Augmented Eternity: immortali con un app, come in Black Mirror

Augmented Eternity: immortali con un app, come in Black Mirror
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Augmented Eternity è un progetto condotto da Hossein Rahnama, e vuole creare una copia virtuale delle persone — in modo da permettere ai nostri parenti e amici di interagire con noi anche dopo la nostra morte. Il primo obiettivo è quello di clonare il CEO di alcune aziende finanziarie, per permettergli di gestirle anche quando non potrà più.

Il board dell'azienda sta valutando di acquisire una startup, il CEO non è in sala, così i membri del board sfoderano il proprio smartphone e decidono di contattarlo. "Non sono un fan del modello di leadership di quell'azienda", si sentono rispondere. Luce rossa, l'accordo non s'ha da fare. Ma la sentenza non è formulata dal vero CEO, morto da tempo, bensì da una sua copia virtuale. L'IA ha raccolto ogni possibile dato, ogni traccia lasciata online, lo storico delle azioni compiute durante la professione di dirigente e tutta la sua corrispondenza pubblica e privata, in modo da capirne la personalità, la mente e, quindi, potersi sostituire a lui.

Suona fantascientifico? Inquietante? Irrilevante, perché è quello che sta facendo Augmented Reality oggi, nel 2018.

Hossein Rahnama è ricercatore della Ryerson University di Toronto, e visiting faculty member del Media Lab del MIT. Rahnama è convinto che il Sacro Grail del nostro millennio non sia una coppa leggendaria —nemmeno quella di un falegname—, ma bigdata, intelligenza artificiale e machine learning.

Ovviamente la mole di informazioni necessarie per carpire e copiare una persona è immensa, motivo per cui le persone più anziane, con una presenza digitale troppo flebile, difficilmente potrebbero essere buoni candidati. Ma i nativi digitali? Nati con lo smartphone in mano, e abituati a lasciare quotidianamente tracce della propria personalità online? "Stiamo creando gigabytes di dati ogni giorno", ha detto Rahnama al MIT Technology Review. "Ora abbiamo molti dati, potere di calcolo e capacità di storage".

A quel punto le possibilità sono infinite: la tua copia digitale potrebbe essere una chatbot, come quella che Rahnama vuole creare per il suo amico CEO, oppure un avatar in 3D, una voce sintetica come quella di Siri, magari concepita per essere indistinguibile da quella che avevamo in vita, o ancora, il nostro clone digitale potrebbe essere montato su un robot o... un oggetto?

Oggi esistono ancora degli ostacoli, a partire dalla difficoltà delle intelligenze artificiali a comprendere i contesti: motivo per cui il CEO virtuale che sta costruendo sarà uno strumento di supporto, e non potrà dirigere un'azienda. Non siamo assolutamente ancora arrivati alla utopia (distopia?) immaginata da Augmented Reality. Eppure a questo si sta pensando proprio ora, e la sua realizzazione potrebbe essere una questione di quando, e non di se.

Per Ranhama le copie virtuali potrebbero essere un mezzo per lasciare un'eredità ancora più forte su questo mondo —fa l'esempio di una copia di un professore accademico, a cui gli studenti possono rivolgersi per consigli e dubbi.

Non solo morti: anche uno strumento per ottimizzare il proprio tempo e la propria conoscenza, come nel caso dell'avvocato che usa una sua copia virtuale per dare pareri legali in cambio di una parcella. La mente è quella, il bagaglio di sapere pure, ma i clienti che si potrebbero soddisfare in questo modo potrebbero aumentare virtualmente all'infinito.

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