Shortage di componenti: come sarà il 2022 per PS5 e schede video?

Con le catene di produzione sotto scacco da un anno, sono ancora in molti ad attendere il momento per una console o una GPU.

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Mentre i colossi del settore automotive cominciano a prospettare un grave contraccolpo nel breve e medio periodo, il mercato dell'elettronica di consumo vive il suo particolare paradosso ormai da un anno, con risultati finanziari da record per i produttori e tantissimi utenti ancora a bocca asciutta. Particolarmente significativa la situazione di Sony, AMD e NVIDIA, che hanno vissuto un'annata storica in termini spedizioni e vendite, ma i cui prodotti sono finiti al centro del vortice dello scalping. C'è chi accusa gli speculatori, chi ancora se la prende con i miner, ma vediamo una fine in fondo al tunnel oppure il percorso è ancora in salita?

Un fattore da non sottovalutare

Per scovare alcune delle motivazioni dietro a tutto ciò, sicuramente dobbiamo risalire alla radice della linea di produzione.

Abbiamo già parlato della catena di approvvigionamento, dei problemi logistici, delle materie prime e del grosso affanno dei chipmaker. Il problema coi produttori di chip però è anche di natura strategica. Il motivo? Perchè salvo qualche raro caso, il produttore è uno solo.
TSMC. Quattro lettere che stanno per Taiwan Semiconductor Manufacturing Company, il più grande produttore indipendente di semiconduttori al mondo, con alcuni dei nodi più avanzati e che vanta fra i suoi clienti anche AMD, Apple e Qualcomm. Questi nomi dovrebbero aver già fatto suonare il campanello d'allarme. Basti pensare che AMD, oltre a processori e schede video per il mercato consumer, desktop e mobile, produce anche le APU di PlayStation 5 e Xbox Series X. La parola d'ordine, per queste aziende, è esternalizzazione. Significa che loro progettano un chip, ma poi a produrlo sarà qualcun altro.

Come se non bastasse, quasi tutti gli smartphone e tablet in commercio nascondono sotto la scocca degli ottimi chip prodotti da Qualcomm. E se non vogliamo Android? Apple, ovviamente!

Peccato che anche Apple fa parte della nutrita schiera di partner storici di TSMC e tra l'altro fra i più affezionati. Insomma, non temiamo di affermare che il mondo tech si poggia letteralmente sulle spalle del produttore taiwanese.
Esistono ovviamente delle eccezioni. Samsung, per esempio, ha i suoi stabilimenti, anche se non disdegna l'utilizzo di processori Qualcomm di tanto in tanto. Tra i recenti partner di Samsung troviamo NVIDIA che per la sua architettura Ampere su nodo 8N ha scelto proprio il produttore sudcoreano, dopo anni e anni passati fianco a fianco del blasone di Taiwan. Un evento casuale, una scelta che ha fatto storcere il naso a molti puristi e affezionati, rivelatasi poi vincente dal punto di vista logistico dal momento che, se anche NVIDIA si fosse affidata a TSMC, oggi probabilmente staremmo raccontando tutta un'altra situazione.

Se l'esternalizzazione è stata determinante in questo pazzo anno di pandemia, ci sono alcuni player che con la produzione in proprio sono riusciti ad avere una presenza e disponibilità costante sul mercato.

Stiamo parlando, per esempio, di Intel, che con i suoi stabilimenti e gli investimenti multimilionari per il loro potenzialmento è riuscita a garantire un'offerta molto vicina alla domanda. Complice l'ascesa imperturbabile di AMD nel segmento dei processori da gaming, probabilmente, i processori Comet Lake e Rocket Lake sono stati un'ancora di salvezza per molti. Anche Intel però ha annunciato che per i suoi prossimi progetti proverà a esternalizzare parte della produzione. Un esempio su tutti saranno le misteriose schede video Intel ARC Alchemist, che useranno il nodo TSMC a 6 nanometri e saranno accelerate dall'intelligenza artificiale, un po' come succede con NVIDIA e le sue tecnologie proprietarie tra cui il DLSS.

A che punto siamo

In questa situazione non è facile fare previsioni, perciò cerchiamo di attenerci quanto più possibile alle dichiarazioni delle fonti più autorevoli del nostro settore preferito.

Il primo a parlare quest'anno è stato il CEO di Intel, Pat Gelsinger: secondo Intel lo shortage finirà nel 2023 e nel frattempo si prevede che il mercato riuscirà a soddisfare solo parzialmente la domanda. Tante le sfide, anche per Intel, nel corso di un anno più duro del previsto per tutta l'industria, in cui il modello del produttore statunitense ha sicuramente pagato ma non l'ha mantenuto totalmente al di fuori del problema. Il problema dell'efficienza logistica, infatti, è rimasto tale su scala globale e ha raggiunto anche per Intel, sebbene fosse tra i brand più disponibili sul mercato. In questo periodo, tra l'altro, si sta lavorando per scegliere dove costruire il nuovo polo produttivo italiano di Intel e tra le opzioni ci sarebbero tre aree nel pugliese, con Bari, Lecce e Brindisi in prima linea, ma non possiamo ancora escludere l'ipotesi Mirafiori.

In un'intervista alla CNBC di fine settembre, anche la CEO di AMD, Lisa Su, ha illustrato la situazione dal punto di vista del team red. La crisi, infatti, ha colpito duramente anche su questo versante, sebbene l'industria abbia più volte affrontato delle discrepanze tra domanda e offerta.
Per motivi indiretti legati alla pandemia, come la necessità di nuovi dispositivi per l'home entertainment, di strumenti per lo smart working o ancora, per la dad, nell'ultimo anno la domanda ha raggiunto livelli inimmaginabili. A ogni modo, le dichiarazioni di Lisa Su sullo shortage lasciano intendere che la crisi diventerà meno grave già nel 2022. Nessuna ipotesi, invece, sulla possibile fine.

Abbiamo avuto modo di ascoltare, ultimamente, anche le parole di Jensen Huang, il CEO di NVIDIA, che ha confermato quanto detto dalla collega di AMD. Infatti, anche secondo NVIDIA la crisi continuerà nel 2022, con una domanda che ha lasciato a bocca aperta anche la stessa azienda, sebbene sia stata tra le più efficienti nella distribuzione dei propri prodotti. L'introduzione delle schede video con limitatore dell'hashrate, a questo proposito, sembrerebbe aver sortito l'effetto sperato, rendendo le GPU NVIDIA di nuova produzione meno appetibili per i miner.

Piani per il futuro

Gli investimenti di Intel hanno fatto un'incredibile eco nell'industria, ma certamente non si tratta di un caso isolato. Il colossale contributo alla causa di TSMC, infatti, è quantificabile in un investimento di 100 miliardi di dollari nella costruzione di nuovi stabilimenti a Taiwan, negli Stati Uniti e anche nel Vecchio Continente. Allo stesso modo, anche Samsung ha avviato una serie di investimenti multimiliardari per mitigare il gap tra domanda e offerta con nuovi impianti e adeguamenti che rendano gli attuali stabilimenti più moderni ed efficienti.

Anche gli organismi politici e amministrativi nazionali e sovranazionali sono stati investiti dalla questione. Particolarmente attiva l'Unione Europea nella promozione della produzione interna e un target fissato al 20% della produzione globale entro il 2030.

Diversa la situazione oltreoceano, dove un collettivo di colossi del tech capitanato tra gli altri da Apple, Amazon e Google, ha dato vita alla Coalizione per i Semiconduttori (SIAC), allo scopo di ottenere fondi e agevolazioni dal Governo statunitense come seguito al Chips for America Act, una legge che prevede un piano di investimenti di oltre 50 miliardi di dollari per l'industria. Sia l'Europa che l'America hanno come obiettivo finale quello di aumentare la gittata interna in modo da potersi slegare, seppur parzialmente, dalla produzione asiatica, dalla quale l'intera industria dipende in maniera asfissiante.

Complice una serie di fattori, tra cui il ban cinese al mining e il graduale ritorno alla normalità dallo stato d'emergenza sanitaria, siamo riusciti ad apprezzare delle oscillazioni più o meno favorevoli negli ultimi mesi, in cui alcuni degli oggetti più introvabili dell'anno sono tornati finalmente a disposizione, talvolta anche a prezzi di listino o quasi. Parliamo ovviamente delle schede video. L'enorme immissione sul mercato di prodotti usati nel mining, sebbene circoscritta alla sola Cina, ha permesso di ridurre drasticamente la domanda abbassando lo street price delle GPU anche del 20% rispetto alla media. Allo stesso modo, la scalabilità delle architetture più moderne ha consentito ad alcuni produttori di chip di concentrarsi su prodotti più mainstream, dalle prestazioni più contenute ma che allo stesso tempo consentono la produzione di tirature superiori con le stesse materie prime.

Attualmente navighiamo a vista, non esiste alcuna certezza sulla fine di questa situazione. Quel che appare ormai certo è che non tutti troveranno una console sotto l'albero, la notte di Natale.