Che aspetto avrebbe la Terra se fosse esaminata da una specie avanzata?

Che aspetto avrebbe la Terra se fosse esaminata da una specie avanzata?
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Durante gli ultimi 10 anni abbiamo scoperto circa 4000 esopianeti, e gli strumenti di prossima generazione ci consentiranno studi ancora più precisi sulle superfici e le atmosfere di questi mondi alieni. Per questo motivo alcuni scienziati si sono chiesti: cosa vedrebbe una specie sufficientemente avanzata se studiasse il nostro pianeta?

Usando dei dati di differenti lunghezze d'onda della Terra, un team di scienziati è stato in grado di rispondere a questa domanda. Oltre a soddisfare una curiosità, questo studio potrebbe aiutare gli astronomi a ricostruire le caratteristiche superficiali degli esopianeti "simili alla Terra".

Quando cercano pianeti potenzialmente abitabili oltre il nostro sistema solare, gli scienziati sono costretti ad adottare un approccio indiretto, visto che la maggior parte di questi esopianeti non può essere osservata direttamente.

"In primo luogo, gli attuali studi sugli esopianeti non hanno capito quali siano i requisiti minimi per l'abitabilità. Vi sono alcuni criteri proposti, ma non siamo sicuri che siano sufficienti o necessari. In secondo luogo, anche con questi criteri, le attuali tecniche di osservazione non sono buone abbastanza per confermare l'abitabilità, specialmente su pianeti extrasolari simili alla Terra", afferma Siteng Fan, autore dello studio.

"La Terra è l'unico pianeta che conosciamo che contiene vita", ha detto Fan. Uno degli elementi più importanti del clima terrestre e di tutta la vita sulla sua superficie è il ciclo dell'acqua, che ha tre fasi distinte: la presenza di vapore acqueo nell'atmosfera, nuvole di acqua e ghiaccio e la presenza di corpi idrici sulla superficie. Tutti potenziali indicazioni di abitabilità che potrebbero essere osservate da lunghe distanze.

Il team ha quindi compilato 9740 immagini della Terra che sono state catturate dal satellite DSCOVR (Deep Space Climate Observatory) della NASA, scattate ogni 68-110 minuti in un periodo di due anni (2016 e 2017).

Le linee nere (nella figura in calce all'articolo) corrispondono alle coste dei principali continenti, il verde rappresenta le terre emerse, mentre gli oceani sono indicati in rosso (meno profondi) e blu (più profondi).

Nel prossimo futuro, strumenti come il James Webb Space Telescope (JWST) consentiranno agli scienziati di osservare i pianeti con una precisione e un dettaglio mai visti primi. Inoltre, gli strumenti a terra, come l'Extremely Large Telescope (ELT), il Thirty Meter Telescope (TMT) e il Giant Magellan Telescope (GMT), permetteranno di osservare direttamente anche i mondi rocciosi più piccoli.

FONTE: phys.org
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