Trovato un modo per analizzare le antiche mummie egizie senza danneggiarle

Trovato un modo per analizzare le antiche mummie egizie senza danneggiarle
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Studiare le antiche mummie egizie è un tassello fondamentale nella vita di ogni egittologo, ma spesso le analisi portano al danneggiamento del reperto. Tuttavia, stando ad un nuovo studio condiviso tra le pubblicazioni della società scientifica American Chemical Society (ACS), questa situazione potrebbe cambiare.

Quest'ultimo, pubblicato nella sezione "Analytical Chemistry", spiega, innanzitutto, come gli egizi usassero il bitume naturale (una miscela di idrocarburi naturali) per preservare meglio il corpo della mummia. Esso, unito a pasta di gomma, cera d'api, grassi animali e resine di conifere, formava una sostanza viscosa che, oltre a dare al cadavere il solito colore nerastro, teneva intatto tutte le parti anatomiche.

Analizzare, però, queste sostanze è difficile e molte mummie, anche di recente, sono state danneggiate irrimediabilmente o mai analizzate in maniera approfondita per paura di poterle compromettere. Per questo, Charles Dutoit (autore dello studio) e i suoi colleghi si sono domandati quale potesse essere un metodo o una tecnologia utile per abbassare la percentuale di casi del genere.

Come esposto nel paper, la prima conclusione a cui sono arrivati è stata abbastanza immediata: usare la EPR, cioè una risonanza paramagnetica elettronica per poter analizzare il bitume e i suoi componenti.

Prendendo come campioni le sostanze di alcuni sarcofagi, due antiche mummie egizie e 4 animali imbalsamati, risalenti allo stesso periodo (intorno 744-30 a.C.), sono riusciti ad individuare i due elementi principali che hanno dato origine al materiale: il Vanadyl Porphyrins e il radicale in residui carboniosi. Da questi sono risaliti al luogo dove gli antichi imbalsamatori potrebbero aver recuperato il materiale, cioè intorno al Mar Morto.

Sulla base di questo esperimento, si è concluso, quindi, che la EPR è un'ottima tecnica per studiare in maniera più approfondita i materiali chimici che compongono la mummia. I ricercatori hanno affermato con convinzione che questo sia un primo piccolo passo per evitare ulteriori danni irreparabili in reperti di un'importanza storica fondamentale per lo studio dell'antico Egitto e le sue più piccole dinamiche.

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