunerativa, spendendo ingenti risorse in progetti che non hanno mai dato i frutti sperati. La pandemia non ha fatto altro che peggiorare la situazione, con Samsung pronta a tagliare i rami secchi e ad eliminare tutto ciò che non funziona come dovrebbe. Per ora le due aziende si sono tenute completamente sul vago, parlando di una stretta collaborazione e nulla più, ma sono in tanti a ritenere l'accordo ormai cosa fatta, prossimo ad un'imminente ufficializzazione.

Bixby e la suite Samsung

Seppur all'interno dell'ecosistema Android Samsung ha sempre cercato di mantenere una certa indipendenza rispetto all'egemonia Google. I dispositivi della multinazionale hanno sempre portato in dote una versione abbastanza personalizzata del sistema operativo di riferimento, da sempre unica e perfettamente riconoscibile, nonché largamente diffusa e conosciuta tra gli utenti. Nel 2017 aveva provato il grande salto della "semi-indipendenza" con il lancio di Bixby, un assistente vocale evoluto e ben più performante del fino ad allora utilizzato S-Voice. Da anni, inoltre, era presente anche uno store proprietario e un buon numero di app targate Galaxy.
Negli ultimi tre anni Bixby aveva trovato una certa diffusione, imparato sempre più lingue e diventato via via sempre più evoluto, seppur sempre oscurato dalla ben più importante diffusione di Google Assistant. Quello che ne era venuto fuori era un ecosistema si indipendente ma del tutto parallelo a quello Google. Gli utenti Samsung si sono sempre ritrovati tra le mani smartphone con app fotocopia, dove a prevalere erano sempre le ben più conosciute app di Mountain View.

Un progetto mai esploso

Forte della sua egemonica posizione sul mercato, con vendite alle stelle in tutto il mondo e modelli capaci di imporsi e di fare scuola tra i produttori di smartphone, Samsung aveva provato a far suo anche il mondo dei servizi all'utente e delle app. Non potendosi permettere un OS di proprietà aveva provato a "far suo" Android con le sue proprietà intellettuali.
L'obiettivo era chiaro: se con i servizi Google i ricavi dovevano essere divisi con chi quei servizi li aveva creati, con le app proprietarie si sarebbe riusciti ad avere entrate dirette che non dovevano essere condivise con nessuno. Ma quel progetto non è mai decollato del tutto, la pandemia ha diminuito ulteriormente le entrate e reso ancora meno redditizi questi progetti e l'offerta al rialzo di Google ha fatto il resto.

La vittoria di Google

Google otterrebbe così la vittoria nella quale ha sempre sperato, trovando finalmente il posto centrale, che non aveva mai avuto del tutto, all'interno della galassia di prodotti del maggiore produttore di smartphone Android sul pianeta. A Mountain View non avevano mai gradito del tutto le scelte di Samsung di privilegiare i propri servizi a discapito di quelli nativi di Android: il tasto che dava accesso diretto a Bixby è stato per lungo tempo motivo di contendere tra le due aziende e nel corso degli anni sono stati numerosi i contatti tra le due realtà per trovare un equilibrio.
Da un lato i sudcoreani volevano rendere almeno un minimo remunerativo il mondo Android, dall'altro gli americani erano sempre alla ricerca di un Android che fosse quanto più uniforme possibile, qualsiasi fosse la marca dello smartphone sul quale doveva girare. Android diverrebbe così ancora più riconoscibile e i servizi Google verrebbero visti non più solo come i migliori, ma anche gli unici disponibili all'interno del sistema, senza cloni di sorta.

Un addio indolore

Cosa significherà tutto questo per l'utente finale? Innanzitutto dobbiamo ricordare che l'accordo tra Google e Samsung non è ancora stato raggiunto. I cambiamenti saranno sicuramente minori per un'utenza comunque abituata da tempo a dare priorità ai servizi e alle app di Google. I servizi Samsung sono sempre rimasti relegati in secondo piano rispetto alle preferenze della maggior parte delle persone. Siamo sicuri, purtroppo per Samsung, che nessuno sentirà troppo la mancanza del Galaxy Store e anche un assistente vocale comunque valido come Bixby rischia di sparire dai radar senza fare troppo rumore, oscurato dall'egemonia di Siri prima e dalla predominanza di Assistant di Google e di Alexa di Amazon poi, che con i loro dispositivi proprietari hanno imposto la loro filosofia.
Non possiamo sapere se il progetto verrà totalmente dismesso, ma è improbabile che Samsung continui a investire risorse su un prodotto relegato ai margini, un servizio che richiede ingenti quantità di risorse per essere sviluppato, portato avanti e tenuto al passo con i tempi e i competitor.

Smartphone diversi?

A livello pratico gli smartphone Samsung non dovrebbero uscirne troppo snaturati, grazie ad una filosofia e ad un'identità che rimarrebbe comunque riconoscibile agli occhi dell'utente finale. Dal canto suo anche l'azienda potrebbe dirottare le risorse guadagnate sulla produzione e su altri progetti, accrescendo altri settori di pregio e lasciando perdere quelli che non hanno mai avuto l'esplosione che avrebbero meritato.
Se l'accordo si concretizzerà, si tratta certamente di un passo indietro nel futuro di Samsung, che puntava ad una serie di servizi proprietari sulla falsariga di quelli da tempo sviluppati da Apple e altri competitor. Google invece raggiungerà buona parte del suo obiettivo principale, quello di far si che Android sia riconosciuto solo come il sistema di Google e dei suoi servizi, non esclusivo di una sola realtà ma l'unico disponibile come alternativa a iOS.