Nel 19esimo secolo i medici inventarono una malattia per non far andare le donne in bici

Nel 19esimo secolo i medici inventarono una malattia per non far andare le donne in bici
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L'invenzione della bici rivoluzionò numerosi settori. Un primo prototipo emerse in Francia verso la fine dell'Ottocento e il "velocipede" prese piede quasi ovunque, soprattutto negli Stati Uniti. Insieme alla diffusione dell'antenato della bici, si diffuse anche una grande bufala.

Alcuni medici avvertirono che, soprattutto per le donne, l'uso del nuovo congegno potesse portare a una condizione medica terrificante: la "Faccia da Bici", caratterizzata dal "cambiamento dell'espressione del volto causato da uno sforzo eccessivo, dalla posizione eretta sulla ruota e dallo sforzo inconscio di mantenere l'equilibrio". Tali affermazioni vennero fatte sul "The Literary Digest", un influente settimanale americano.

Le descrizioni di questa malattia variavano molto: alcuni implicavano che potesse essere una condizione permanente, mentre altri sostenevano che, dopo diverso tempo lontani dal mezzo di trasporto, la "faccia da bici" alla fine sarebbe passata. Ovviamente si tratta di una condizione che non ha alcun fondamento scientifico, ma la convinzione che il ciclismo rendesse le donne vulnerabili a molte malattie stava iniziando a diffondersi sempre di più.

Perché venne promossa una notizia del genere? Nel 1890 in Europa e in America le biciclette erano viste da molti come uno "strumento del femminismo" perché dava alle donne una maggiore mobilità e il mezzo di trasporto promuoveva ad alimentare i movimenti di riforma dell'abbigliamento, che miravano a ridurre le restrizioni vittoriane su vestiti e indumenti intimi in modo che le donne potessero indossare abiti che consentissero loro di impegnarsi in attività fisiche.

Fortunatamente durante lo stesso periodo molti medici iniziarono a mettere in discussione pubblicamente l'idea della faccia da bicicletta. Nel 1897 sulla rivista Phrenological Journal, infatti, la dottoressa di Chicago Sarah Hackett Stevenson mise definitivamente a tacere la questione: "Il ciclismo non è dannoso per nessuna parte dell'anatomia, poiché migliora la salute generale. Negli ultimi cinque anni ho raccomandato coscienziosamente di andare in bicicletta. L'espressione facciale si vede solo tra i principianti, ed è dovuta all'incertezza dei dilettanti, una volta fatta esperienza scompare".

FONTE: grunge
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