Avvistate per la prima volta tempeste di polvere su Titano

Avvistate per la prima volta tempeste di polvere su Titano
di

I dati provenienti da Cassini hanno rivelato quelle che sembrano gigantesche tempeste di sabbia nelle regioni equatoriali di Titano, una delle lune di Saturno. E così adesso Titano è uno dei soli tre corpi del Sistema solare, oltre alla Terra ed a Marte, ad avere tempeste di sabbia osservate direttamente.

La scoperta è stata annunciata in un articolo pubblicato il 24 settembre su Nature Geoscience. Questa osservazione sta aiutando gli scienziati a comprendere meglio l'ambiente affascinante e dinamico della più grande luna di Saturno.

"Titano è una luna molto attiva", ha dichiarato Sebastien Rodriguez, astronomo all'Université Paris Diderot, in Francia, e autore principale della rivista. "Sappiamo già molto sulla sua geologia e sul ciclo esotico di idrocarburi, ora possiamo aggiungere un'altra analogia con la Terra e Marte: il ciclo attivo della polvere, in cui la polvere organica può essere sollevata da grandi dune attorno all'equatore di Titano".

Titano è, In effetti, l'unica luna del Sistema Solare ad avere un'atmosfera ben definita e l'unico corpo celeste (oltre alla Terra) in cui è stata accertata la presenza di superfici liquide tutt'ora esistenti. Si parla di superfici liquide, non di acqua: Sulla Terra fiumi, laghi e mari sono pieni d'acqua, ma su Titano è principalmente il metano e l'etano a scorrere tra le riserve liquide. In questo ciclo unico, le molecole di idrocarburi evaporano, si condensano in nuvole e ricadono a terra.

Il tempo su Titano varia da stagione a stagione, proprio come sulla Terra. In particolare, durante il periodo dell'equinozio si formano imponenti nubi nelle regioni tropicali e causano potenti tempeste di metano.

Ed è il proprio il metano ad aver in un primo momento tratto in inganno gli astronomi: Quando Rodriguez ed il suo team hanno individuato per la prima volta tre insoliti brillamenti nella zona equatoriale, attraverso le immagini a infrarossi scattate da Cassini nel 2009, hanno pensato che potesse trattarsi di nubi di metano. Dopo aver studiato l'evento, hanno scoperto che non era così: "Da quanto sappiamo sulla formazione delle nuvole su Titano, possiamo dire che tali nubi di metano in questa zona e in questo periodo dell'anno non sono fisicamente possibili", ha spiegato Rodriguez. "Le nubi di metano che possono svilupparsi in quest'area e durante questo periodo di tempo contengono enormi goccioline e devono trovarsi ad un'altitudine molto elevata - molto più alte dell'altezza a cui si trovano (circa 10 chilometri)".

I ricercatori sono stati anche in grado di escludere che questi oggetti luminosi fossero effettivamente sulla superficie di Titano. Tali macchie sarebbero infatti rimaste visibili per molto più tempo, mentre invece queste "luci" sono rimaste visibili solo per 5-11 settimane.

In calce alla news potete trovare un'immagine che indica i "punti luminosi" in questione ( oppure in alta risoluzione a questo link). E' inoltre disponibile anche una animazione che mostra il fenomeno durante il suo svolgimento.

Inoltre, è stato osservato che le caratteristiche devono essere atmosferiche ma comunque vicine alla superficie, molto probabilmente formando uno strato molto sottile di minuscole particelle organiche solide. Dato che si trovavano proprio sopra i campi di dune intorno all'equatore di Titano, l'unica spiegazione rimanente era che le macchie erano in realtà nuvole di polvere sollevate dalle dune.
La polvere organica si forma quando le molecole organiche, formate dall'interazione della luce solare con il metano, diventano abbastanza grandi da risultare pesanti e cadere sulla superficie. Tuttavia, non è una grossa novità: Rodriguez ha detto che mentre questa è la prima osservazione di una tempesta di polvere su Titano, il risultato non è sorprendente.

"Riteniamo che la sonda Huygens, che è atterrata sulla superficie di Titan nel gennaio 2005, abbia sollevato una piccola quantità di polvere organica all'arrivo a causa della sua potente scia aerodinamica", ha affermato Rodriguez. "Ma quello che abbiamo notato qui con Cassini è molto più ampio: le velocità del vento in superficie necessarie per sollevare una tale quantità di polvere, come vediamo in queste tempeste di sabbia, dovrebbero essere molto forti, circa cinque volte più forti di la velocità media del vento stimata dalle misure Huygens vicino alla superficie e con i modelli climatici".

Osservare un fenomeno del genere può portare ad alcune ipotesi: L'esistenza di venti così forti che generano massicce tempeste di sabbia implica che la sabbia sottostante può essere messa in moto. I venti potrebbero trasportare la polvere sollevata dalle dune su grandi distanze, contribuendo al ciclo globale della polvere organica su Titano e causando effetti simili a quelli che possono essere osservati su Terra e Marte.

I risultati sono stati ottenuti con la Visual and Infrared Mapping Spectrometer di Cassini, uno spettrometro ad infrarossi. La missione Cassini-Huygens è un progetto cooperativo della NASA, dell'ESA (Agenzia spaziale europea) e dell'Agenzia spaziale italiana. Vi ricordiamo che la navicella Cassini si è disintegrata nell'atmosfera di Saturno il 15 settembre 2017, a conclusione della sua missione.

FONTE: nasa
Quanto è interessante?
10

Acquista il puzzle 3D della Stazione Spaziale Internazionale su Amazon.it e divertiti a costruire il modellino della ISS!

Avvistate per la prima volta tempeste di polvere su Titano