Le abilità cerebrali precipitano davvero con l'età? Potrebbe non essere così per tutti

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Le capacità cognitive del cervello umano rappresentano l’apice dello sviluppo evolutivo del sistema nervoso. Pensiero, vocabolario, ragionamento logico, deduttivo e astratto sono tutte componenti che vanno a condensarsi nel raziocinio umano. Con l’avanzare dell’età la freschezza e la plasticità mentale vengono a mancare, ma è così per tutti?

Uno studio condotto da un team di ricerca internazionale, in collaborazione con il Max Planck Institute for Human Development, ha provato a determinare se l’insieme delle capacità cognitive cambiassero universalmente con l’avanzare dell’età oppure seguissero percorsi indipendenti.

Un giovane di 20 anni, ovviamente, possiede una plasticità cognitiva che gli consente di imparare ed approcciare facilmente ambiti e argomenti nuovi, rispetto ad un individuo di 70 anni. Questi ultimi, però, bilanciano questo “rallentamento cognitivo” con un’esperienza e una conoscenza maggiore del mondo che li circonda. In merito alle abilità dell’età avanzata, sapevate che alcune doti del cervello migliorano con la vecchiaia?

Tali differenze giovane-anziano in ambito psicologico vengono identificate e suddivise in due tipologie di capacità cognitive. Queste sono le "capacità cognitive fluide" e le "capacità cognitive cristallizzate". Nel novero delle prime rientrano tutte quelle abilità associate alla struttura e alla plasticità mentale, mentre nelle seconde rientra la conoscenza accumulata nel tempo.

Alla luce di tali definizioni sarebbe teoricamente possibile associare le capacità fluide ad un’età giovanile, le quali subiscono dei cali già nella mezza età, mentre quelle cristallizzate ad un’età avanzata. Queste ultime, di contro, continuano ad aumentare anche nell’età adulta per subire un declino in vecchiaia.

In questi termini sembrerebbe instaurarsi una sorta di compensazione, che al calare della memoria permetterebbe di far coincidere un aumento della conoscenza. Eppure sembra non essere del tutto corretto.

I ricercatori dello studio odierno, infatti, hanno riscontrato dei limiti del meccanismo di compensazione. Comparando i dati dello studio Virginia Cognitive Aging Project degli Stati Uniti e lo studio Betula della Svezia, gli scienziati hanno misurato il cambiamento delle capacità cognitive individuali sia fluide che cristallizzate in donne e uomini.

I risultati hanno permesso di verificare che una maggiore perdita nelle capacità fluide fosse correlata ad un minore guadagno delle capacità cristallizzate, mentre gli individui le cui abilità fluide resistevano meglio alla prova del tempo presentavano guadagni significativi nelle abilità cristalline, come il vocabolario.

I risultati sono facilmente avvalorabili dal riscontro della vita di tutti i giorni, dove alcune persone permangono in uno stato di forma mentale ottimale pur in età avanzata, mentre altre sperimentano un declino accentuato.

Elliot Tucker-Drob, autore principale dello studio, ha dichiarato "In un lavoro precedente, abbiamo già dimostrato che non solo le differenze individuali nelle capacità cognitive in un dato momento possono essere catturate da un fattore generale, ma anche i cambiamenti delle capacità cognitive. I nostri nuovi risultati confermano questa scoperta e dimostrano che i cambiamenti nelle capacità possono infatti essere riassunte in un fattore generale di cambiamento comune".

Le evidenze dello studio mostrano l’importanza cruciale di agire sui fattori esterni, sia benefici che deleteri, che possono influenzare le abilità cognitive e contribuire alla permanenza di uno stato di salute cerebrale ottimale nel processo di crescita, fino all’età adulta e alla vecchiaia.

L’innovazione scientifica degli ultimi anni, in relazione all’abbattimento delle patologie che colpiscono il cervello, ha permesso di creare un vaccino per l’Alzheimer che ripristina la memoria.

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