Smartphone a scuola: un problema o una risorsa?

La decisione francese di bandire i cellulari dalle scuole ha riaperto le polemiche sull'abuso degli smartphone tra i più giovani.

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Continua la polemica sull'uso dei cellulari all'interno delle mura scolastiche. Mentre in Francia si stanno già predisponendo le misure che porteranno a un divieto totale dei telefonini durante le ore di lezione e gli intervalli, divampano le polemiche sull'uso che i più piccoli fanno di questi apparecchi, sul labile equilibrio che intercorre tra strumento didattico o comunicativo e fonte di distrazione totale e dannosa. Anche in Italia il dibattito è molto acceso e sono in tanti a interrogarsi sul reale ruolo di scuola e insegnanti, su una modernità delle modalità di lezione mai raggiunta e su alunni che ormai, anche di nascosto, si rifugiano dietro gli schermi dei loro smartphone.

Il divieto francese

Macron lo aveva promesso in campagna elettorale: vietare l'utilizzo degli smartphone all'interno delle scuole elementari e medie e per tutti i bambini fino ai 14 e 15 anni. Il provvedimento, tanto discusso già nei mesi scorsi, è stato confermato dal ministro dell'Istruzione francese Jean-Michel Blanquer e troverà applicazione definitiva già dal prossimo anno scolastico. Si tratta di un'ulteriore restrizione rispetto ai già ferrei regolamenti transalpini. Dal 2010 in tutte le scuole è vietato usare i cellulari durante le ore di lezione, mentre è possibile utilizzarli durante la ricreazione, nelle pause e durante il pranzo. Con le nuove regole il divieto sarà invece esteso a tutto il periodo di permanenza a scuola, pause comprese.
Il ministero sta studiando le modalità con cui attuare il divieto: concreta la possibilità che vengano creati degli appositi armadietti in cui riporre i cellulari e ritirarli solo alla fine della lezione, con gli insegnanti chiamati a vigilare sul reale rispetto delle regole.
Alcuni insegnanti e istituti utilizzano già da tempo un metodo simile durante determinate lezioni o compiti in classe, ma con il divieto esteso a 360 gradi le cose si faranno ben più complicate, a maggior ragione in un Paese come la Francia dove 8 studenti su 10 possiedono uno smartphone e dove i genitori ne regalano uno ai figli già intorno ai 9 anni di età.

Divampa la polemica

"Trovare con i dirigenti scolastici, gli insegnanti e i genitori un modo per proteggere i nostri studenti dalle distrazioni dei telefoni e degli schermi. Durante i nostri Consigli dei ministri, mettiamo via gli smartphone in un armadietto prima di cominciare. Mi sembra che sia una cosa praticabile per un gruppo di persone, quindi anche in una classe". Con queste parole il ministro Blanquer aveva sostenuto la sua linea dura sugli smartphone, innescando non poche polemiche tra insegnanti e genitori. Ora che il divieto diverrà legge sono in tanti a essere spaventati sul modo in cui il tutto diverrà realtà. Gli insegnanti non vogliono avere la responsabilità, fin troppo grande, di sorvegliare tutti gli alunni, mentre i genitori hanno paura che questo divieto non gli permetta di comunicare con i figli in casi di emergenza e durante la loro permanenza a scuola.
Il "compromesso" degli armadietti potrebbe essere utilizzato proprio per permettere agli studenti di utilizzare il telefono in casi di emergenza o per scopi didattici, ma le cose sono a oggi ancora poco chiare e fumose. Tanti altri, invece, sembrano essere favorevoli alla regola, consapevoli che i cellulari sono da tempo uno strumento ulteriore di distrazione per i ragazzi, sempre più impegnati a passare il loro tempo nascosti dietro lo schermo piuttosto che ad ascoltare la lezione.

E in Italia?

La diffusione degli smartphone tra i giovani è molto forte anche nel nostro Paese. Già dall'età di 11 anni sono numerosi i ragazzi ad avere un telefono tra le mani. Dal 2007 esiste un divieto, emanato dall'allora Ministro dell'Istruzione Fioroni, che impedisce l'utilizzo degli smartphone a scuola. Chi frequenta gli ambienti scolastici sa bene quanto questa circolare non sia molto rispettata e quanto i ragazzi spendano il loro tempo distratti dagli smartphone. Un fenomeno difficile da arginare che l'attuale Ministro Valeria Fedeli ha deciso in qualche modo di "cavalcare", inaugurando una linea inaspettatamente morbida e permissiva sull'uso degli smartphone a scuola.
Il Ministro ha infatti istituito un tavolo di lavoro che, entro la fine di gennaio, detterà delle linee guida per regolamentare l'utilizzo di questi apparecchi nelle scuole italiane e per fare in modo che si trasformino in dei veri e propri strumenti didattici. Una ricerca che si propone di creare una scuola al passo coi tempi e capace di utilizzare al meglio gli strumenti che i ragazzi stessi usano durante la loro vita di tutti i giorni.
Difficile capire dove porterà questa ricerca e quali indicazioni ne verranno tratte, ma la strada italiana, almeno per ora, pare diametralmente opposta rispetto alla linea oltranzista e ben poco permissiva dei cugini francesi.

Un dibattito sempre aperto

La scelta francese e il limbo italiano hanno riacceso le luci su un dibattito che va avanti ormai da anni. Cellulari per i giovani si o no? Si può impedire ai ragazzi di usare questi dispositivi? É giusto che li utilizzino anche a scuola? Domande di difficile risposta e tutte soggette a efficaci tesi sia in un senso che nell'altro. La tecnologia è naturalmente un bene per l'uomo e i nativi digitali non possono fare a meno di utilizzarla per sentirsi parte integrante della società. Allo stesso modo occorre un certo equilibrio per non trasformare questa importante risorsa in un'arma a doppio taglio capace di creare profonda dipendenza, soprattutto per le menti più pure e giovani.
I divieti all'interno delle scuole nascono da un problema di fondo piuttosto grave, con ragazzi che preferiscono utilizzare gli smartphone piuttosto che imparare o ascoltare gli insegnanti: i cellulari sono diventati strumento di distrazione prediletto e ulteriore fonte di problemi per una scuola che spesso non riesce a stimolare i ragazzi nel modo corretto. I cellulari, soprattutto in classe, diventano spesso strumenti di isolamento, che impediscono di condividere, di socializzare, di vivere nel modo giusto la vita scolastica.
Compito di scuola, genitori e professori è insegnare ai più piccoli un uso responsabile di questi importanti strumenti, per fare in modo che l'uso non diventi abuso e che anche durante le ore di lezione questi possano diventare una risorsa più che un impedimento. La scuola, allo stesso tempo, deve trovare un modo per essere stimolo vero per i suoi alunni, per uscire da logiche di apprendimento ormai antiquate e vetuste, per abbracciare un mondo di giovani in continuo cambiamento ed evoluzione, magari utilizzando la stessa tecnologia per trasformare le lezioni in qualcosa di nuovo e ancor più interessante.