"Cartello tra operatori", l'AGCM spiega le motivazioni nel bollettino

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A seguito delle accuse mosse qualche giorno fa agli operatori telefonici, l'AGCM nel bollettino settimanale ha voluto spiegare le motivazioni per cui ha ipotizzato un cartello tra gli operatori telefonici sul ritorno al sistema di fatturazione a trenta giorni.

Nel lungo documento, in cui l'AGCM elenca anche il numero di utenze per tutti gli operatori, con i relativi accessi a banda larga ed ultralarga e banda stretta, i commissari ritengono che "sulla base delle informazioni disponibili, sembra potersi ritenere che TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre abbiano coordinato, quantomeno a far data dall’adozione della Delibera AGCOM 121/17/CONS, la propria strategia commerciale connessa alla cadenza dei rinnovi e alla fatturazione delle offerte sui mercati dei servizi al dettaglio di telecomunicazione elettronica fissi e mobili, a seguito dell’introduzione dei nuovi obblighi regolamentari e normativi".

Il coordinamento di cui parlano, e che aveva fatto a lungo discutere anche i nostri utenti nelle notizie in cui vi abbiamo raccontato del ritorno al sistema di fatturazione mensile, "è sfociato da ultimo nell’adozione di pressoché identiche modalità di attuazione dell’obbligo introdotto nell’articolo 19 quinquiesdecies del D.L. 148/2017 in capo agli operatori di servizi di comunicazione elettronica di prevedere per i contratti stipulati una cadenza di rinnovo delle offerte e della fatturazione dei servizi su base mensile o di multipli del mese".

L'AGCM rileva che Fastweb, TIM, Vodafone e Wind Tre hanno comunicato ai clienti che la fatturazione delle offerte e servizi sarebbe stata effettuata su base mensile e non più su 28 giorni, in base alla Legge Calenda. Tutto ciò a fronte di una spesa annuale invariata, ma spalmata su 12 mensilità al posto dei precedenti 13, provocando un rincaro dell'8,6 per cento su ogni canone, "nonostante la legge e le Linee Guida AGCOM non contenessero alcun riferimento alla rideterminazione del numero dei canoni, né tantomeno al concetto di spesa complessiva annuale, i quattro operatori hanno tradotto il portato delle nuove regole nell’applicazione delle medesime variazioni contrattuali alla propria base clienti mediante il riferimento al parametro di spesa annuale invariata".

Alla base di tutto ci sarebbe il fatto che TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre abbiano deciso di "preservare l’aumento dei prezzi delle tariffe determinato dalla iniziale modifica della periodicità del rinnovo delle offerte (da mensile a quadrisettimanale), limitando al contempo il rischio di fuoriuscita dei propri clienti verso i principali concorrenti, in un momento di shock esogeno del mercato".

Il Garante ritiene che "alla luce delle informazioni pubbliche allo stato disponibili, si ritiene che TIM, Vodafone, Fastweb e Wind Tre potrebbero aver concertato le proprie strategie commerciali quantomeno in occasione degli incontri e dello scambio di informazioni avvenuti in sede Asstel, primariamente finalizzati a coordinare la posizione degli operatori in relazione all’ottemperanza alla Delibera AGCOM 121/17/2017 e alle iniziative governative. Gli stessi comunicati stampa di Asstel danno conto del ruolo dell’associazione sulla questione della periodicità della fatturazione".

Inoltre, si rileva anche che "nella maggioranza dei casi, ciò sarebbe accaduto senza procedere ad un incremento dei relativi servizi erogati, comportando quindi un aumento del prezzo unitario del servizio."

Gli operatori telefonici hanno a disposizione sessanta giorni di tempo per presentare le difese. Il procedimento, come vi abbiamo già raccontato in passato, si concluderà entro il 31 Marzo 2019.

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