Terraformare Marte o marteformare la Terra: qual è il destino dell'umanità?

Il quesito di oggi è tanto semplice quanto affascinante: meritiamo un nuovo "eden", terraformando Marte, oppure finiremo per distruggere la nostra Terra?

Terraformare Marte o marteformare la Terra: qual è il destino dell'umanità?
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I fratelli Wright hanno conquistato i cieli del mondo nel lontano 1903 e da allora la nostra evoluzione ha subìto un'accelerazione esponenziale che, 99 anni dopo, ci ha portato alle porte della riconquista della Luna e con la possibilità di vedere entro la fine di questo decennio (o, più realisticamente, del prossimo) un essere umano su Marte.
Proprio questa prospettiva, ormai sempre più tangibile e non più immaginifica, ci ha condotto a questo approfondimento, chiedendoci quale sia effettivamente il destino dell'umanità.
Un destino che si lega indissolubilmente non solo a quello che troveremo nelle Nuove Frontiere, ma anche a quello che stiamo lasciando, e soprattutto a come lo stiamo lasciando.

In parole povere: siamo in grado di prenderci cura della nostra Terra o la abbandoneremo al degrado e alle colpe che cercheremo di nascondere sotto una polvere di noncuranza, più opprimente della polvere marziana? Il quesito di oggi non ha una risposta, come potrete intuire, ma perché non provare ad analizzare insieme i possibili scenari del futuro?

Vediamo questo viaggio dove ci porterà.

Marteformare la Terra...

Come avrete letto nel titolo, abbiamo usato una parola quanto mai inusuale, "marteformare". Ad alcuni potrebbe sfuggire il significato di questo termine per come lo stiamo intendendo, quindi è giusto innanzitutto chiarire che, per marteformare, intendiamo un processo negativo, irreversibile e ad alto rischio per la vita umana.

Come sappiamo, Marte è un pianeta inospitale, che ha subìto una complessa trasformazione nel corso di milioni di anni, passando da "paradiso" simile alla nostra Terra al classico Pianeta Rosso ferruginoso e ossidato che conosciamo oggi. Molte sono le teorie che possono spiegare il suo cambiamento, ma tutte concordano che sia stato un fenomeno drastico e sostanzialmente fatale per l'ecosistema marziano.

... sta già accadendo?

Marteformare la Terra potrebbe essere quello che noi già stiamo facendo, consapevolmente ma senza particolare rimorso: sfruttamento ben oltre i limiti delle risorse naturali, disboscamento, inquinamento atmosferico, surriscaldamento e via dicendo. Per assurdo che possa sembrare, il nostro impatto sta avendo lo stesso risultato di quello di un asteroide killer e, sebbene non sia così repentino, c'è il rischio di cambiare per sempre i connotati alla nostra Gaia.

Il futuro, con tutto quello che sta accadendo ai giorni nostri, tra cui la possibile crisi alimentare per il conflitto in Ucraina, sembra essere grigio, oscuro, desolante: si parla di guerre atomiche, di riarmo delle nazioni, di spese extra negli eserciti, mentre lo sviluppo dell'individuo e delle comunità è passato in secondo piano. È allora lecito dire che il nostro destino è quello di marteformare la Terra, lasciando un pianeta irrimediabilmente danneggiato?
Philip K. Dick, scrittore americano di fantascienza del secolo scorso, profetizzò che il mondo del futuro sarebbe rimasto sommerso nella "palta" (come si può leggere in "Gli Androidi Sognano Pecore Elettriche?"), una metafora del decadimento inarrestabile e dell'entropia angosciante che affligge tutto ciò di cui non si ha cura.

Terraformare Marte

Se siete arrivati fin qui nella lettura, forse vi starete chiedendo perché tutto questo pessimismo. In realtà, oltre ad aver semplicemente elencato le problematiche di oggi (senza inventare nulla), non crediamo molto nella prima ipotesi.

Render di come potrebbe apparire una possibile terraformazione

Un Marte completamente terraformato

È vero, c'è tanto lavoro da fare e le cose sembrano scivolarci dalle mani a velocità che non possiamo gestire, ma l'ottimismo, nonostante tutto, alberga in noi nel momento in cui scriviamo.

E come si può manifestare questo ottimismo, se non con il sogno e la speranza che un giorno, lontano o vicino che sia, possa esistere un pianeta come Marte reso nuovamente un paradiso, grazie agli sforzi e all'impegno di una umanità unita?

Rimanendo quanto più con i piedi per terra, possiamo dire che non è un sogno irrealizzabile né troppo fantascientifico. Certo, non potrà avvenire in un paio di anni (probabilmente nemmeno in un centinaio di anni), ma è chiaro che già oggi si stanno gettando le fondamenta per un futuro del genere: pensiamo al tanto chiacchierato Elon Musk e al suo sogno di conquistare Marte entro il 2029; pensiamo alla NASA con il suo progetto Artemis per arrivare sulla Luna, ma soprattutto per costruire un ponte per le missioni marziane; pensiamo a tutte quelle società private che si stanno impegnando per rendere sempre più accessibili i viaggi in orbita bassa, in modo tale che possa essere sempre più facile ampliare i propri orizzonti.
Insomma, la volontà di farlo c'è, basta solo non trascurarla né lasciare che si offuschi.

Spesso siamo portati a credere che al mondo si sentano solo fatti terribili e avvilenti, ma questo è vero solo in parte: le cattive notizie fanno molto chiasso, ma non sono così predominanti come siamo portati a credere. Ci preoccupano di più, spesso ci tolgono il sonno, ma - citando un'altra opera inestimabile - "c'è del buono in questo mondo, è giusto combattere per questo".

Il Pianeta Rosso e i suoi problemi

Le belle parole, i discorsi motivazionali e la determinazione potrebbero non bastare se non si ha un piano adeguato con cui intervenire. Rendere Marte un pianeta adatto alla vita, "terraformarlo" in qualche modo, è un'impresa talmente vasta e imponente che quasi riesce difficile immaginarla. Eppure, nonostante la tecnologia sia lontana da poterci permettere terraformazioni lampo, è comunque possibile iniziare a parlarne, senza eccedere in progetti troppo futuristici o fantasiosi.

Terraformare Marte...

... ma serve un piano

Per prima cosa, dobbiamo ricordarci dei gravissimi problemi per cui Marte è ad oggi inabitabile: mancanza di un cospicuo campo magnetico, in grado di proteggerci dalle radiazioni (queste ultime non sono poi così violente sul Pianeta Rosso, ma sono eccessive per parlare di una lunga permanenza), mancanza di un'adeguata atmosfera, fondamentale per iniziare processi di riscaldamento e soprattutto mancanza di una forza di gravità abbastanza permissiva per la specie umana. Vi ricordate dei terribili effetti della mancanza di gravità sulle nostre ossa?

Come possiamo farlo?

Già qualche anno fa Elon Musk, sempre lui, provò ad illustrare un piano concreto per terraformare Marte nell'arco di 100 anni (intesi solo per dare inizio al processo). Nonostante la NASA abbia più volte affermato che Marte non è terraformabile nel vero senso della parola, in realtà potrebbe essere abitabile con alcuni piccoli accorgimenti, accontentando tutti.

Il modo più probabile con cui si potrebbe trasformare violentemente Marte è quello di scogliere completamente le calotte polari del pianeta, al fine di liberare tutta l'anidride carbonica e innescare un vero e proprio effetto serra. Questo potrebbe aumentare le temperature a tal punto - nel corso di un paio di millenni - da poter rendere già più sicura la permanenza sulla superficie (ricordiamoci che Marte è un pianeta piuttosto freddo, con temperature medie di circa -65 °C).

Grande intoppo per questo procedimento è che gli scienziati non sono sicuri dell'effettiva quantità di CO2 presente sul pianeta: potrebbe essercene troppo poca, insufficiente per innescare l'effetto serra.

Elon Musk ha suggerito che, qualora si volesse provare il tutto per tutto, si potrebbe bombardare Marte con diverse testate nucleari, al fine di accelerare il processo di surriscaldamento.
Oltre ai mille problemi etici che questa scelta potrebbe creare (chi siamo noi per decidere le sorti di un altro pianeta? E se su Marte ci fosse una vita che ancora non abbiamo scoperto, dovremmo sacrificarla per i nostri scopi?), invero c'è la possibilità che non funzioni per nulla: la mancanza di un atmosfera decente (ad oggi densa appena l'1% rispetto a quella terrestre) potrebbe far letteralmente svolazzare nello spazio tutte le molecole marziane, vanificando gli sforzi e rimanendo con un pianeta ancor più ingarbugliato di prima.
Le scelte più sagge, quindi, non sono quelle che affrontano la questione su vasta scala, ma quelle che cercano una soluzione locale, contenuta, da applicare frequentemente: stiamo parlando di capsule, insediamenti ermetici e, con il tempo, città con cupole idonee.

Compartimentare gli sforzi, lavorando su piccoli ambienti, ci permetterebbe di raggiungere risultati migliori e in meno tempo. Oltretutto, anche in caso di miracoli, l'umanità non si sposterebbe mai in blocco da un pianeta all'altro, quindi è giusto partire da insediamenti ridimensionati e man mano avanzare nell'espansione. Sarebbe uno spreco di energie trasformare un intero pianeta senza neanche la possibilità di raggiungerlo e "viverlo" nella sua totalità.

Quest'ultima ipotesi è la più quotata e anche quella su cui attualmente stanno lavorando le agenzie spaziali di tutto il mondo: infatti, abbiamo parlato molto spesso delle città gonfiabili sfruttabili sulla Luna, di come possano dimostrarsi ottime soluzioni per iniziare a "colonizzare" il Pianeta Rosso, con le dovute modifiche.

Nonostante tutto, quale destino meritiamo?

Anche qualora ci riuscissimo, anche quando il sogno sembrerà fattibile e alla nostra portata, rimarrebbe comunque una questione di non facile approccio, che già velatamente abbiamo fatto trasparire nella nostra analisi: meritiamo davvero di diventare una specie multi-planetaria? Saremmo in grado di gestire due case, senza distruggerne necessariamente una (o addirittura entrambe)? La risposta non è facile, e in questo caso si rischia di avventurarsi in un terreno più filosofico ed etico che prettamente scientifico.

La nostra Terra...

... e le sue meraviglie

Tutto dipenderà da come ci comporteremo con il nostro attuale pianeta: se riuscissimo a salvaguardare la Terra non solo avremmo dimostrato a noi stessi che siamo capaci di perseguire il giusto, ma anche di poterci concedere il lusso di avvicinarci alle stelle, senza rimorso.
Il tempo ci dimostrerà quale sarà il nostro destino ultimo, ma nel frattempo è giusto ricordare che bisogna lavorare sodo affinché si prenda la migliore delle strade possibili; di certo il futuro non arriva semplicemente aspettando.

Per aspera ad astra, come si suol dire in questi casi.