Traiettorie pericolose: scrutare il cielo in cerca di potenziali minacce

Cosa accadrebbe se scoprissimo che uno degli oggetti che illuminano le nostre notti è in rotta di collisione con il nostro pianeta? Come ci difenderemo?

Traiettorie pericolose: scrutare il cielo in cerca di potenziali minacce
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Fin da bambini, l'idea di passare le sere d'agosto sdraiati su di una coperta stesa sull'erba, il naso all'insù e gli occhi che si muovono freneticamente alla ricerca di un puntino luminoso che lasciasse una scia nel cielo e al quale affidare i nostri desideri e speranze, ha suscitato un certo fascino. Intanto, la scuola ci insegnava come milioni di anni fa proprio uno di questi oggetti colpì la Terra, provocando l'estinzione dei dinosauri. Sono poi arrivati film come Armageddon, Deep Impact e in tempi più recenti anche l'ultima fatica di Adam McKay, di cui abbiamo parlato nella nostra recensione di Don't look up, che hanno utilizzato lo scenario di un corpo celeste in rotta di collisione con il nostro Pianeta per raccontare storie di coraggio, amore, sacrificio, o per ironizzare su una società troppo impegnata a badare ai suoi affari per comprendere la pericolosità di ciò che potrebbe accadere.

Indipendentemente dal tono più o meno serio, ironico o drammatico che registi e scrittori hanno cercato di dare al loro lavoro, l'antefatto è sempre lo stesso: "un asteroide ci colpirà e moriremo tutti!".

Dalla fantascienza alla realtà

Ora, però, proviamo ad analizzare questo tipo di evento senza la necessità di sbancare i botteghini: è assolutamente realistico pensare che prima o poi ci ritroveremo a dover fronteggiare la minaccia di un oggetto di grandi dimensioni la cui orbita incrocerà la nostra.

Gli scienziati sono concordi sul fatto che si tratti di capire QUANDO accadrà, non SE accadrà. Il nostro Pianeta viaggia lungo la sua orbita all'interno di uno spazio, il Sistema Solare, che si estende per miliardi di chilometri e può darci l'impressione di essere relativamente "vuoto". In realtà, milioni di oggetti di varie dimensioni si muovono negli immensi spazi tra i pianeti, i quali sono in grado di influenzarne le orbite. Grazie al continuo monitoraggio del cielo iniziato secoli fa da astronomi e scienziati, è datata al 1801 la scoperta del primo asteroide di grandi dimensioni, Cerere, ad opera dell'italiano Giuseppe Piazzi dell'Osservatorio astronomico di Palermo. Con il progresso e le tecnologie, è stato catalogato quasi un milione di asteroidi con dimensioni che vanno da qualche metro di diametro fino ai 530 chilometri di Vesta, uno dei primi in assoluto ad essere scoperti.

La maggioranza di questi corpi celesti è situata nella Fascia Principale degli Asteroidi, che si trova tra Marte e Giove, ma una quantità ancora maggiore si trova al di là di Nettuno, fattore che comporta una certa difficoltà nell'osservazione e identificazione a causa della notevole distanza.

Di questa moltitudine di oggetti, quelli osservati con maggiore attenzione sono i P. H. A. (Potentially Hazardous Objects), oggetti classificati come "potenzialmente pericolosi" per il nostro Pianeta poiché la loro rotta li porterà a effettuare un passaggio a meno di 7.500.000 chilometri dalla Terra nel prossimo secolo. Il loro numero è relativamente elevato: secondo un'analisi condotta dalla NASA, infatti, sarebbero circa 2000. E sono proprio questi gli oggetti ai quali vengono rivolte le maggiori attenzioni, non tanto perché sicuramente colpiranno la nostra superficie, quanto piuttosto perché, qualora accadesse, gli effetti potrebbero essere devastanti.

Storie di un recente passato

Tuttavia, non serve necessariamente un asteroide delle dimensioni di quello al centro delle vicende di Don't Look Up per parlare di effetti devastanti, in quanto corpi celesti del raggio di una ventina di metri potrebbero portare a conseguenze catastrofiche. E di questo abbiamo già avuto una prova nel recente passato, quando un bolide del diametro stimato di circa 20 metri esplose nei cieli di Celjabinsk, città situata nella Russia centrale, i cui abitanti, in una tranquilla mattina del mese di agosto del 2013, poterono osservare un fenomeno raramente visibile ad occhio nudo.

Un bagliore apparve improvvisamente e la sua intensità crebbe fino a renderne difficile l'osservazione, mentre pochi minuti dopo un boato colpì la città, danneggiando i vetri di migliaia di edifici.

L'oggetto esplose ad una distanza di circa 30 chilometri dalla superficie, ma ci fornisce comunque una testimonianza evidente della potenziale pericolosità di questi eventi.

Un corpo celeste leggermente più grande, superiore ai 50 metri, potrebbe poi essere il responsabile dell'evento di Tunguska, regione della Siberia nella quale un'area di più di 2000 chilometri quadrati di foresta fu rasa al suolo da un'esplosione che fu avvertita a decine di chilometri di distanza e che generò un terremoto rilevato dai sismografi di tutto il mondo oltre a un'onda di calore avvertita a grandi distanze. Anche in questo caso non ci fu un impatto con la superficie, ma l'esplosione che generò gli effetti descritti avvenne a circa 8 chilometri di altezza. Pensiamo poi che che sarebbe sufficiente un asteroide roccioso del diametro di circa 100 metri a radere al suolo un'area di una trentina di chilometri.

Se, però, volessimo analizzare i casi in cui potrebbe essere coinvolto l'intero Pianeta, allora dovremmo rivolgere la nostra attenzione a corpi dal diametro di almeno 5 chilometri.

Parliamo di oggetti potenzialmente in grado di modificare l'aspetto della Terra, di generare terremoti e tsunami di intensità tale da interessare interi continenti con il loro potere distruttivo, o di oggetti ancora più estesi, oltre i 10 chilometri, ai quali viene attribuito un ruolo decisivo in uno dei più importanti eventi estintivi della storia: l'estinzione dei dinosauri.
E' chiaro che, con l'aumentare delle dimensioni, le conseguenze sono destinate a diventare sempre più catastrofiche e spaventose. L'impatto di un corpo celeste come Vesta porterebbe all'estinzione di qualsiasi forma di vita che popola il nostro Pianeta al di fuori di poche tipologie di batteri, ma, per quanto possano sembrare terrificanti, ad alcuni di questi eventi dobbiamo la formazione di pianeti e satelliti.

Come potremo difendenderci?

Ora, però, è lecito farsi una domanda: abbiamo la possibilità di non essere semplici vittime di questi "mostri dallo spazio"? La risposta è che si sta cercando di non riporre le nostre uniche speranze in folli piani improvvisati, destinati a fallire prima del decollo, ma in tecnologie in grado di deviare questi corpi celesti verso traiettorie per noi innocue.

E' il caso di D.A.R.T., una missione programmata dalla NASA e partita il 24 novembre scorso dalla base Vandenberg in California, che ha l'obiettivo di testare, utilizzando come "cavia" un piccolo ed inoffensivo asteroide classificato come N.E.O. (Near-Earth Object, oggetti le cui traiettorie incrociano quella della Terra) di nome Didymos, la possibilità di generare un impatto sufficiente a modificarne il tragitto. L'impatto dovrebbe avvenire nel mese di settembre e ci fornirà le prove necessarie a capire se la strada scelta sia effettivamente percorribile, o se dovremo davvero addestrare un gruppo di trivellatori e mandarli nello spazio per salvarci tutti, con gli Aerosmith a fare da colonna sonora di questa incredibile impresa.