Smartphone a 60Hz, 90Hz o 120Hz? Viaggio nel magico mondo degli hertz

Cosa sono gli hertz di cui tanto si parla ora in campo smartphone? C'è davvero differenza fra un dispositivo a 60Hz oppure a 120Hz? Scopriamolo.

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Dal 2007, anno di presentazione del primo iPhone per mano di Steve Jobs, a oggi ne abbiamo viste di tutti i colori in campo smartphone. Il mercato si è saturato all'inverosimile, sono arrivate aziende e prodotti tanto simili quando differenti fra loro, con i produttori che si sono sfidati apertamente su più fronti.
All'inizio si è giocato a rialzare le dimensioni dello schermo, poi quelle delle batterie, in un batter di ciglia c'è stata la corsa per diminuire le cornici attorno al display, sono arrivati i sensori biometrici per le impronte, i sistemi di sblocco con il volto e la retina, finché ogni società non ha puntato tutte le sue carte su fotocamere, zoom e grandangoli.
Come ben sappiamo oggi la partita si è addirittura spostata sugli smartphone pieghevoli come il Mate XS di Huawei, un "ritorno al passato" che intriga non poco pubblico, in questa carrellata però abbiamo lasciato indietro un elemento: la frequenza di aggiornamento dello schermo.

Immagini al secondo

Fino a qualche tempo fa nello sponsorizzare un nuovo smartphone quasi nessun produttore parlava di hertz (Hz), oggi invece questa parola ha aperto un nuovo campo di battaglia, soprattutto in ambito Android. A dir la verità, anche se ancora oggi non ha ritoccato i suoi telefoni, è stata Apple a lanciare uno dei primi sassi nel mare, portando sul mercato l'iPad Pro con tecnologia Pro Motion, un nome che nasconde una frequenza d'aggiornamento dello schermo a 120Hz variabile. Una rivoluzione in piena regola che chiunque abbia preso in mano un iPad Pro di recente fattura ha compreso immediatamente, dopo pochi secondi di utilizzo.
Ora la "moda" di alzare il refresh rate dei display ha investito anche i produttori di smartphone, con il mercato che ormai offre diversi dispositivi da 90Hz o 120Hz, ma cosa significano esattamente questi numeri? Quali sono le differenze rispetto a un tradizionale display a 60Hz?

Traducendo tutto in modo lineare, gli hertz della frequenza di aggiornamento indicano il "numero di volte in un secondo in cui viene ridisegnata l'immagine su un display". 60Hz significa che sullo schermo l'immagine viene aggiornata 60 volte al secondo, 120Hz 120 volte al secondo e così via.
Questo ci porta a una riproduzione più fluida delle immagini, ad animazioni più omogenee e dinamiche, riduce il lag utilizzando un dispositivo di input - pensiamo a una Apple Pencil ad esempio, che su iPad Pro con Pro Motion emula clamorosamente bene la scrittura su carta. Piccoli dettagli che migliorano in maniera sensibile l'esperienza di utilizzo, motivo per cui fra non molto l'intero mercato sarà allineato quantomeno sui 90Hz.

PAL e NTSC

Le persone più avvantaggiate a comprendere il meccanismo degli hertz sono di certo i gamer, gli appassionati di videogiochi. A tal proposito permetteteci di fare un breve e nostalgico salto nel passato, fino alla splendida epoca 16bit degli anni '90, quando il SEGA Mega Drive e il Super Nintendo se le davano di santa ragione. Proprio in quel periodo chi vi scrive ha imparato cosa significasse possedere la cartuccia di un gioco PAL, pensata per i sistemi europei, anziché una NTSC delle console americane e giapponesi (lo stesso accadeva su NES e SEGA Master System anche se la cosa creava meno scandalo...). Semplice, nel primo caso avevamo un gioco più lento, meno dinamico e di conseguenza un tantino meno divertente, il PAL prevedeva infatti i 50Hz mentre l'NTSC i 60Hz (esistono anche delle eccezioni con cartucce PAL a 60Hz, inoltre bisogna calcolare le differenti risoluzioni e i colori che talvolta erano maggiori nelle cartucce europee, tuttavia la velocità delle NTSC era insindacabile nella maggior parte dei casi).

Banalizzando il tutto, significava che i titoli PAL mostravano 50 immagini al secondo, gli NTSC 60; una differenza che può sembrare ridicola ma che all'atto pratico cambiava l'esperienza di gioco (se vi piace smanettare con gli emulatori, prendete oggi una stessa ROM ma proveniente da un'area geografica differente e provate...).
Una cartuccia a 60Hz era più fluida e giocabile di quelle a 50Hz anche se con sole 10 immagini in più al secondo, una vera goduria per gli occhi e lo spirito, motivo per cui si finiva - come autentici macellai elettronici - a modificare artigianalmente le console europee e a ordinare cartucce USA/JAP da improbabili rivenditori postali, anche a costo di perdere qualcosina in termini di risoluzione verticale, inferiore con lo standard NTSC.

Oggi le cose sono sicuramente diverse, i titoli PS4 e Xbox One non hanno più il Region Lock, gli hertz però continuano a dominare sottobanco la scena. La diatriba fra giochi a 30 o 60 fps del resto è viva più che mai (sempre di aggiornamento e fluidità si tratta, anche se in questo caso i frame sono le immagini che scorrono a schermo), inoltre da qualche anno grazie agli Esports e ai videogiochi competitivi si è arrivati a parlare di 120Hz, 144hz e oltre, con opere, schermi e schede grafiche in grado di supportare queste modalità ad altissima velocità per permettere fluidità e precisione massime ai Pro Gamer, che magari su un determinato videogioco hanno costruito un'intera carriera.

Gli hertz nel quotidiano

Anche gli smartphone hanno dunque iniziato a discutere febbrilmente di hertz e frequenze di aggiornamento, con aziende come OnePlus, Samsung e Asus (solo per ricordarne alcune, ce ne sono molte altre) che hanno portato i 90Hz e i 120Hz sui loro display. Prendiamo ad esempio l'intera gamma S20, con schermi Dynamic AMOLED Infinity-O fino a 120Hz ("fino" perché Samsung permette di scegliere la frequenza e fra poco capiremo perché), oppure i recenti OnePlus 7 Pro, 7T Pro e gli 8, con display a 90Hz. Questa tecnologia "da 90 aggiornamenti al secondo" e più è arrivata anche su alcuni dispositivi Realme, Nubia, Xiaomi, Razer e Google, si appresta insomma a diventare un nuovo standard del mercato smartphone di fascia medio-alta come detto sopra, anche se all'appello manca proprio Apple, solitamente la prima a lanciare novità tecniche di questo tipo (pensiamo ai display con gamma dinamica P3 ad esempio) ma che per ora ha preferito confinare la fluidità estrema solo al mondo tablet.

La mela morsicata ci spinge a parlare anche dell'unico compromesso a cui uno schermo da 90Hz/120Hz deve piegarsi: il consumo energetico. Probabilmente è proprio per questo motivo che la società di Cupertino non ha ancora "velocizzato" i suoi telefoni, poiché si avrebbe un'autonomia minore a parità di batteria.
Per questo motivo una società come Samsung (ma non solo lei ovviamente) permette nelle opzioni di modificare gli hertz dello schermo, così che l'utente possa scegliere se avere prestazioni bilanciate e più ore di utilizzo oppure fluidità estrema e qualche telefonata in meno.

La scelta di Apple ha avuto fino a oggi un senso ben preciso dunque, anche perché Tim Cook e soci hanno dimostrato di saper giocare con gli hertz meglio di chiunque altro - e non solo con iPad Pro. Pensiamo infatti al nuovo Apple Watch Serie 5, con il quale Cupertino ha risalito la corrente mentre tutti gli altri scendevano giù per il fiume.
Anziché aumentare gli hertz dello smartwatch, Apple li ha diminuiti: in modalità di "riposo", il display dell'orologio scende da 60Hz a 1Hz, aggiornandosi una sola volta al secondo e potendo così rimanere acceso sempre, consumando una quantità di energia irrisoria - tanto che molti vorrebbero questa modalità anche su iPhone per godere finalmente di un Always On Display, ma questa è un'altra storia.
Con gli hertz dunque ci possiamo divertire a "gestire il tempo", rallentandolo o accelerandolo a seconda di ciò che vogliamo fare, non resta che vedere fin dove si spingerà il mercato.