Pepsi, Energizer e Casio: 3 brand improbabili nel mondo Android

Il mercato degli smartphone Android è pieno zeppo di progetti che vale la pena ricordare: questa volta ci concentriamo su modelli improbabili.

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Il mercato degli smartphone Android ha sempre fatto gola a molte aziende, vista l'ampia diffusione di questa tipologia di dispositivi. Questo ha portato alla creazione di modelli atipici, in grado di attirare l'attenzione degli appassionati per un breve periodo di tempo, ma spesso non esattamente per i giusti motivi. Nel corso degli ultimi anni abbiamo assistito a progetti di ogni tipo: abbiamo selezionato tre smartphone che sono rimasti bene impressi nella mente degli utenti che sono soliti informarsi su tutto ciò che gravita attorno a questo mondo. Si tratta di dispositivi che non hanno fatto "rumore" per via delle loro performance, bensì per i brand coinvolti.

Pepsi P1S

Era il novembre del 2015 e giusto da qualche settimana era avvenuto il lancio in Italia di Apple iPhone 6s e iPhone 6s Plus, approdati nel nostro Paese il 9 ottobre 2015. Gli appassionati del mondo smartphone ricordano bene quel periodo, dato che in quell'anno anche il panorama Android era particolarmente florido. Giusto per intenderci, nel 2015 uscirono dispositivi del calibro di Samsung Galaxy S6, Google Nexus 6P e OnePlus 2, tutti modelli ricordati in modo un po' "nostalgico" a 5 anni di distanza. Arrivarono in questo contesto i primi rumor che descrivevano una Pepsi (sì, si tratta dell'iconico brand dietro la Pepsi-Cola) intenta a realizzare uno smartphone Android. Più avanti si scoprì che il dispositivo esisteva davvero e che stava arrivando in Cina a un prezzo equivalente a circa 100 dollari. Lo schermo era un pannello da 5,5 pollici con risoluzione Full HD (1920 x 1080 pixel), mentre sotto la scocca c'era un processore octa-core MediaTek MT6592. Il sistema operativo? Android 5.1 Lollipop con personalizzazione dido OS 6.1.

Non mancavano 2GB di RAM, 16GB di memoria interna (espandibile tramite microSD), un sensore di impronte digitali posto sul retro, una batteria da 3000 mAh, una fotocamera frontale da 5MP e una fotocamera posteriore da 13MP. Insomma, le specifiche tecniche non erano nemmeno poi così male per uno smartphone low cost del 2015. La scheda tecnica e il fatto che fosse prodotto da un brand che solitamente si occupa di altro attirarono l'attenzione anche di alcuni appassionati occidentali, che si fecero importare il dispositivo per testarne la bontà. Lo smartphone non deluse le aspettative dal punto di vista della qualità costruttiva e anche il display non era poi così male.
Il problema? La fotocamera e l'autonomia erano deludenti e, soprattutto, erano preinstallate delle applicazioni particolarmente "fastidiose". Dido OS, la succitata personalizzazione software, disponeva sia di un launcher personalizzato Pepsi (non esattamente dei migliori) che di pubblicità abbastanza insistenti. Come potete immaginare, non mancavano bug e traduzioni acerbe, che mettevano in risalto tutte le criticità del progetto. Nonostante questo, Pepsi P1S, che per ora non ha visto successori, è rimasto nei cuori degli appassionati, che lo ricordano come "lo smartphone dell'azienda che realizza bevande".

Energizer Power Max P18K Pop

Energizer, brand conosciuto principalmente per le sue batterie, ha deciso, ormai da un po' di tempo, di puntare su una linea di smartphone, come potete vedere sul suo sito ufficiale. Questa scelta è sempre stata vista con un po' di scetticismo dagli appassionati "duri e puri", dato che uno smartphone è un dispositivo complesso e necessita di parecchia esperienza per essere realizzato come si deve. Il passare degli anni ha portato Energizer a realizzare prodotti discreti come Power Max P600S, ma fino a oggi, com'era prevedibile, non c'è mai stato realmente quel "salto di qualità" che serve per competere con gli smartphone più blasonati. Un esempio concreto di quali pericoli possono comportare queste "avventure" in nuovi mercati di aziende che solitamente puntano ad altro è arrivato nel 2019 con Power Max P18K Pop. Nel caso ve lo stiate chiedendo, sì: "18K" sta per 18.000 mAh di batteria. Insomma, uno smartphone pensato per chi ama l'autonomia, in linea con quanto proposto solitamente dal brand Energizer. C'era solamente un "piccolo" problema: lo spessore.

Per inserire una batteria così capiente all'interno del dispositivo, Energizer aveva realizzato uno smartphone dallo spessore particolarmente elevato, nonché con un peso di circa 300 grammi. Lo spessore era pari a circa tre comuni smartphone. Il dispositivo, mostrato ad alcuni addetti ai lavori nel periodo dell'edizione 2019 del Mobile World Congress di Barcellona, attirò, per ovvi motivi, l'attenzione degli appassionati. Per comprendere se il pubblico fosse realmente interessato all'acquisto del dispositivo, Energizer lanciò una campagna su Indiegogo, che raccolse 9312 euro a fronte del milione richiesto per terminare il progetto. Insomma, il progetto fu un flop e lo smartphone non arrivò mai sugli scaffali. Nonostante questo, Energizer Power Max P18K Pop rimarrà per sempre nel cuore degli appassionati, perlomeno grazie ai meme che ne conseguirono.

Casio G'zOne Commando

Se i primi due progetti rientrano negli ultimi cinque anni, per Casio G'zOne Commando bisogna tornare un po' indietro nel tempo, più precisamente al 2011, ovvero nove anni fa. All'epoca Casio, azienda conosciuta perlopiù per i suoi orologi, decise di sperimentare nel mercato smartphone, lanciando alcuni dispositivi Android. Erano altri tempi: il dispositivo si basava su Android 2.2 Froyo e il sistema del robottino verde non aveva ancora la diffusione odierna. Si trattava, insomma, di un periodo "sperimentale", in cui si stavano mettendo le basi del mondo Android che conosciamo oggi. Non sorprende, dunque, che sia stato proprio quel periodo a "partorire" G'zOne Commando, un "rugged" nato con una versione del sistema operativo già datata e piena di bloatware. La fotocamera da 5MP viene descritta come "da cestinare" da chi l'ha provata e il resto del comparto hardware era mediocre già all'uscita. Lo smartphone attirò l'attenzione degli appassionati sia per via dello standard militare MIL-STD 810G che, soprattutto, a causa del suo look, definito nel migliore dei casi come "poco attraente". Non disponeva di alcuna certificazione IP.