TikTok a rischio: un ban è davvero possibile?

Si fanno sempre più aspri i toni tra TikTok e le principali nazioni occidentali, e crescono i timori di un possibile ban della piattaforma.

TikTok a rischio: un ban è davvero possibile?
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Negli ultimi mesi è cresciuta in maniera importante la pressione dei legislatori di Stati Uniti ed Europa contro TikTok.
L'applicazione di ByteDance, infatti, si è trovata di fronte a un fuoco incrociato da parte della politica internazionale che, spinta dall'amministrazione americana, sta cercando di limitarne l'accesso a milioni di utenti, per via di quelle che vengono definite come possibili "minacce per la sicurezza nazionale".

Le accuse a TikTok

Le accuse mosse a TikTok abbracciano non solo l'applicazione stessa, ma anche i presunti legami con il Partito Comunista Cinese e quindi con il Governo Centrale di Pechino.

I legislatori e le autorità occidentali, infatti, ritengono che ByteDance - ovvero la società che controlla TikTok - possa condividere le informazioni sensibili degli utenti registrati all'app con il Governo Cinese.
I timori si fondano sulla possibilità che Pechino possa mettere le mani sui dati relativi alla posizione degli iscritti, ai loro gusti personali e tanto altro.
È chiaro che questa ipotesi diventerebbe ancora più preoccupante se tali dati riguardassero funzionari governativi e proprio a questo si lega la scelta di bloccare TikTok sugli smartphone dei deputati USA e quindi vietare, più in generale, l'installazione dell'app sugli smartphone in dotazione ai dipendenti governativi.

Un'ipotesi ancora più estrema vede TikTok come un vero e proprio cavallo di troia del Governo Cinese, che spierebbe gli utenti Occidentali attraverso l'applicazione installata sugli smartphone.
È doveroso sottolineare come tali accuse al momento siano rimaste tali e non vi sia alcuna evidenza a loro sostegno; ciononostante, si intravedono anche in Europa, oltre che negli USA, le prime restrizioni ai danni del social network del momento.

In USA la pressione è bipartisan

Negli Stati Uniti la situazione ricorda da vicino la vicenda che, sotto l'amministrazione di Donald Trump, ha portato al ban di Huawei.
A ulteriore dimostrazione del fatto che non si tratti solo di una questione che riguarda la mera applicazione, l'obbligo imposto dalla Casa Bianca ai propri dipendenti di disinstallarla dai dispositivi governativi ha portato a un vero e proprio scontro tra USA e Cina su TikTok.

Le due superpotenze, infatti, si sono opposte a colpi di dichiarazioni, dopo quelle del Responsabile Federale per la Sicurezza delle Informazioni dell'amministrazione USA, Chris DeRusha.
In conferenza stampa, il CIO di Biden aveva spigato che, con la decisione di bloccare l'app, l'amministrazione vuole "proteggere l'infrastruttura digitale, la sicurezza e la privacy del popolo americano". Accuse che, manco a dirlo, sono state rispedite al mittente da Pechino, secondo cui dietro la decisione si celerebbe solo "tanta paura di un'app che piace ai giovani".

La paura di uno scontro diplomatico non ha frenato gli Stati Uniti. Oltre che direttamente l'amministrazione Biden, infatti, a muoversi sono stati anche i deputati dei due partiti. Un disegno di legge bipartisan intitolato RESTRICT (che sta per "Restricting the Emergence of Security Threats that Risk Information and Communications Technology") potrebbe consentire al Dipartimento del Commercio - e quindi non direttamente al Presidente - di vietare in qualsiasi momento un'applicazione o una tecnologia che rappresenti un rischio per la sicurezza nazionale. Un escamotage legislativo che toglierebbe responsabilità al Presidente, qualunque esso sia, sebbene Biden si sia esposto in prima persona su TikTok, arrivando a chiedere addirittura la vendita dell'app e la separazione dalla società madre Bytedance.

A nulla è servita, quindi, la deposizione resa al Congresso dal CEO di TikTok, dove peraltro quest'ultimo ha utilizzato giri di parole come "non credo che spionaggio sia il modo giusto per descriverlo" per allontanare le accuse. Nell'audizione di cinque ore, Chew ha rimarcato che i dati raccolti da TikTok sono gli stessi acquisiti dalle aziende americane, oltre a spiegare che il Governo Cinese non avrebbe accesso a tali informazioni e che non ne avrebbe mai fatto richiesta.

L'opinione più diffusa tra i deputati, però, è che TikTok sia un'arma del PCC per spiare gli utenti e veicolare l'informazione attraverso l'algoritmo. In attesa di una decisione Governativa, comunque, il Montana ha già approvato il ban a TikTok.

Anche Europa e Italia discutono

In Europa e in Italia la discussione esiste ma i toni sono per ovvie ragioni meno accesi, probabilmente anche in attesa di una decisione finale da parte di Washington.
L'Europa ha minacciato il ban di TikTok già all'inizio dell'anno, invitando ByteDance a rispettare il Digital Services Act che mira ad offrire maggiore trasparenza sulla rimozione dei contenuti e sui metodi utilizzati dagli inserzionisti per raggiungere gli utenti.
Thierry Breton ha esortato il CEO di TikTok Shou Zi Chew a mettere l'app in regola entro settembre 2023 altrimenti si procederà con la sanzione. TikTok, però, per bocca di un portavoce si è detta pronta a seguire il DSA, ma anche il GDPR e il Codice di Condotta sulla Disinformazione.

Tuttavia, è chiaro che, qualora dovesse esserci un ban, il motivo non sarà certo questo ma più probabilmente legato a questioni di sicurezza nazionale e al trattamento e alla memorizzazione dei dati personali degli utenti.
A dimostrazione di come l'UE voglia seguire la stessa politica degli USA, a febbraio la Commissione Europea ha vietato TikTok sui dispositivi governativi "per proteggere i dati della Commissione ed aumentare la sua sicurezza informatica", pena la disattivazione del client mail ufficiale della Commissione e Skype for Business.

E nel nostro paese? Il dossier TikTok è arrivato anche in Italia, ma almeno per il momento dal Ministero per la Pubblica Amministrazione non è arrivata alcuna decisione.