Smartphone Pieghevoli: reale innovazione o evoluzione non necessaria?

La tanto discussa evoluzione futura degli smartphone fatica a prendere piede, tra svolte solo promesse e tanti problemi.

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Quali saranno le prossime frontiere degli smartphone? Quali i grandi cambiamenti che coinvolgeranno i telefoni del futuro? Da troppi anni, fatta esclusione per piccole migliorie e aggiornamenti di quello che già si ha, il settore sta vivendo una preoccupante fase di stallo. Eppure, ormai non tanto più sotto traccia, i più importanti colossi tech mondiali stanno investendo numerose risorse per quella che sarà la prossima "rivoluzione" del mondo dei dispositivi portatili, gli schermi pieghevoli.
Tra difficoltà tecnologiche e di usabilità, la corsa si sta facendo sempre più tesa e serrata, con la voglia da parte di tutti di dettare una nuova tendenza. Il momento della svolta sembra vicino: a che punto siamo? E soprattutto, questa tecnologia sarà davvero utile?

Storia di una tecnologia "impossibile"

Non è ancora una realtà consolidata, ma è ormai parecchi anni che se ne parla con insistenza, tra ricerche di vario genere e tentativi di lanciare prodotti realmente innovativi. Lo schermo pieghevole sembra essere l'ultima frontiera percorribile della galassia smartphone, diretta conseguenza di display sempre più grandi e sempre più senza bordi. Più o meno dal 2013 si fa un gran parlare dei progetti delle più importanti aziende tech, con il mitico Galaxy X di Samsung ormai diventato un vero e proprio mito, inseguito da anni, sempre prossimo al lancio ma mai arrivato ufficialmente nei negozi. Ennesimi rumors parlano di un prodotto in uscita nel 2019, con schermo da 7,3 pollici ripiegabile su se stesso, ma i dubbi a riguardo sono ancora numerosi, segno di una tecnologia a cui tutti tendono ma di cui è difficile comprendere la reale utilità.
Come potrà essere usato con efficacia un prodotto con schermo ripiegatile o flessibile? In che modo si adatterà agli usi di tutti i giorni? Come verrà gestito dal lato hardware e software? Il rischio di una tecnologia morta ancora prima di nascere è forte, ma le aziende sembrano essere pronte a prendersi il rischio, quale che sia il risultato finale.

Tante idee, poco più

Oltre a Samsung è piuttosto lunga la lista di multinazionali che, tra progetti più o meno concreti e prototipi, stanno provando a dire la loro. In casa Apple, ad esempio, sembrano già numerosi i brevetti registrati per rendere flessibili gli schermi degli iPhone futuri. Le tecnologie più gettonate sono le uniche che ad oggi paiono percorribili per il futuro, tra cerniere che uniscono più schermi e display in grado di flettersi insieme alle loro batterie. Quel che è certo è che ancora non ci sia davvero nulla di concreto, anche se sono in tanti a vedere nel 2020 la data più probabile per un'uscita di questo tipo. Huawei, per molti la realtà più avanti di tutti, sembra avere in mano uno smartphone/tablet capace di piegarsi verso l'interno. Microsoft starebbe invece sviluppando un tablet della famiglia Surface con due schermi legati da una cerniera. Ci sono poi Lenovo e il suo prototipo Folio, un tablet che si ripiega verso l'esterno e, infine, Axon M di ZTE, il primo smartphone pieghevole lanciato sul mercato, venduto a 900 euro e con due display uniti da una cerniera, un prodotto non realmente all'avanguardia, che ha fatto parlare di se ma che, in definitiva, non ha dato i risultati sperati, sia in termini di innovazione che di usabilità.

Tanti problemi

La sensazione, per tutti, è che l'idea lanciata da Axon sia ad oggi la sola percorribile e commercializzabile in tempi brevi: si tratta di dispositivi grandi come tablet, con due schermi e una cerniera nel mezzo, facilmente ripiegabili su loro stessi per diventare grandi come un normale smartphone. Dei prodotti due in uno, trasformabili e con display gestibili a piacimento: niente di troppo innovativo o avveniristico, ma solo un uso diverso di tecnologie già a disposizione. Avere schermi totalmente flessibili, capaci di essere ripiegati a piacimento a seconda delle esigenze, sembra ancora un traguardo lontano e irto di ostacoli.
In una recente intervista a TechRadar il product manager di Qualcomm ha candidamente ammesso che i produttori, allo stato attuale delle cose, non hanno ancora sviluppato un materiale realmente in grado di sopportare piegature ripetute senza avere conseguenze sul funzionamento del display. I transistor per alimentare i pixel, infatti, non sarebbero abbastanza flessibili e resistenti. Secondo la stessa azienda, però, tutti i principali produttori avrebbero in cantiere dei prodotti basati su queste tecnologie, pronti per essere migliorati e affinati nei prossimi anni.
I tempi non sembrano essere brevi come qualcuno continua a dire, ma già l'arrivo dell'Axon M di ZTE, seppur primitivo e semplice nella sua essenza, rappresenta un primo e fondamentale passo verso il futuro. La corsa agli armamenti è in pieno svolgimento e tutti stanno cercando di muoversi il più velocemente possibile per essere i primi a dettare la nuova tendenza, anticipando di fatto tutti gli altri.

Gara di muscoli

L'obiettivo, per tutti, è quello di conquistare il prima possibile un'importante fetta di un mercato futuro che potrebbe essere piuttosto fertile: gli analisti, se i primi prodotti dovessero arrivare, parlano di almeno 700 mila unità vendute in tutto il mondo già dal prossimo anno, che arriveranno addirittura a 30 milioni nel 2021 e a ben 50 milioni nel 2022. Cifre folli, forse ottimistiche, ma segno che in tanti credono a questa tendenza, anche gli stessi produttori, convinti di poter introdurre un nuovo standard tecnologico, senza però sapere ancora in che modo proporlo. Probabile che il primo grande produttore ad arrivare con uno smartphone valido e dal nome importante potrà imporre la sua idea sul mercato, costringendo tutti gli altri a seguire a ruota, un po' come accaduto negli ultimi anni con l'arrivo dei vari sensori di impronte digitali e del riconoscimento facciale, ultime reali novità del settore e, insieme agli schermi borderless.
Ogni giorno nuove notizie suggeriscono di un produttore più in vantaggio rispetto a un altro: un giorno si parla di Samsung, quello dopo di Huawei o ancora di LG o Motorola, tutte grandi aziende che hanno in tasca importanti progetti, che si stanno scontrando con oggettive difficoltà di sviluppo, ma che stanno facendo il possibile per vincere la sfida e presentare il prima possibile qualcosa di realmente valido.

Una scommessa

Le prime aziende che arriveranno sul mercato dovranno per forza di cose lanciare prodotti diversi dal solito, molto più costosi - si parla di almeno 1600 dollari per un possibile Galaxy X - con un'esperienza d'uso radicalmente rinnovata in ogni suo aspetto e probabili e non del tutto prevedibili problemi di usura. Per questo, almeno inizialmente, ci si rivolgerà ad una fetta molto piccola di pubblico, fatta di appassionati o di chi ha voglia di spendere e sperimentare. La speranza per tutti è che con il tempo sia l'utente stesso a rendere indispensabile questa tecnologia, imponendola su quella dello "schermo unico". Le aziende hanno individuato la loro futura gallina dalle uova d'oro e sembrano avere tutte le intenzioni per imporla, costi quel che costi.