WhatsApp, Facebook, Instagram: cosa non ha funzionato durante il down?

WhatsApp, Facebook, Messenger e Instagram sono stati tutti inaccessibili a molti utenti per circa 24 ore: cerchiamo di capire cos'è successo

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Il 13 e il 14 marzo 2019 verranno ricordati per uno dei più grandi disservizi della storia di Facebook. Infatti, molti servizi dell'azienda di Mark Zuckerberg sono andati fuori uso per molti utenti per quasi 24 ore. WhatsApp, Messenger, Instagram e Facebook: tutti inaccessibili per un periodo molto lungo di tempo, se pensiamo alla velocità a cui si muove oggi il mondo di Internet.
Ma perché è avvenuto tutto questo? Cosa ha causato un problema tale da non permettere a molti servizi della società californiana di funzionare? Andiamo ad analizzare l'accaduto, cercando di districarci tra le teorie del Web e le motivazioni ufficiali diffuse recentemente dall'azienda.

Tutti i servizi fuori uso nello stesso periodo: pura casualità?

Tutto inizia nella serata del 13 marzo, verso le ore 18:00/18:30 italiane. Molti utenti si lamentano online (soprattutto su Twitter) dell'impossibilità di accedere a Facebook e Instagram. In particolare, Facebook mostra ad alcuni utenti il seguente messaggio: "Facebook tornerà presto, grazie per la pazienza mentre miglioriamo il sito". Le persone non riescono più nemmeno a comunicare tramite Messenger e WhatsApp, scatenando molte proteste. D'altronde, si tratta di una cosa fuori dal comune, visto che la società californiana non ha comunicato in alcun modo una manutenzione. In molti si trovano quindi costretti a trovare altri metodi con cui comunicare, passando magari per Twitter o altre piattaforme.

Nel frattempo, il Web si riempie di teorie su quanto sia accaduto e quella più diffusa vuole che il disservizio sia legato alla recentemente annunciata unificazione dei servizi di messaggistica istantanea. Una seconda ipotesi molto popolare è quella che ci sia stato un pesante attacco DDos.

La risposta ufficiale di Facebook si fa attendere ancora, fino alle ore 17:24 italiane del 14 marzo, quando la società californiana finalmente risponde alle richieste dell'utenza e spiega i motivi del disservizio attraverso un tweet: "Ieri, a seguito di una modifica alla configurazione dei server, molte persone hanno avuto problemi ad accedere alle nostre app e ai nostri servizi. Ora abbiamo risolto i problemi e i nostri sistemi si stanno riprendendo. Siamo molto dispiaciuti per l'inconveniente e apprezziamo la pazienza di tutti".
In realtà, la società di Mark Zuckerberg aveva smentito sin da subito la possibilità che si trattasse di un attacco DDos, ma l'ipotesi che il crollo dei servizi sia legato all'unificazione di essi non è mai stata commentata ufficialmente e la succitata risposta di Facebook non sembra aver convinto l'utenza. In effetti, ci sono alcuni "punti oscuri" in questa vicenda.

Se si trattava di una manutenzione, perché essa non è stata comunicata in anticipo? Che cosa significa esattamente "modifica alla configurazione dei server"? Non è una motivazione un po' troppo generica da fornire per ben 24 ore di disservizio? Queste sono le domande che si sta ponendo il mondo del Web e che probabilmente non avranno mai una risposta ufficiale più precisa.
Nel frattempo, il CEO di Telegram Pavel Durov ha dichiarato che la sua applicazione ha guadagnato ben tre milioni di utenti in più nelle 24 ore in cui l'ecosistema Facebook non era accessibile. Insomma, potremmo trovarci dinanzi alla manutenzione più "costosa" della storia della società californiana.

I colleghi d'oltreoceano hanno però cercato di ricostruire i motivi dietro al problema con l'aiuto di diversi esperti di sicurezza informatica. L'analisi più accurata in tal senso è quella di TechCrunch, che descrive la possibilità che si sia trattato di un problema di instradamento del traffico Internet. In particolare, secondo le teorie, ci sarebbe stato un problema con il codice che sfrutta il protocollo Border Gateway Protocol (BGP) e che controlla quindi le funzionalità di instradamento, come ha teorizzato anche Tom Thomas della Tulane University.
Questa possibilità era stata inizialmente condivisa anche da altri esperti, anche se qualcuno è già tornato sui suoi passi dopo il succitato tweet di Facebook. Insomma, la situazione sembra essere più complessa del previsto.