Apple Watch può aiutare nella diagnosi precoce di Covid-19: lo affermano due studi

Apple Watch può aiutare nella diagnosi precoce di Covid-19: lo affermano due studi
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Sono passati ormai due anni dall'annuncio della funzione ECG su Apple Watch 4 e da allora sono stati molteplici i casi in cui questa feature si è rivelata letteralmente vitale per alcuni utenti con patologie cardiache, tra cui la fibrillazione atriale.

L'utilità di avere al polso un device in grado di effettuare un monitoraggio costante della frequenza cardiaca, della temperatura corporea e altri indicatori come la percentuale di saturazione di ossigeno nel sangue possono rivelarsi di fondamentale importanza nel periodo storico attuale, in cui ci troviamo a combattere contro la diffusione del virus SARS-CoV-2.

A dirlo ben due studi separati, condotti dal Mount Sinai Health System di New York e dall'Università di Stanford.

Dispositivi come Apple Watch, Garmin e Fitbit possono, secondo lo studio del Mount Sinai, individuare una positività a Covid-19 fino a 9 giorni prima della comparsa dei sintomi precoci o che si positivizzino i test. Questo studio si è focalizzato in particolare sulle sottili variazioni nella frequenza del battito cardiaco dell'individuo che, in condizioni fisiologiche, sono molteplici nel tempo. Questo modificatore è in grado di darci informazioni fondamentali a questo proposito, poiché in presenza di un importante stato infiammatorio come Covid-19, le variazioni nella frequenza del battito cardiaco si riducono notevolmente, in favore di un aumento generalizzato nel tempo della stessa frequenza cardiaca.

Appare quindi lampante come un dispositivo wearable con monitoraggio attivo 24 ore su 24 possa risultare utile allo scopo. Nello studio, gli stessi operatori sanitari, più di 300, hanno indossato Apple Watch per otre tre mesi. Secondo un report del Center for Disease Control, l'ente di sanità pubblica americano, sono proprio i portatori asintomatici o non ancora sintomatici il principale vettore nella diffusione del virus.

Lo studio dell'Università di Stanford ha invece anallizzato le performance di wearable di diversi produttori, tra cui Garmin, Fitbit e Apple. I risultati sono stati evidenti: l'81% dei partecipanti rivelatisi poi positivi, hanno manifestato cambiamenti nella frequenza cardiaca a riposo già nove giorni e mezzo prima dell'insorgenza dei sintomi.

Il team di Stanford ha addirittura creato uno script in grado di mandare una notifica ai portatori che manifestano una variazione prolungata della frequenza cardiaca.

Il professore Rob Hirten della Icahn School of Medicine at Mount Sinai di New York ci ha tenuto a specificare che, nonostante la bontà degli studi, questi dispositivi hanno comunque le loro limitazioni e non possono essere utilizzati come unico sistema di monitoraggio. Appare chiaro come soprattutto la specificità di questi dispositivi sia limitata, non per limiti del device ma perché trattandosi di uno stratagemma per individuare uno stato infiammatorio, potrebbe positivizzarsi in risposta anche ad altri tipi di insulti.

Per quanto gli studi non siano sponsorizzati o finanziati da Apple, appare chiaro come questa potrebbe rivelarsi un'enorme pubblicità per lo smartwatch che è già il re indiscusso del mercato wearable.

FONTE: CBS
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