Ticketone e Ticketbot: il caso Coldplay

I biglietti per le tappe milanesi dei Coldplay sono finiti nel giro di pochi minuti, ma non sono nelle mani dei fan. Dove sono finiti?

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Negli ultimi giorni il caso Coldplay ha fatto molto parlare di sé. Questa volta però, a finire sui giornali e sulle TV nazionali non è l'ultima creazione della band inglese capitanata da Chris Martin, ma le due date milanesi del loro tour, annunciate a furor di popolo la scorsa settimana e previste per il 3 e 4 Luglio allo Stadio San Siro ed i cui biglietti sono andati polverizzati nel giro di pochi minuti.
Fin qui nulla di strano, d'altronde stiamo parlando di una delle band pop-rock di maggior successo degli ultimi anni, stabilmente in radio e nelle classifiche di vendita. La particolarità della vicenda è data dal fatto che, nonostante il doppio sold out, sono pochi gli utenti che sono riusciti ad acquistare effettivamente i biglietti attraverso il rivenditore autorizzato Ticketone. Ed allora a chi sono finiti i tagliandi?

Tutta colpa dei bot

Il fenomeno dei sold out in pochi minuti non è certo nuovo nel mondo della musica. Lo stesso è accaduto con i concerti di Vasco Rossi, Ligabue, Rolling Stones, Bruce Springsteen, U2 ed ora Coldplay. Ma se i biglietti non sono nelle mani dei fan, dove sono finiti? Basta recarsi sui mercati paralleli, come Viagogo o Seatwave, per trovare biglietti a costi quadruplicati: nel caso dei Coldplay si arriva addirittura a 5.000 Euro per un prato, contro gli 86 Euro originali. Dopo l'ennesimo caso, le proteste sono rapidamente finite anche all'orecchio del Codacons che ha presentato un esposto alla procura di Milano.
«I prezzi originali previsti dal sito Ticketone erano i seguenti: 46 euro per gli anelli verde e blu, tra i 57 e i 98 quelli degli anelli più bassi e per il prato, 109,25 il posto più ambito, quello dell' anello rosso numerato. Prezzi decisamente in linea con tutti i grandi concerti che si tengono a Milano. Sul sito Viagogo il prezzo più basso attualmente disponibile è 166,82 euro per un biglietto all' anello verde, circa 3 volte il prezzo originale. Il problema però è che si sale vertiginosamente superando i 200, i 300 euro, fino all' assurda cifra di 1780,94 euro per l' ambito anello rosso, ovvero 16 volte la cifra originale», scrive in una nota l'associazione consumatori.
L'acquisto di migliaia di biglietti in pochi minuti sarebbe impossibile per un essere umano, ecco perché in questi casi si utilizza un software-bot che al momento dell'apertura delle prevendite acquista tutti i tagliandi, bruciando sul tempo gli appassionati. Una vera e propria miniera d'oro per i così detti bagarini, che poi rivendono il tutto a prezzi maggiorati.
Nel caso dei Coldplay, a nulla è servito il limite imposto da Ticketone, che consente l'acquisto di massimo quattro biglietti a persona, dal momento che su mercati paralleli è possibile acquistare a prezzo maggiorato 5-6 biglietti vicini, il che dimostra come il sistema sia stato aggirato in maniera molto semplice.
Il caso Coldplay è solo l'ultimo di una serie di casi analoghi, che hanno portato alle proteste del promoter di Bruce Springsteen, Claudio Trotta, che lo scorso mese di Dicembre, trovandosi di fronte ad un fenomeno simile, non ha perso tempo ed ha immediatamente presentato denuncia alla Guardia di Finanza. Interviste, denunce, post su Facebook, tweet, ed una sola domanda: perchè non viene fatto nulla per arginare questo problema?
Anche in questo caso, appare quanto mai chiaro come la soluzione non è da ricercare nel limite d'acquisto per ogni account, ma nel miglioramento della sicurezza e delle infrastrutture dei siti che vendono i biglietti. Una soluzione molto semplice sarebbe quella dei tagliandi nominativi, ad esempio. E se la contraffazione sembra essere stata in parte combattuta con i FanTicket (ovvero biglietti con stampe particolari che prendono il posto dei classici tagliandi gialli), il bagarinaggio e l'acquisto in massa dai tagliandi online tramite software bot sembrano essere un ostacolo insormontabile.