Aziende stanno inviando macchine minerarie sul fondo dell'oceano, ma c'è un problema

Aziende stanno inviando macchine minerarie sul fondo dell'oceano, ma c'è un problema
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Ultimamente sono numerose le aziende che vogliono inviare sul fondo dell'oceano delle gigantesche macchine per l'estrazione di materiali come nichel, rame, manganese e cobalto. Tuttavia c'è un grande problema: l'estrazione in queste zone distruggerebbe inevitabilmente qualsiasi ecosistema o habitat locale nell'area.

Molti di questi luoghi, inoltre, non sono mai stati esplorati dalla scienza, secondo quanto riporta il The Guardian (anche se in futuro i fondali marini non saranno più un segreto). Ciò crea sostanzialmente un problema: scavare per il bene del commercio e dell'industria, o conservare questi luoghi in nome della scienza e della biodiversità? Le opinioni sono ovviamente divise.

Secondo Oliver Steeds, fondatore di una società di ricerca in acque profonde, "abbiamo la tecnologia a nostra disposizione per esplorare più oceano nei prossimi 10 anni di quanto abbiamo fatto negli ultimi 10.000 anni". La tecnologia mineraria rappresenta "una straordinaria opportunità di progresso, ma è anche una minaccia".

La Metals Company è una delle compagnie minerarie che progettano di estrarre il fondo del mare. Quest'ultima afferma che questo è il metodo con il minimo impatto sul pianeta - almeno rispetto alle altre tecniche di superfice - ed è essenziale per ottenere i metalli necessari per le batterie delle auto elettriche.

Tuttavia gli esperti, e perfino le case automobilistiche di auto elettriche, non sono d'accordo con queste tecniche. "Metals Company offre una scelta falsa o distopica", ha dichiarato al Guardian il cofondatore della Deep Sea Conservation Coalition, Matthew Gianni. Secondo gli scienziati, estrarre sul fondo del mare causerebbe un impatto ambientale poco compreso in un'area che è quasi impossibile da monitorare e regolare.

Insomma, ci sarebbero pochi benefici ed effetti collaterali non proprio conosciuti: che effetto avrebbe l'estrazione sul tasso di estinzione di questi luoghi? Quanto tempo impiegheranno questi sistemi a riprendersi? Queste e altre domande non hanno risposta. Quello che sappiamo è che anche nel luogo più profondo del nostro pianeta è stata trovata della plastica.

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