TikTok: cos'è e come funziona il social network del momento

Sempre più amato dai giovani, TikTok è diventato un fenomeno di portata mondiale, primo social cinese a sbancare in occidente.

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Quindici secondi per strappare un sorriso, poco conta se sia per la parodia di un film, una serie tv o una canzone. Sono sempre più di moda, stanno spopolando tra i più giovani e vengono tutti dallo stesso grande contenitore.
Si chiama TikTok ed è il social network del momento, capace di diventare il nuovo trend dei giovanissimi, spazzando via in un solo colpo i vetusti dinosauri del mondo social e facendo paura anche al dominio incontrastato di Instagram. Il social dei video brevi arriva direttamente dalla Cina e acquisisce giorno dopo giorno sempre più utenti. Una corsa inarrestabile?

Un po' di storia

TikTok nasce ufficialmente nel 2014 con il nome di musical.ly, in Cina, creato da Alex Zhu e Luyu Yang. Il social aveva inizialmente scopi educativi, con gli utenti che insegnavano agli iscritti attraverso brevi video di circa cinque minuti. Gli sponsor e gli investitori non salvarono il sito dall'indifferenza, portando i suoi due creatori a cambiare target e puntare tutto sul divertimento, grazie all'unione di musica e video e al coinvolgimento degli adolescenti. Con la prima espansione a livello internazionale la società fu acquistata nel 2017 dal colosso cinese ByteDance per una cifra intorno ai 750 milioni di dollari.
Musical.ly fu unito insieme ad un altro social sempre basato sui video, TikTok, creando una grande base di utenti e dando il via al fenomeno che tutti conosciamo. Ad oggi ByteDance è riuscita a sviluppare un giro d'affari spaventoso, tra i sette e gli otto miliardi di dollari, con un numero sempre maggiore di utenti, introiti pubblicitari sempre più grossi e dati raccolti sempre più preziosi.

Di cosa si tratta

La fortuna di TikTok è tutta basata sul doppiaggio: l'utente mette in primo piano la sua faccia, la piattaforma offre un catalogo sterminato di audio in ogni lingua e di qualsiasi genere, liberamente ricaricabili con hashtag e modificabili nei modi più disparati. In pochi semplici passi, con il proprio smartphone, si può creare un filmato, che viene pubblicato sul proprio profilo ma che, di default, è pubblico e immediatamente disponibile nel feed principale. I video possono essere ricercati tramite hashtag, con l'applicazione che impara e riconoscere le passioni degli utenti fornendo i video più adatti alle proprie preferenze.
Possibile anche scambiarsi dei messaggi privati, ma solo tra amici, ovvero persone che si seguono a vicenda. A fare da vero motore in TikTok sono le challenge, capaci di coinvolgere gli utenti nelle azioni più disparate, accrescendo la portata di un fenomeno che ha fatto dell'app la più scaricata negli store di tutto il mondo. Solo in Cina il social è usato da 500 milioni di persone.

Il successo delle piccole cose

Il perché del successo di TikTok è facilmente individuabile nella sua forma fresca e innovativa, nel suo spassionato gusto per il divertimento più puro, senza contaminazioni ne problemi del mondo esterno. I giovani lo amano, si sentono parte di una community che passa il tempo in allegria, senza pubblicità, fake news o problemi di sorta.
La comunità è enorme e internazionale, ricca degli influencer più amati e seguiti e, soprattutto, funziona alla meraviglia grazie ad un sistema di editing per video e per audio davvero ben studiato e intuitivo, facile da padroneggiare, veloce e responsivo come dovrebbe essere quello di ogni app moderna. Nell'immensa comunità c'è davvero di tutto, con persone che non hanno paura di mostrarsi e ridere delle loro performance, genuinamente divertite da un mondo che appare quanto mai puro e cristallino, votato solo al divertimento e senza le storture, la rabbia e il rancore da tempo presenti su altre piattaforme sociali. Su TikTok sembra davvero ci si diverta parecchio.

I punti di forza

La vera forza di TikTok sta nel totale senso di libertà dato all'utente. Basta creare un proprio account e iscriversi per essere sommersi dai video al suo interno. Non serve pubblicare, ne seguire personalmente qualcuno per accedere ai contenuti: tutto sarà immediatamente disponibile e visibile, senza limiti ne barriere. I video di tendenza e quelli più curiosi vengono subito mostrati, con l'algoritmo interno che impara rapidamente a riconoscere e comprendere i gusti di ogni singolo utente, selezionando poi solo quelli per lui maggiormente interessanti.
Un'apertura totale che, quasi naturalmente, spinge a inserirsi all'interno del gioco con i propri contenuti. Le interazioni stesse, oltre che con i classici like o commenti, spingono gli utenti a rispondere ai video con altri video: da qui il fenomeno di botta e risposta tra gli iscritti o i duetti, in cui alcuni riprendono video di altri proseguendone le scene o, magari, reinterpretandole a proprio modo.

Gli hashtag sono infine quelli capaci di raggruppare sotto uno stesso tetto le tendenze più importanti. Tutti elementi già presenti in altri social, ma qui utilizzati in modi piuttosto furbi e per certi versi innovativi. Non essendo nemmeno legato all'attualità il social permette ai contenuti di diventare virali in qualsiasi momento, anche dopo mesi dalla loro creazione. Il tutto senza quella patina di finzione di cui sono spesso accusati gli altri social: su TikTok i giovani possono essere loro stessi, divertirsi senza filtri o costrizioni, senza l'assillo dell'aumento dei follower o della crescita dei like.

Le debolezze

Non mancano comunque controversie e problemi, con il successo di TikTok che ha creato non pochi grattacapi: in India, ad esempio, l'app è stata eliminata per qualche settimana dagli store in seguito alle accuse di diffondere senza freni materiale pornografico o pedopornografico. Negli Stati Uniti, invece, la società è stata multata di 5,7 milioni di dollari per aver raccolto illegalmente i dati sui minori. Sempre negli Usa è stata aperta un inchiesta per andare a fondo sull'acquisizione dell'app da parte di ByteDance.
A monte di tutto questo c'è soprattutto la paura assai diffusa che la Cina, grazie al successo di quest'app, sarà in grado di conoscere i dati e le abitudini di milioni di cittadini occidentali, iniziando a primeggiare su un mercato che, fino ad ora, era stato completamente appannaggio degli Americani.

Il problema cinese

Il dominio social, il più importante del nostro tempo, è insidiato pesantemente dalla Cina, per la prima volta capace di entrare nel cuore degli utenti di tutto il mondo con un suo prodotto. Fino ad ora, infatti, servizi social molto popolari in oriente non erano mai riusciti a fare breccia nel mercato occidentale. WeChat o Alibaba, colossi in patria, sono pressoché sconosciuti nel resto del mondo. TikTok invece, complice la sua formula perfetta, continua a crescere, arrivando ad 1,5 miliardi di utenti su scala globale, con un successo enorme anche in Europa e negli Stati Uniti, con già centinaia di milioni di utenti iscritti e un numero di download oggi decisamente maggiore rispetto a quello dei principali competitor occidentali, Facebook e Instagram compresi. Da non sottovalutare anche la prevalenza di utenti minorenni nella piattaforma, con i dati sulle loro abitudini quanto mai da preservare per la loro delicatezza, ancora più marcata rispetto a quella degli adulti.

Questioni delicate che TikTok sta già affrondando con tutta la cautela possibile, assumendo legali esperti in questioni occidentali e dimostrandosi quanto mai collaborativa con le istituzioni europee e statunitensi per dimostrarsi attenta e rispettosa delle regole. Il business sotto questo semplice social è sempre più grande e aver fatto breccia con questa forza su un mercato per tutti gli altri precluso è un traguardo a cui l'azienda cinese non vuole rinunciare per nulla al mondo. Occorrerà osservare ancora con attenzione il fenomeno, per scoprire se si tratta di un qualcosa di passeggero o di un social destinato a durare nel tempo e ad imporsi sugli altri. La prova del tempo ci saprà dire qualcosa in più, ma per ora i numeri sono incontrovertibili. Con TikTok ora e con le aziende tech della Cina dovremmo per forza di cose iniziare a fare i conti, che lo vogliamo o meno.