Atroce maschera di 1.000 anni mostra tracce di sangue: dipinta per un sacrificio umano?

Atroce maschera di 1.000 anni mostra tracce di sangue: dipinta per un sacrificio umano?
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Prima della scoperta delle Americhe da parte di Cristoforo Colombo, il “nuovo mondo” era abitato da svariate popolazioni indigene, note come civiltà precolombiane. Una nuova ricerca, in relazione ad una di queste antiche culture, ha approfondito l’esame di un’antica sepoltura di oltre 1000 anni fa, che conteneva una maschera tinta di sangue umano.

I ricercatori dell’Università di Oxford, guidati dalla chimica Elisabete Pires, hanno effettuato una serie di rilevamenti su campioni della maschera, ritrovata al principio degli anni ’90, in una sepoltura in Perù, e datata al 1000 d.C.. Dallo scavo fu possibile risalire all’origine dei defunti e dei manufatti, ascrivibili alla cultura Sicán, popolazione di sopraffini fabbri ed orafi, localizzata in Perù tra il VIII e il XIV secolo.

La tomba fu eretta in onore di un uomo di età compresa tra i 40 e i 50 anni e, al tempo del ritrovamento, mostrò uno scenario raccapricciante. La testa era stata staccata dalla colonna e adagiata, con indosso la maschera, vicino al busto. Insieme al reperto furono ritrovati oltre 1 tonnellata di corredi funebri, rappresentati da oggetti preziosi d’oro, argento e rame ed altri scheletri, appartenenti a donne e bambini. Questi scenari non erano rari nelle società precolombiane, come dimostrano gli aztechi e la torre di teschi di Città del Messico.

Lo scenario sembra essere stato finemente imbastito per rappresentare e auspicare la rinascita del defunto attraverso una scena che simboleggia il parto. Gli scheletri di due giovani donne erano nella tipica posizione da partorienti, mentre un’ostetrica assisteva alla nascita, accogliendo due neonati.

Da analisi preliminari, venne appurata la presenza di un minerale di colore rosso sulla superficie della maschera, denominato cinabro ed utilizzato per la sepoltura di personalità di spicco ed oggetti dall’elevato simbolismo rituale. I ricercatori, grazie a tecniche di spettrometria di massa, hanno potuto constatare la presenza di altri “elementi addensanti” nella mistura con cui è stato tinto il prezioso manufatto.

Le analisi del reperto, infatti, hanno mostrato la presenza di una serie di proteine, tra cui albumina e immunoglobulina B, presenti nelle uova e nel sangue umano. I ricercatori hanno ipotizzato che potrebbero essere stati utilizzati, in aggiunta al minerale rosso, per meglio aderire ai materiali della maschera.

A causa del grado di degradazione delle proteine, non è possibile affermare con certezza a quale specie aviaria appartenga l’albume delle uova utilizzato, anche se si suppone si tratti della Cairina moschata, ovvero l’anatra muta. Inoltre, non è possibile determinare se le tracce di sangue fossero presenti unicamente ed intenzionalmente nella pittura o frutto di contaminazione dell’ambiente sepolcrale o per cause rituali.

Per quanto alcuni dubbi potrebbero mettere in discussione tali ipotesi, sono svariati gli esempi di sacrifici umani nella cultura Sicán, i cui rituali prevedevano profondi tagli alla giugulare delle vittime per rendere copioso il sanguinamento. "Dal punto di vista archeologico, l'uso del sangue umano nella pittura non sarebbe sorprendente" concludono gli autori dello studio.

A proposito di civiltà passate, sapevate che alcuni antichi testi maya parlano delle guerre stellari?

Di seguito vi proponiamo una foto della maschera, tratta dalla rivista accademica Journal of Proteome Research 2021.

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