Sergio Marchionne: Storia dell'uomo che ha salvato la Fiat

In 14 anni Sergio Marchionne ha catalizzato le attenzioni dell'economia globale, salvando un'azienda in crisi e rilanciandola come mai era accaduto.

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Controverso, discusso, amato e odiato. Queste alcune delle contraddizioni che ruotano intorno alla figura di Sergio Marchionne, uno dei più importanti manager della storia del nostro Paese, capace di salvare una Fiat sull'orlo del baratro finanziario e di trasformarla in una realtà globale del mondo delle automobili. Le sue incredibili capacità manageriali, il suo coraggio, il suo look casual e i suoi modi di fare schietti e diretti lo hanno messo sempre al centro dell'attenzione, scatenando apprezzamenti ma anche numerose critiche, per un'azienda totalmente rilanciata ma che in Italia continua a vivere situazioni piuttosto problematiche.
Ora, con le sue sempre più critiche condizioni di salute e l'arrivo di Michael Manley, si è ufficialmente chiusa un'epoca che, nel bene e nel male, ha cambiato per sempre il volto dell'azienda e del nostro Paese. Ripercorriamola insieme.

Una vita all'estero

La vita di Marchionne è tutta una lunga e impervia scalata verso il successo, iniziata con il trasferimento della sua famiglia in Canada e con una sfilza di titoli di studio tutti uno diverso dall'altro, Filosofia, Economia e Giurisprudenza. La sua carriera professionale è iniziata in Canada come dottore commercialista, per una prima parte lavorativa fatta di cambi continui e compiti sempre più alti e importanti: director dello sviluppo industriale al Lawson Mardon Group di Toronto, vicepresidente delle Glenex Industries, chief financial officer al Lawson Group, amministratore delegato del Lonza Group a Zurigo. Il suo ritorno in Europa, nei primi anni 90', lo avvicinerà inesorabilmente alla famiglia Agnelli; prima come numero uno della SGS e come membro del consiglio di amministrazione della Serono, poi come presidente di Worms, tutte realtà con il nome della popolare famiglia torinese tra gli azionisti. Le sue abilità, il suo modo di fare e le relazioni che riuscì a stringere portarono quasi naturalmente alla chiamata in Fiat, nel 2004.

Un'azienda in crisi

Nel maggio del 2003 arrivò il primo contatto con Fiat da indipendente nel CDA. Quella che si trovò davanti era un'azienda sull'orlo della bancarotta, indebitata fino al collo e pronta a chiudere per fallimento. Le credenziali di Marchionne erano altissime: in soli due anni era riuscito a risanare la SGS e l'obiettivo del suo arrivo in Fiat era proprio questo, ovvero evitare una fine inesorabile. In quel di Torino era appena finita un'epoca, con la morte di Umberto Agnelli e le dimissioni dell'allora numero uno Giuseppe Morchio. Consapevole di avere davanti una situazione disperata, diede il via ad una rifondazione forte e totale dell'intera azienda. Il primo passo fu quello di rompere la collaborazione con General Motors, intascando 1,55 miliardi che furono subito utilizzati per potenziare quello che l'azienda aveva. Furono gli anni del rilancio della Panda, dell'arrivo della nuova 500 e del successo di Punto, nonché del rinnovamento di Lancia e Alfa Romeo.
Secondo Marchionne bisognava puntare tutto sulla produzione auto, unica vera e reale competenza di un'azienda che si era ramificata troppo per sperare di sopravvivere. L'obiettivo era raggiungere sei milioni di auto vendute e per farlo si decise di eliminare tutto ciò che si riteneva superfluo, con tagli tra i dirigenti, promozione di nuovi e giovani talenti ai vertici, eliminazione totale di gerarchie, formalismi e burocrazie.

Il grande colpo

L'azienda, seppur in difficoltà e seppur tra problemi, ridimensionamenti e polemiche, riuscì a risollevarsi, si salvò dalla bancarotta e riprese a crescere. Ma l'idea di Marchionne era un'altra, l'unica che poteva proiettare la Fiat nel nuovo corso del settore automobilistico, l'unica che poteva far raggiungere l'obiettivo tanto decantato dei 6 milioni di auto, l'unica che l'avrebbe salvata da un mercato sempre più in difficoltà. Così, mentre il mondo affrontava le conseguenze della terribile crisi del 2009, Fiat fece il primo passo per diventare l'azienda globale che Marchionne sognava sin dall'inizio. Grazie ad un accordo con il Presidente Obama, riuscì ad acquisire il 20% delle quote di Chrysler, grande decaduta del mercato statunitense ormai prossima al fallimento. Era nato il sesto gruppo automobilistico mondiale e per la prima volta Fiat aveva raggiunto il proibitivo e difficile mercato americano.
La grande forza riformatrice di Marchionne colpì in pieno anche l'azienda americana, che in qualche anno fu risollevata dalle sue ceneri e portata a nuova vita: le competenze nella costruzione dei motori italiani furono esportate negli Stati Uniti dando vita ad FCA, una nuova realtà, dal respiro prettamente internazionale, che trasformò lo stesso Presidente in un guru del settore, con tanto di mitizzazione dei lati più particolari della sua personalità, appellativi come lo "Steve Jobs delle auto" e copertine su riviste importanti come il Times.

Italia, un amore mai nato

Eppure, se con lungimiranza e forza Marchionne era riuscito a diventare un mito negli Stati Uniti, capace di salvare un marchio molto amato e di ricevere il plauso da tutti, in Italia il rapporto con società e istituzioni iniziò anno dopo anno a deteriorarsi. Il manager aveva "strappato" la creatura Fiat dal suo grembo, svuotandola di tutto il suo cuore italiano e trasformandola in una realtà di respiro prettamente globale, con un core business ormai tutto concentrato sul mercato estero e quasi assente sul poco redditizio suolo italiano. Nel 2010 Marchionne portò a termine la sua opera di cambiamento totale della situazione dell'azienda in Italia. Fu un anno piuttosto caldo, con la chiusura dello stabilimento di Termini Imerese, che portava lavoro a 2000 persone, e una riscrittura totale del contratto con i dipendenti, con Fiat che uscì da Confindustria, stracciò il contratto Nazionale e chiese una serie di importanti concessioni ai sindacati per spostare a Pomigliano la produzione della nuova Panda. Ne nacque un epocale scontrò con Fiom, arrivato fino ai tribunali e terminato con i due referendum tra gli operai, nella stessa Pomigliano e a Mirafiori, che diedero il la al nuovo contratto.

In Ferrari

Nel 2014 ha acquisito ulteriore notorietà prendendo in mano la Ferrari dopo oltre 20 anni in cui era stata guidata da Montezemolo. I due sono diventati protagonisti di una lotta intestina senza esclusione di colpi, con lo storico leader estromesso senza troppe remore. Eccessivamente marcata la crisi di risultati per un Marchionne che, anche in questo caso, ha usato il pugno duro per riportare il marchio ai vertici della Formula 1. Come accaduto in Fiat la catena di comando è stata profondamente trasformata, i vecchi vertici allontanati, gli ingegneri cambiati e anche il pilota di punta sostituito, con Sebastian Vettel al posto di Fernando Alonso. I mondiali non sono ancora arrivati ma la ritrovata competitività a livello sportivo ha riacceso il cuore degli appassionati e riportato le rosse ai vertici come non accadeva da anni.
In tutto questo, dei profondi cambiamenti aziendali hanno permesso al marchio di quotarsi in borsa negli Stati Uniti: il rilancio ha portato ad un costante aumento delle vendite, per un totale di 8398 modelli venduti nel 2017, con un incremento del 4,80% rispetto al 2016.

Numeri e controversie

111 miliardi di ricavi netti nel 2017, due aziende salvate dal fallimento per un'unione su scala globale di portata clamorosa, una rinascita che ha dato vita ad una delle realtà più forti del mondo auto. In 14 anni Marchionne ha creato qualcosa di grandioso, inimmaginabile alla vigilia. I guadagni sono concentrati negli Stati Uniti e, seppur il gruppo goda di comprovata salute, è innegabile quanto il ramo italiano dell'azienda sia ancora oggi quello che più di tutti fatica a esprimere il suo potenziale. FCA Italy, seppur con una ripresa netta, nel 2017 ha fatto registrare perdite per 672 milioni: i ricavi, in costante crescita, non riescono comunque a sostenere gli altissimi costi dei rami dell'azienda ubicati nel nostro Paese e nel vecchio continente.
Secondo gli analisti Lancia e Fiat continueranno a chiudere in perdita anche nel 2019, così come Alfa Romeo, mentre sul territorio continuano i problemi per gli operai negli storici stabilimenti di Mirafiori, Melfi e Pomigliano. Una situazione ben diversa da quella di FCA nel resto del mondo: Jeep e Ram continuano a macinare successi negli Stati Uniti, vere punte di diamante dell'azienda capaci, da sole, di assorbire tutte le perdite europee.

Un manager a tutto tondo

Marchionne rappresenta, probabilmente, uno dei primi esempi di manager italiani a tutto tondo, ben lontano dalle logiche che da sempre hanno governato l'industria italiana e ben più vicino ad una visione globale dell'economia. A parlare per lui sono il suo modo schietto e senza peli sulla lingua di esprimersi, il suo look con maglione scuro che ha fatto scuola e il suo modo di fare che sin dall'inizio non ha guardato in faccia a nessuno. Da qui le antipatie che ha sempre catalizzato su di se, le accuse che ha ricevuto e le colpe - molte delle quali non sue - con cui ha dovuto fare i conti ma di cui non si è mai curato. Si era posto l'obiettivo di salvare la Fiat e lo ha fatto. Voleva acquistare Chrysler e ci è riuscito. A parlare per lui sono i risultati ottenuti, la grandezza raggiunta di un gruppo che non è più la forte azienda italiana che era prima, ma qualcosa di diverso, molto più grande e potente e che, per questo, non accoglie i favori di tantissime persone. Eppure, che lo si voglia o no, l'opera di Marchionne sarà ricordata a lungo nel mondo industriale; i suoi metodi, seppur discussi, hanno raggiunto gli obiettivi.
L'azienda che ha diretto per 14 anni potrà pure non avere più quell'anima tutta italiana che la caratterizzava in passato, ma se oggi può vantarsi di essere una delle più forti al mondo è quasi tutto merito suo. L'economia è vista come un mondo spietato, dove non esistono eroi ma solo affaristi cattivi e senza scrupoli, pronti a tutto pur di raggiungere i loro obiettivi, e Marchionne i suoi risultati li ha raggiunti tutti, in un modo che in Italia non si era mai visto prima.