Negli anni '60 un'IA riuscì a convincere molte persone che fosse reale

Negli anni '60 un'IA riuscì a convincere molte persone che fosse reale
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In tutto il mondo è diventata famosa la storia dell'ingegnere informatico senior di Google e l'intelligenza artificiale senziente. Stiamo parlando di Blake Lemoine che, mentre discuteva con il chatbot LaMDA, ha iniziato a credere che fosse consapevole di sé. Non è la prima volta che si verifica qualcosa del genere.

Nel 1964 Joseph Weizenbaum, professore al MIT, creò un chatbot per delle conversazioni. Si chiamava ELIZA e ovviamente era piuttosto semplice rispetto ai software di oggi e al modello di Google che ha ingannato Lemoine.

L'IA di Weizenbaum identificava le parole chiavi scritte dall'utente durante la chat, facendo delle domande specifiche partendo da lì. Ad esempio scrivendo "Mi piace il gelato", il bot avrebbe potuto scrivere "Che tipo di gelato?". Un funzionamento elementare, ma che per l'epoca era sicuramente qualcosa di incredibile.

Qui Weizenbaum scoprì che, con i giusti suggerimenti degli umani coinvolti nella conversazione, queste risposte erano sufficienti per convincere le persone che il bot fosse molto più intelligente del previsto. Così il professore convinse gli utenti a parlare con il bot come se fosse un terapeuta. Una scelta fatta ad hoc perché "il colloquio psichiatrico è uno dei pochi esempi di comunicazione diadica in linguaggio naturale categorizzato in cui uno dei due partecipanti è libero di non sapere quasi nulla del mondo reale."

Il programma, quando utilizzato, è stato sorprendentemente efficace nel provocare risposte emotive da parte dei suoi "pazienti" e molti si sono convinti dell'intelligenza "reale" del programma... mentre oggi crea perfino un suo linguaggio in codice.

FONTE: iflscience
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