SETI: alla scoperta della vita

Il programma SETI studia da più quarant'anni le onde radio spaziali, con la speranza di trovare qualche segno di vita extraterrestre, approfittando delle possibilità date dal calcolo distribuito.

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Dal cinema, alla letteratura, passando per i videogiochi, l'uomo è sempre stato affascinato dal mistero di possibili altre civiltà presenti nell'Universo, buone o cattive che siano, o dalla possibilità di scovare un segnale, un indizio che dimostri che non siamo soli in questo luogo buio e infinito. A partire dalla seconda metà del ‘900 l'esplorazione umana dei dintorni terrestri, alias il Sistema Solare, ha subìto una forte accelerazione, con sonde e rover spediti in ogni dove (l'ultimo caso di una certa rilevanza, anche mediatica, è la sonda New Horizons della NASA, che ci ha fornito splendide immagini del pianeta nano Plutone e dati da studiare per decenni) per puri scopi scientifici. Tuttavia la visione di questi mondi a noi "vicini", ma lontani per aspetto e geologia, non ha fatto altro che alimentare ulteriormente la speranza di trovare vite aliene sconosciute. Se, limitatamente al Sistema Solare, è ormai certo che non ci sono forme di vita intelligenti, le probabilità di trovarle su pianeti appartenenti ad altri sistemi e ad altre galassie sembrano più alte.
Una delle nuove frontiere della scienza astronomica è quella della rilevazione di pianeti extrasolari simili alla Terra e solo negli ultimi anni, grazie all'avanzamento delle tecniche di ricerca e degli strumenti scientifici, uno fra tutti il telescopio spaziale Kepler della NASA, le scoperte sono state talmente numerose da far riscrivere completamente numerose teorie inerenti questo campo.
Per trovare altre forme di vita intelligenti però, pur avendo a che fare con distanze enormi e, spesso, inimmaginabili e quantificabili in anni luce, l'unica cosa da fare sembra essere captare eventuali segnali radio inviati da tali civiltà. Questo è ciò che fanno gli scienziati del SETI, Search for Extra-Terrestrial Intelligence, sondando l'Universo con i vari radiotelescopi dislocati sulla Terra. Il SETI ha sempre tentato di intercettare segnali radio emessi da forme di vita intelligenti, veri e propri messaggi, forme di comunicazione, non suoni casuali. Tutto nasce da un presupposto: noi esseri umani da oltre un secolo, da quando abbiamo raggiunto un discreto livello tecnologico, diffondiamo onde radio nello spazio. Ergo, altre civiltà evolute almeno quanto noi dovrebbero fare lo stesso. Gli studiosi sono perciò da anni alla ricerca di quest'onda radio "anomala", non generata da sorgenti naturali come le pulsar, ma di natura intelligente e artificiale. Una mole di lavoro grandiosa, visto che i radiotelescopi captano segnali provenienti da sistemi stellari dislocati dovunque. Ma come fare per analizzare e decodificare tutte queste onde radio?

Seti@home

Fino agli anni '90 i progetti targati SETI hanno utilizzato dei supercomputer dedicati, ubicati presso il telescopio di Arecibo, per eseguire la maggior parte dell'analisi dei dati. Nel 1995, David Gedye, in collaborazione con altri studiosi dell'Università di Berkeley, propose di fare lo stesso lavoro utilizzando un supercomputer virtuale composto da un elevato numero di computer connessi ad internet, e diede vita al progetto SETI@home, per mettere in pratica questa idea. L'unione fa la forza e gli scienziati hanno pensato bene di coinvolgere l'intera comunità umana online, con un esperimento rivoluzionario dal punto di vista scientifico poiché sfrutta la potenza di calcolo di centinaia di migliaia di computer connessi ad internet in tutto il Mondo. Tutti possono prendere parte alla ricerca della vita aliena e scoprire il tanto atteso segnale radio proveniente da chissà quale angolo dell'Universo. Seti@home non è invasivo, visto che funziona come un normale screensaver, ed elabora i segnali percepiti dai radiotelescopi mentre l'utente non è al lavoro con il proprio computer. I dati vengono inviati suddivisi in piccole parti e vengono analizzati separatamente e parallelamente.
SETI@home è stato originariamente lanciato nel maggio del 1999 e fino al 2005 funzionava sulla piattaforma esclusiva Seti@home Classic. Successivamente è stato incorporato nella piattaforma BOINC (Berkeley Open Infrastructure for Network Computing), che permette di partecipare anche ad altri progetti di calcolo distribuito. Basta scaricare il client apposito (gratuito), selezionare il progetto tra i tanti disponibili (Seti@home è quello di maggior successo tra quelli che rientrano nella classe dell'elaborazione distribuita) e il gioco è fatto; il computer inizierà a scaricare i pacchetti assegnati e ad elaborarli nella speranza di trovare un codice artificiale tra i segnali ricevuti. In questo modo ciò che sembrava essere un lavoro impossibile da fare con dei supercomputer appositamente creati, diventa fattibile grazie alla grande comunità di volontari. Con il passare del tempo e con il progredire della strumentazione tecnologica a disposizione dei volontari, Seti@home si è evoluto, sia dal punto di vista dei segnali da analizzare, sempre più complessi e di maggior importanza scientifica, sia dal punto di vista dell'ottimizzazione del software, permettendo a determinate CPU di procedere più velocemente nell'analisi e decodifica dei dati.

Nel 2008, alla ricerca classica di Seti@home basata su segnali a banda stretta, è stato affiancato il progetto Astropulse, alla ricerca dei cosiddetti impulsi brevi (pari ad un milionesimo di secondo), singoli o in serie. Poiché nessuno sa su che frequenza e in che modo gli alieni eventualmente comunicano verso l'esterno, più tipologie di segnali radio si analizzano, più probabilità si hanno di scoprire qualcosa di rilevante. Tuttavia Astropulse viene utilizzato anche per scovare sorgenti di segnali naturali, da quelle note, come pulsar ad alte velocità di rotazione o esplosioni primordiali di buchi neri, a fenomeni astrofisici completamente ignorati dall'uomo.
Sulla base di questo sistema di ricerca di segnali extraterrestri sono nate delle vere e proprie comunità online, molto competitive tra loro (BOINC.Italy ad esempio). Gli utenti Seti@home continuano ancora oggi a gareggiare l'un l'altro in termini di unità di lavoro completate. Un sistema di crediti riconosciuti per ogni unità di lavoro infatti, permette di stilare delle vere e proprie classifiche nazionali ed internazionali e non mancano coloro che tentano di ingannare il software facendosi riconoscere crediti per lavoro non svolto. Molto curioso il fenomeno delle "SETI farms", composte da un gran numero di micro computer in collegamento tra loro, micro unioni all'interno della macro-famiglia del SETI@home.

Le scoperte

Il progetto SETI@home è molto affascinante ed è in grado di alimentare concretamente le speranze di chi crede che l'esistenza di forme di vita aliena intelligente nell'Universo non sia limitata solo al genere umano. Tuttavia, affinché un programma del genere possa andare avanti ha bisogno di finanziamenti, come tutti i progetti scientifici. Se in un primo momento, complice l'originalità della proposta e l'assenza di progetti alternativi, gli scienziati di Berkeley non avevano di queste preoccupazioni, con il passare degli anni si è dovuto passare a strategie di finanziamento "alternative" rispetto a quelle statali, in primis donazioni private (e non sempre sono bastate). Tutto ciò perché, parliamoci chiaro, di risultati concreti se ne sono avuti davvero pochi, l'entusiasmo iniziale ha lasciato il posto allo scoraggiamento, anche perché trovare un segnale significativo dal punto di vista scientifico è come trovare un ago in un pagliaio. Potrebbe capitare in ogni momento, ma anche non capitare mai.
Fino ad oggi nessun segnale di origine aliena certa è stato captato. Tuttavia grazie al SETI sono stati identificati molti "candidati", ossia zone del cielo astronomico dove l'origine di una certa intensità del "rumore" (segnali di fenomeni naturali o di strumentazione umana come radio, TV, satelliti, sonde ecc.) non è facilmente spiegabile con le solite motivazioni. Ci sono poi stati alcuni casi emersi nel corso degli anni che hanno fatto gridare alla scoperta aliena, che si sono rivelati poi inconcludenti. Il 1° settembre 2004 è stato annunciato dagli scienziati un segnale "significativo", classificato col nome di "Sorgente radio SHGb02+14a". Osservata per ben tre volte, la radiosorgente in questione ha avuto origine tra le costellazioni dei Pesci e dell'Ariete, dove la prima stella osservabile è posta ad una distanza pari a 1000 anni luce. In base agli studi effettuati, il segnale deriverebbe da un pianeta che orbita intorno alla propria stella ad una velocità circa 40 volte superiore a quella della Terra intorno al Sole. Lo stesso gruppo di studiosi che lavora ai dati del SETI@home ha preferito non creare allarmismi, sostenendo che si potrebbe benissimo trattare di "un artefatto di natura casuale, di rumore cosmico o di un problema tecnologico della strumentazione in uso". Fatto sta che ancora oggi a SHGb02+14a non è stata data una origine certa. Nel 2012, alcuni ricercatori dell'Università di Berkeley hanno comunicato di aver scovato ben 12 segnali "intriganti", diversi da quelli prodotti da eventuali fenomeni astrofisici conosciuti. Tuttavia gli stessi scienziati che hanno fatto l'annuncio hanno sostenuto che sono necessari altri dati per confermarne la natura aliena, soprattutto perchè si tratta di segnali che viaggiano su frequenze simili a quelle utilizzate dalle tecnologie umane.
Negli ultimi anni però, c'è maggiore fiducia nel progetto SETI e nella forza di SETI@home. Con il lancio in orbita del satellite cacciatore di esopianeti della NASA, Kepler, le antenne del SETI sono state indirizzate in modo più preciso, a colpo sicuro, su quei pianeti che si trovano nella zona abitabile di un sistema dotato di almeno una stella. Qualora gli alieni utilizzassero i nostri stessi metodi di comunicazione radio, secondo molti scienziati con questa nuova strategia nel giro di una sola generazione l'uomo sarebbe finalmente in grado di scovare altre forme di vita intelligenti nell'Universo, e chissà che proprio un utente qualsiasi, con il suo PC da poche centinaia di euro, riesca nell'impresa.
Nonostante le sole delusioni fin qui collezionate, il SETI rappresenta il sogno di ogni essere umano che prova ancora un'emozione quando guarda aldilà dell'orticello terrestre, un sogno la cui strada è da sempre stata lastricata di grandi aspettative, dalla mancanza di finanziamenti e da una sfida tecnologica fattibile, ma anche troppo costosa. Una sfida in tutto e per tutto "cosmica", con i suoi 100 miliardi di stelle nella sola nostra galassia (e chissà quanti pianeti da cui i segnali potrebbero arrivare) e 9 miliardi di canali radio a onda-corta per mezzo dei quali gli alieni, se dovessero esistere, potrebbero raggiungerci.