In Alaska potrebbe verificarsi un megatsunami: un'onda più alta di 500 metri

In Alaska potrebbe verificarsi un megatsunami: un'onda più alta di 500 metri
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Una gigantesca frana di rocce instabili dopo lo scioglimento di un ghiacciaio potrebbe causare un megatsunami in Alaska, avvertono gli scienziati. Questo tragico evento è probabile che si verifichi nei prossimi due decenni, ma potrebbe accadere anche entro i prossimi 12 mesi.

Il ritiro del ghiacciaio nello Stretto di Prince William, lungo la costa meridionale dell'Alaska, sembra avere un impatto sui pendii delle montagne sopra Barry Arm, a circa 97 chilometri a est di Anchorage, la più grande città dell'Alaska che si affaccia sulla Baia di Cook. L'analisi delle immagini satellitari suggerisce che mentre il ghiacciaio si ritira da Barry Arm a causa dello scioglimento in corso, una grande cicatrice rocciosa sta emergendo sulla faccia della montagna.

Ciò indica che una frana progressiva e lenta è già in corso sopra il fiordo, ma se la parete rocciosa dovesse improvvisamente cedere, le conseguenze potrebbero essere disastrose. "Sulla base dell'elevazione del deposito sopra l'acqua, del volume di terreno che stava scivolando e dell'angolo del pendio, abbiamo calcolato che un crollo del genere rilascerebbe 16 volte più detriti e 11 volte più energia della frana e della baia di Lituya del 1958 in Alaska", afferma il geofisico Chunli Dai della Ohio State University.

L'evento della della baia di Lituya è ricordato a lungo come prova dell'esistenza dei megatsunami: un terremoto e una conseguente frana nella zona del Crillon alla testa della baia, il 9 luglio 1958, furono la causa di un'onda anomala alta circa 525 metri che sconvolse l'intera baia, distrusse tre pescherecci ancorati lì e uccise due persone. Stiamo parlando di un'onda quasi il doppio più alta della Torre Eiffel e circa 10 volte più alta della Torre di Pisa. Un crollo che rilascerebbe 16 volte più detriti e 11 volte più energia di questo evento è davvero terrificante da immaginare.

Attualmente, il monitoraggio in corso da parte di numerose organizzazioni globali tiene sotto controllo gli sviluppi nello Stretto di Prince William.

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