Scorie Nucleari: a che punto è lo smaltimento in Italia?

Si fa sempre più spinosa la questione dello smaltimento di rifiuti e scorie nucleari in Italia. Come sarà risolto il problema?

speciale Scorie Nucleari: a che punto è lo smaltimento in Italia?
INFORMAZIONI SCHEDA
Articolo a cura di

Abbiamo un problema nucleare in Italia? A più di 30 anni dal referendum che ha di fatto sancito la chiusura delle centrali nel nostro Paese si continua a parlare di rifiuti e di smaltimento delle sostanza radioattive, un problema di non poco conto che, molto presto, potrebbe diventare quanto mai urgente. L'Unione Europea, infatti, sembra pronta a processare il nostro Paese per la mancanza di un deposito nucleare unico che raccolga al suo interno quei rifiuti che, ad oggi, sono presenti in centri di stoccaggio frammentati e numerosi. Una situazione complessa, che ha riportato in auge la questione del centro unico nazionale per lo stoccaggio e posto nuovamente agli onori delle cronache un problema piuttosto serio e, come spesso accade nello stivale, mai del tutto risolto.

Una lunga storia tormentata

Il rapporto dell'Italia con il nucleare è sempre stato piuttosto complicato. Lo sfruttamento di questo tipo di energia ha interessato un lasso di tempo compreso tra il 1963 e il 1990. Le uniche quattro centrali nucleari del nostro Paese (Borgo Sabotino, Sessa Aurunca, Trino e Caorso) sono state tutte chiuse per limiti di età o dopo il famoso referendum del 1987, spegnendo i riflettori su un capitolo che si è tentato di riaprire circa dieci anni fa ma che è stato definitivamente chiuso con un nuovo referendum. Il problema delle scorie continua però a essere piuttosto serio, per il difficile processo di smaltimento delle stesse.
Non parliamo solo di quelle prodotte dalle vecchie centrali o dai vari centri di ricerca nucleare, ma anche di tutti i materiali radioattivi che, per un motivo o per l'altro, vengono ancora oggi prodotti. Ad oggi in tutta Italia si possono contare circa 20 centri di stoccaggio di grandi dimensioni e un numero indefinito di agglomerati minori dove sono presenti materiali radioattivi di vario genere in attesa di smaltimento.

Cosa chiede l'Europa

Le direttive europee sono quanto mai chiare: tutti i depositi temporanei vanno eliminati e i materiali collocati in un grande centro di raccolta comune. Il Governo avrebbe da tempo individuato almeno una settantina di località adatte a ospitare questo fantomatico centro di stoccaggio, ma ancora tutto naviga in acque piuttosto profonde e misteriose. Proprio per questo l'Unione Europea ha aperto un'indagine che, a quanto pare, porterà a un esito piuttosto scontato: il centro dovrà essere costruito perché tutti gli stati membri dovranno adeguarsi alle norme, e garantire così una gestione responsabile e sicura del combustibile nucleare esaurito e di tutti i rifiuti radioattivi prodotti.
78.000 metri cubi di rifiuti a bassa e media radioattività dovranno quindi essere riuniti in un unico luogo. Fino ad ora si è cercato di tergiversare per evitare problemi e proteste, ma l'obbligo di costruire il tutto porterà molto presto il Governo a svelare i possibili luoghi in cui creare il centro di stoccaggio, per decidere poi, ancora con non chiare modalità, dove costruirlo. Il tutto entro il 2025, data in cui torneranno alla base anche quei rifiuti spediti all'estero per poter essere processati.

Le scorie italiane

Le scorie di cui parliamo sono in sostanza dei rifiuti a bassa o media intensità depositati temporaneamente nei luoghi in cui erano presenti le vecchie centrali nucleari, o negli impianti connessi ai cicli di produzione ormai dismessi. I rifiuti presenti al loro interno sono sostanzialmente di tre tipi: quelli generati dai vecchi impianti, quelli a bassa attività utilizzati per la sicurezza e quelli che verranno prodotti per lo smantellamento di quelli esistenti. La maggior parte di questi materiali si trova all'estero, dove Regno Unito e Francia si stanno occupando, grazie alle loro tecnologie, di trattarli e riprocessarli.

Ma, come già sottolineato, tra 6 anni i rifiuti torneranno al mittente. Per raccogliere questi "scarti" e tutti i materiali dannosi che verranno prodotti in futuro è necessario creare un centro con livelli di sicurezza piuttosto alti e criteri di stoccaggio stringenti e rigorosi, per evitare danni e problemi di sorta. Un processo quanto mai necessario per dei rifiuti che continuano a crescere: ogni anno le scorie aumentano di ben 140 tonnellate, per via della produzione di industrie e ospedali e per i già citati processi di smaltimento dei rifiuti già esistenti.

Un'unica soluzione

La mancanza di una regolamentazione univoca per tutti ha portato a una situazione piuttosto complessa e frammentata. Se i centri di stoccaggio esistenti ospitano i rifiuti di determinate zone, è chiaro che tutte le regioni italiane producono rifiuti radioattivi che, spesso e volentieri, vengono conservati in piccoli centri di stoccaggio con livelli di sicurezza tutti da verificare. Anche per questo raggruppare il tutto in unico grande centro sembra l'unica soluzione percorribile per mettere tutto il territorio in sicurezza.
Le scorie continueranno ad aumentare, quelle inviate all'estero torneranno. Il deposito unico nazionale è la soluzione richiesta dall'Europa e quella che tutti gli stati membri, tranne Malta e, appunto, Italia, hanno attuato per risolvere il problema. Il progetto è di quelli complessi ma necessari per garantire il massimo livello di sicurezza per tutti. Non si tratterà di una discarica a cielo aperto come molti potrebbero immaginare ma di un edificio costruito con criteri ben precisi, che seguirà ferree regole di trattamento e smaltimento.

Il possibile progetto

Il progetto della Sogin, la società che si sta occupando del tutto, è di quelli mastodontici, con un costo stimato di oltre 1,5 miliardi di euro. L'area che ospiterà il centro sarà grande almeno 150 ettari e comprenderà vari "edifici". I rifiuti trattati verranno chiusi in fusti d'acciaio pieni di cementite che verranno sigillati in circa 100 scatole di cemento armato che, a loro volta, saranno depositate in una grande vasca (sempre di cemento armato) che sarà ricoperta di terra ed erba. Intorno a questo sito di stoccaggio, di 20 ettari, sorgerà un impianto di manutenzione e un parco tecnologico, al cui interno verranno stoccate tutte le scorie a bassa e media intensità, destinate cioè a spegnersi definitivamente in poche centinaia di anni.

A questi però dovrà aggiungersi lo smaltimento di un altro tipo di rifiuti, quelli ad alta intensità, che dovrebbero invece essere chiusi in un deposito geologico costruito in profondità, un progetto molto lungo, costoso e complesso, difficile da realizzare e che, probabilmente, verrà inizialmente sostituito da un centro di stoccaggio temporaneo progettato per durare almeno 50 anni. Da qui la necessità e la probabilità che si opti per la creazione di un grande sito europeo utilizzato da più Paesi e costruito in una zona in cui andare in profondità sarà un'operazione più semplice di quanto non lo sia in Italia.

Dove sorgerà?

La Carta Nazionale delle aree potenzialmente idonee (CNAPI) è il lasciapassare definitivo per la costruzione del Centro Unico. Si tratta di un documento che individua le zone più adatte per ospitare la nuova costruzione. Si dice che il tutto sia da tempo già stato compilato ma tenuto lontano dagli occhi dell'opinione pubblica per evitare proteste e sollevazioni dei territori potenzialmente interessati. La Sogin avrebbe già superato la fase preliminare nella creazione del documento e attenderebbe il via libera del Governo per pubblicare la lista delle aree potenzialmente adatte.

I siti idonei alla costruzione sono aree piuttosto vaste che presentano caratteristiche naturali e di sicurezza favorevoli alla costruzione del deposito. Le linee guida della Commissione Europea parlano di zone a basso rischio sismico, stabili dal punto di vista geologico, con terreni con caratteristiche chimiche ben precise e proprietà spiccate di dissipazione del calore.

Un ritardo tutto italiano

Il nostro Paese è in cronico ritardo rispetto a tutti gli altri ed è vittima di una serie di inadempienze piuttosto gravi nei confronti delle varie direttive europee in materia. Occorrerà creare il prima possibile un quanto più vasto e unitario programma nazionale, nonché individuare e iniziare a costruire il grande centro unico, soluzione necessaria non solo per evitare sanzioni da parte dell'Unione Europea ma soprattutto per preservare la nostra salute e quella delle generazioni future. Da troppo tempo l'Italia ha in qualche modo tergiversato sull'argomento, con Governi e forze politiche che hanno evitato di prendere decisioni per non incorrere in problemi e proteste.
Il tempo dell'attesa sembra però ormai giunto a conclusione e la questione sarà molto presto sulla bocca di tutti, ai primi posti dell'agenda delle priorità del nostro Governo. La polvere è rimasta troppo tempo sotto il tappeto, ora che la montagna inizia a farsi troppo alta aspettare diventerà sempre più pericoloso e deleterio. Ne va del nostro futuro e della nostra salute, non dimentichiamolo.