Le acque contaminate di Fukushima sono troppo pericolose da scaricare nell'oceano

Le acque contaminate di Fukushima sono troppo pericolose da scaricare nell'oceano
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Si torna a parlare ancora una volta dell'acqua contaminata di Fukushima che, secondo un nuovo studio del Woods Hole Oceanographic Institution pubblicato sulla rivista Science, potrebbe essere troppo rischiosa per essere scaricata nell'oceano.

Quasi un decennio fa, un terremoto e uno tsunami di Tohoku-oki innescarono un'esplosione nella centrale nucleare di Fukushima Daiichi, in Giappone, causando l'incidente nucleare più grave da Chernobyl e rilasciando una quantità senza precedenti di contaminazione radioattiva nell'oceano. Le operazioni di pulizia hanno fatto scendere i livelli di sicurezza ovunque, tranne che nelle aree più vicine all'impianto.

L'acqua di raffreddamento radioattiva fuoriesce dai reattori nucleari sciolti e si mescola con l'acqua sotterranea. Per evitare che le acque sotterranee penetrino nell'oceano, l'acqua viene pompata in più di 1.000 serbatoi. Utilizzando sofisticati processi di pulizia, inoltre, gli esperti sono stati in grado di rimuovere parte di questa contaminazione e deviare i flussi delle acque sotterranee.

Tuttavia, quei serbatoi si stanno riempiendo e alcuni funzionari giapponesi hanno suggerito che l'acqua dovrebbe essere scaricata nell'oceano. L'acqua nelle vasche passa attraverso un avanzato sistema di trattamento per rimuovere molti isotopi radioattivi e la società di servizi pubblici giapponese TEPCO, gestore dei processi di pulizia, afferma che quest'ultimi eliminino tutte le particelle radioattive dall'acqua tranne il trizio, un isotopo dell'idrogeno - quasi impossibile da rimuovere - ma considerato relativamente innocuo. Non viene facilmente assorbito dalla vita marina e non è dannoso per i tessuti viventi come altre forme di radiazioni.

Tuttavia, secondo il nuovo studio, questo non è l'unico contaminante radioattivo rimasto nei serbatoi: esaminando i dati del 2018 della TEPCO, il ricercatore dell'OMS Ken Buesseler ha scoperto che anche altri isotopi rimangono nelle acque reflue trattate, tra cui carbonio-14, cobalto-60 e stronzio-90. A differenza del trizio, questi isotopi vengono assorbiti dai pesci e dagli organismi marini con relativa facilità.

"Più del 70% dei serbatoi avrebbe bisogno di un trattamento secondario per ridurre le concentrazioni al di sotto di quanto richiesto per legge per il loro rilascio", secondo Buesseler. Non possiamo presumere, infatti, come si comporteranno queste particelle negli oceani. Poiché ci sono diversi livelli diversi di isotopi in ogni vasca, ogni contenitore avrà bisogno della propria valutazione. Lo scienziato teme che all'interno dei serbatoi possa essere presente anche del plutonio.

FONTE: earther
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