USA vs Cina, come finirà la guerra tecnologica?

TikTok e Huawei sono solo due dei bersagli degli Stati Uniti nella guerra tecnologica contro la Cina: ma come si concluderà questo conflitto?

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La presidenza di Donald Trump è caratterizzata da un'opposizione accesa nei confronti di Paesi orientali come Cina e Corea del Nord, come anche verso le potenze occidentali che intrattengono rapporti commerciali stretti con il Capo di Stato cinese Xi Jinping.
Lasciando da parte la complessa sfera geopolitica, un settore in cui gli Stati Uniti si sono mostrati particolarmente attivi nella lotta con i cinesi è quello tecnologico: la Cina infatti ha mostrato di saperci fare e di avere molte risorse disponibili e di successo, come TikTok per quanto concerne i social network, o Huawei in ambito infrastrutture di rete e dispositivi come smartphone, computer portatili e altro ancora. Il conflitto ormai prosegue da anni, ma come finirà?

Questione di sicurezza...

Partiamo cercando di riassumere i motivi del conflitto, o almeno le ragioni dichiarate dall'amministrazione Trump. Il fattore comune a Huawei e TikTok è la sicurezza degli Stati Uniti: ogni accusa rivolta ai due colossi cinesi verte infatti sulla tutela della privacy dei cittadini e la salvaguardia dei loro dati sensibili, giustificazioni che stanno ottenendo il supporto di tutti i sostenitori dell'attuale Presidente degli Stati Uniti. Secondo lui, le aziende tecnologiche cinesi sarebbero strettamente legate al Partito Comunista Cinese che chiederebbe loro di cedere i dati raccolti per spiare le potenze occidentali.

Assieme a Huawei e TikTok, o meglio ByteDance, sono finite nel mirino di Washington anche Alibaba, Tencent e tante altre concorrenti delle maggiori aziende statunitensi come Amazon e Facebook. Nel corso degli ultimi anni gli Stati Uniti hanno avviato una vera e propria campagna mediatica e politica contro i colossi tecnologici cinesi in tutto il mondo, influenzando anche Regno Unito (dove Huawei è stata ufficialmente abbandonata nella corsa per il 5G), Brasile e Italia tra tanti paesi occidentali.
Dalla terra del Dragone non sono mancate risposte accese, dove è sempre stato ribadito che le aziende cinesi non hanno commesso alcuna violazione e gli Stati occidentali non hanno nessuna prova per sostenere le tesi statunitensi. Nonostante questo, il fatto che le potenze dell'ovest si stiano allineando agli Stati Uniti in questa diatriba tecnologica e commerciale sembrerebbe dare per vinta la Cina.

...ma da entrambe le parti

A minare questa campagna statunitense sono però le indagini sempre più frequenti di molte testate americane come Wall Street Journal e Vice Motherboard, che di recente hanno dimostrato la presenza sul mercato di centinaia di applicazioni per smartphone usate dal governo USA e dai servizi segreti per tracciare i dispositivi e le abitudini degli utenti a loro insaputa e senza mandati.
Questa attività però sembrerebbe perfettamente legale in quanto i dati non verrebbero utilizzati per scopi commerciali. Eppure, il problema rimane alla radice: gli Stati Uniti, come anche la Cina secondo Trump, "spiano" i cittadini.

Ma la minaccia interna non si ferma qui. Le misure prese dall'amministrazione Trump potrebbero colpire gravemente anche le stesse aziende americane: Apple in particolare potrebbe vedere il suo intero business in Cina crollare se WeChat dovesse essere bannata dai suoi dispositivi, come dimostrano gli ultimi sondaggi che danno il 95% degli utenti cinesi pronti a gettare i loro iPhone; ma anche altre compagnie statunitensi sono legate a Tencent e ai colossi cinesi, e dunque sarebbero pronte a far fronte comune contro gli USA per evitare le restrizioni commerciali boicottandole, anche se non è ancora chiaro come tali aziende intendano farlo.

Gli ostacoli da Occidente

Nonostante gli avvertimenti delle big del mondo tech, Trump sta continuando a dettare nuove regole contro tutte le aziende cinesi legate a Huawei, vietando loro di utilizzare tecnologia prodotta negli USA e di concludere accordi di qualsiasi tipo a meno che non siano in possesso di un permesso garantito direttamente dagli Stati Uniti. Continuando a dare filo da torcere alle compagnie del Dragone, Trump spera di abbattere a suon di restrizioni e dazi anche la potenza cinese, cercando di indebolirla e di attrarre stati attualmente alleati alla Cina.

Questi ostacoli attualmente stanno effettivamente colpendo Huawei, e anche duramente: a Shenzhen si sono ormai arresi all'idea di dover abbandonare i processori di fascia alta per i propri smartphone prodotti internamente, e le misure prese il 18 agosto 2020 danno per impossibile il raggiungimento di accordi con produttori occidentali.
L'ultima spiaggia sarebbe la sudcoreana Samsung con i suoi chip Exynos, ma farebbe decisamente strano vedere un'azienda salvata dalla concorrenza. A parte Huawei, però, non sembrerebbero esserci problemi per Tencent, Alibaba e le altre big nel mirino degli Stati Uniti, dato che il loro business si concentra soprattutto in Cina e per questo l'impatto del ban sarebbe praticamente insignificante.

Nanniwan 2.0 e Made in China 2025

Come se non bastasse, Huawei sta già pensando al progetto "Nanniwan" per rispondere all'offensiva statunitense raggiungendo la piena indipendenza tecnologica. Questo prevede la realizzazione di prodotti al 100% cinesi, ma il successo di questa iniziativa sarà dimostrabile solo tra almeno 1-2 anni, quando ci sarà una quantità di dispositivi sul mercato sufficiente per trarre le dovute conclusioni.

Per quanto concerne l'insieme delle aziende tech cinesi, già nel 2015 a Pechino è stata introdotta una nuova strategia industriale nominata "Made in China 2025": l'obiettivo è realizzare la trasformazione economica della Cina rendendola una potenza in grado di innovare il mercato e non più soltanto un hinterland manifatturiero a basso costo. Per raggiungere questo traguardo il team del Presidente Xi Jinping intende produrre colossi interni e dominare il mercato tech, ma ciò non avverrà mai nel breve termine. Anche in questo caso, dunque, sarà da attendere qualche anno prima di comprendere il vero potenziale cinese.

Infatti, in quasi tutti i 10 settori strategici fondamentali su cui lavorerà la Cina (tra cui tecnologia dell'informazione, biotecnologia, robotica e green energy) attualmente gli Stati Uniti si trovano in leggero vantaggio a causa di tre fattori: bias applicati soprattutto dal governo tramite le sue decisioni, che inducono i cittadini a criticare ed evitare i prodotti cinesi in quanto "non affidabili"; il successo della Silicon Valley nel settore dei semiconduttori, che resterà a lungo sotto il dominio statunitense; il forte senso di nazionalismo economico sia di Pechino che di Washington.

Il cambio della guardia

Ciò che traspare da quanto detto finora è l'importanza delle decisioni dell'amministrazione Trump: il Presidente degli Stati Uniti ha infatti cercato, dal 2017 fino a oggi, di prendere le redini sia del futuro americano che di quello dei colossi stranieri, in alcuni casi con successo e in altri meno. Tutto potrebbe cambiare repentinamente in occasione delle imminenti elezioni del 3 novembre 2020, la data fatidica in cui Trump potrebbe salutare la Casa Bianca.

Cosa significherebbe per gli Stati Uniti e per la Cina un cambio di presidente in questo periodo cruciale, reso ulteriormente difficile dalla pandemia di COVID-19? Che decisioni potrebbe prendere il leader del Partito Democratico Joe Biden in ambito tech?
Durante la sua campagna elettorale non ha lasciato trapelare molto riguardo la sua posizione: i temi di net neutrality e privacy online non li ha mai toccati nel 2020, ma sulla guerra tecnologica tra Cina e USA ha commentato che le misure prese da Trump hanno danneggiato imprese e consumatori americani, e che servirebbero sì dei provvedimenti fondamentali per contrastare i furti di proprietà intellettuale e abusi commerciali, ma non tali da minare il libero scambio.

La guerra fredda tecnologica è imprevedibile

La guerra fredda tecnologica è destinata a durare ancora a lungo. La Cina ha avviato ufficialmente il processo per raggiungere l'indipendenza tecnologica e difficilmente lo fermerà per concedere nuovi accordi alle potenze occidentali, a meno che non vadano ad avvantaggiare le aziende del Dragone. Il futuro degli Stati Uniti in ambito tech è invece sempre più incerto proprio a causa delle elezioni presidenziali, poiché se Donald Trump venisse confermato le misure potrebbero inasprirsi ulteriormente, mentre in caso contrario ci sono pochi indizi che permettono un'analisi più approfondita. Ora come ora, il futuro del conflitto sembrerebbe essere nelle mani degli elettori.