L'Australia vuole che i social siano sanzionati quando vengono usati dai terroristi

L'Australia vuole che i social siano sanzionati quando vengono usati dai terroristi
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In Australia c'è una proposta di legge che potrebbe mettere a repentaglio la stessa esistenza dei social: obbligo di prendere misure concrete per impedire che i terroristi utilizzino le piattaforme per la loro propaganda, con sanzioni severe in caso di inadempimento. Ma il caso del terrorista di Christchurch ha mostrato come sia davvero difficile.

Ovviamente il disegno di legge nasce dallo sconcerto provocato dall'attacco terroristico di Christ Church, dove un uomo che si definisce "eco-fascista" ha aperto il fuoco contro gli avventori di una moschea neozelandese, condividendo il tutto su Facebook. La live di 17 minuti è stata guardata da centinaia di persone senza che il social sia stato in grado di intervenire in tempi utili. La strage è completamente sfuggita ai controlli del social, che, suo malgrado, divenne in quella occasione strumento di propaganda del terrorista. L'episodio ha fatto molto parlare di se anche perché, per la prima volta, il linguaggio ironico e sfrontato di alcune sottoculture nate sul web è stato utilizzato fuori dalla rete, e durante un massacro.

Nei giorni successivi Facebook dovette cancellare milioni di copie del video, che nel frattempo era rimbalzato su diverse pagine e gruppi chiusi. Il problema non è stata la capacità del social di gestire la fase successiva all'evento, quanto la mancata interruzione del video mentre la strage era in corso. Ovviamente il grande interrogativo è se si sarebbe riuscito a salvare delle vite laddove il social avesse intercettato per tempo l'attacco, allertando tempestivamente le autorità.

La proposta di legge si propone di "imputare la responsabilità (di episodi simili) ai social network, al fine di impedire che le piattaforme social dei colossi mediatici vengano cooptate da terroristi, criminali ed estremisti violenti". Se passasse il codice penale australiano riterrebbe responsabili i social network in ogni caso in cui non riescano ad eliminare video violenti, come quello della strage di Christchurch, in tempi estremamente rapidi. Il fatto che il video sia stato messo in lista nera da Facebook in meno di 24 ore, fa intendere che i legislatori australiani si aspettino tempistiche ancora più celeri.

La pena per i trasgressori è di tre anni di carcere, più una ammenda di oltre mezzo milione di dollari. L'azienda dovrebbe rispondere con una sanzione pari al 10% del suo fatturato.

Eppure la strage di Christchurch non ha fatto emergere l'incompetenza di Facebook, quanto i limiti dei suoi strumenti tecnologici —forse i più avanzati su questo fronte tra quelli nella disponibilità di una piattaforma social. L'azienda si era difesa ricordando il funzionamento delle intelligenze artificiali: questi algoritmi funzionano solo quando hanno milioni di dati, video e immagini da cui imparare. Fortunatamente non abbiamo milioni di immagini e video di stragi, perché episodi come quello di Christchurch sono estremamente rari.

Una proposta di legge come quella australiana chiede ai social network l'impossibile, mettendo a rischio la stessa natura basata sulle interazioni simultanee e istantanee di centinaia di milioni di utenti su cui si basano tutte le piattaforme presenti sul mercato.

FONTE: Futurism
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