Alcool nello spazio? No, non sono residui di un festino nella galassia: la scoperta

Alcool nello spazio? No, non sono residui di un festino nella galassia: la scoperta
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Finalmente i ricercatori hanno individuato quella che, probabilmente, è la più grande molecola di alcool mai vista nello spazio. Quest’ultima si presenta sotto forma di propanolo.

Le molecole non sempre si mostrano a noi con forme e coreografie specifiche e vengono perciò riconosciuti diversi isomeri di una molecola. Il propanolo si manifesta in due forme: il propanolo “normale” (tra l’altro già individuato nei corpi stellari) e l’iso-propanolo, la molecola principale per la sintesi di solventi e disinfettanti per mani. Quest’ultimo non è mai stato visto in forma interstellare.

"Il rilevamento di entrambi gli isomeri del propanolo è straordinariamente potente nel determinare il meccanismo di formazione di ciascuno", conferma lo studioso Rob Garrod dell’Università della Virginia. "Poiché si assomigliano così tanto, si comportano fisicamente in modi molto simili, il che significa che le due molecole dovrebbero essere presenti negli stessi posti allo stesso tempo".

"L'unica questione aperta sono le effettive quantità presenti nel cosmo: questo renderebbe il loro rapporto interstellare molto più preciso di quanto sarebbe il caso per altre coppie di molecole.

Il Sagittario B2 (Sgr B2) è una gigantesca regione ospitante una formazione stellare che “sforna” stelle da miliardi di anni; le molecole di alcool sono state trovate proprio in questo quartiere galattico. Potrebbe incuriosirvi sapere che, la regione in questione, si trova in prossimità del centro della Via Lattea… Quindi sì, anche vicino a Sagittarius A, il noto buco nero supermassiccio della nostra galassia.

Il livello di precisione delle nostre analisi molecolari è dovuto anche all’impiego di importanti strumenti, come il telescopio Atacama Large Millimeter/submillimeter Array (ALMA).

ALMA permette di osservare, e quindi studiare, molecole con maggior vividezza, altrimenti non visibili. Il tutto si basa sull’analisi delle radiazioni emesse da queste molecole: sono quest’ultime, infatti, che ci fanno capire cosa c’è davvero là fuori.

Holger Müller, professore dell'Università di Colonia in Germania coinvolto nello studio circa le grandi molecole alcoliche trovate nello spazio, afferma che quanto più grandi sono le bande che interrompono lo spettro delle frequenze, tanto più grande è la molecola. Potete ben immaginare quanto sia complesso riconoscere ogni gruppetto chimico in una regione così vasta come Sagittarius B2, dove molti composti si sovrappongono dinanzi al nostro “occhio telescopico”.

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