Banda Larga, Open Fiber: "pronti ad investire ma mancano gli operai"

Banda Larga, Open Fiber: 'pronti ad investire ma mancano gli operai'
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L’accordo TIM-Open Fiber continua a far discutere e si continua a parlare di ciò che avverrà nei prossimi anni con la fibra ottica. L’operatore telefonico, che si è prefissato l’obiettivo di diventare “il sistema nervoso del Paese”, però, si sta scontando con non pochi problemi che rischiano di non far rispettare i tempi.

A riguardo, Open Fiber ha spiegato che un ritardo “non dipende né dai soldi né dalla società, se oggi c’è un tema che riguarda Open fiber è quello del lavoro: avere la capacità di mettere a terra tutto il lavoro che abbiamo, considerando anche i tempi previsti per cablare le aree grigie che sono a scadenza del 2026. E’ un problema che riguarda l’intero Paese”.

L’operatore, infatti, è pronto ad assumere da subito 1.500 persone per la copertura delle aree bianche del piano BUL (qui spieghiamo la differenza tra aree bianche, grigie e nere) , mentre il prossimo anno avrà bisogno di 8mila addetti. “Abbiamo formato una nuova società, chiesto a tutti i fornitori, siglato un accordo con Autostrade per l’Italia e ci siamo perfino rivolti alle carceri, per sondare e studiare la possibilità di reinserire i detenuti e farli lavorare nei nostri cantieri. Al momento già quattro detenuti del carcere di Bollate sono al lavoro sui cantieri di Open Fiber, la società sta studiando la questione con i vari ministeri competenti” ha affermato Mario Rossetti, l’amministratore delegato di Open Fiber.

Sullo stato delle aree nere, invece, Open Fiber non è in ritardo, e Rossetti ha affermato che la compagnia “ha deciso di spostare risorse dalle aree più ricche verso le altre”.

FONTE: Rep
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