Gli abitanti dell'Isola di Pasqua si estinsero? Secondo questo studio no

Gli abitanti dell'Isola di Pasqua si estinsero? Secondo questo studio no
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L'Isola di Pasqua è uno dei luoghi sicuramente più iconici conosciuti, soprattutto grazie ai "Moai", i caratteristici testoni di pietra. Molti esperti pensano che la civiltà sia crollata a causa di secoli di deforestazione e pratiche agricole insostenibili, che portarono rapidamente gli abitanti a un lento declino.

Tuttavia, un nuovo studio pubblicato sulla rivista Nature Communications e condotto da un gruppo di ricercatori della Binghamton University a New York, non la pensa in questo modo.

L'isola, prima dell'arrivo umano, era coperta da ben 15 milioni di alberi. I coloni bruciarono la maggior parte dei boschi per dare spazio ai raccolti e raccogliere materiale da costruzione. Nel giro di un paio di generazioni, l'isola raggiunse un numero insostenibile di persone, da 3.000 a 4.000 anime e troppo pochi alberi. Gli scienziati sanno che intorno all'anno 1500, più di due secoli prima che i nativi entrassero in contatto con i coloni europei, l'isola subì un cambiamento climatico che fece seccare il clima.

Contando i luoghi di sepoltura e le case, è possibile stimare le dimensioni di una popolazione nel corso della sua storia. Una tecnica più affidabile è data dalla datazione al radiocarbonio. Gli esperti non sono affatto convinti dalle precedenti valutazioni della popolazione dell'Isola di Pasqua utilizzando la datazione al radiocarbonio, definendola incerta.

La loro analisi suggerisce che, contrariamente ai risultati precedenti, l'isola ha effettivamente registrato una crescita della popolazione costante dal suo insediamento iniziale fino al contatto europeo circa 500 anni dopo.

La deforestazione sull'isola, secondo gli esperti, è sì stata prolungata, ma non è stata improvvisa e non ha provocato una catastrofe. Le foreste, infatti, sono state sostituite da orti che contenevano pietre i cui minerali aumentavano la resa agricola. Nuove statue Moai continuarono ad essere erette sull'isola anche dopo il contatto europeo.

"C'è una tendenza naturale a pensare che le persone in passato non siano intelligenti come noi e che in qualche modo abbiano commesso tutti questi errori, ma è il contrario", afferma Carl Lipo, professore di antropologia e studi ambientali alla Binghamton University. "Hanno prodotto la prole e il successo che ha creato il presente. Anche se le loro tecnologie potrebbero essere più semplici delle nostre, c'è così tanto da imparare sul contesto in cui sono riusciti a sopravvivere".

Secondo gli autori del nuovo studio, quindi, gli abitanti dell'Isola di Pasqua non si estinsero per colpa di pratiche insostenibili e del cambiamento climatico. Queste sono senza alcun dubbio conclusioni "spinose", poiché molti scienziati credono che le pratiche native dell'Isola di Pasqua abbiano portato al crollo della loro civiltà.

Insomma, un argomento destinato ancora a far discutere.

FONTE: zmescience
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