La battaglia di Iwo Jima fu uno dei più brutali scontri tra USA e Giappone: perché?

La battaglia di Iwo Jima fu uno dei più brutali scontri tra USA e Giappone: perché?
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I feroci scontri della cosiddetta "guerra del Pacifico" non sono sempre nominati nello studio scolastico della Seconda Guerra Mondiale...fatta eccezione per alcuni. Fra questi vi rientra la battaglia di Iwo Jima. In quest'isola le numerose forze statunitensi riuscirono, alla fine, a sopraffare l'esercito imperiale giapponese, ma il costo fu caro.

Tutto iniziò verso gli ultimi mesi del 1944, quando divenne evidente che l'Impero giapponese si ritrovava sconfitto su tutti i fronti e l'unica strategia possibile che poteva seguire era quella di difendere le proprie aree metropolitane.

La marina statunitense, dopo le battaglie di Midway (nel giugno del 1942) e del Golfo di Leyte (nell'ottobre del 1944), aveva dato prova della propria supremazia e di come fosse perfettamente capace di dirigere delle operazioni coniugate coi corpi anfibi e i Marines.

A queste vittorie va aggiunta anche la perdita, da parte dell'impero nipponico, delle Marianne - conquistate dalla Gran Bretagna. Questo colpo, in particolare, fu durissimo, perché andò a distruggere la cosiddetta "linea interna di difesa" giapponese e i bombardieri strategici americani poterono, da quel momento in poi, attaccare la flotta imperiale senza grandi difficoltà e avvicinarsi, sempre più, agli obiettivi terrestri.

E' proprio per questo motivo che Iwo Jima, dotato di una stazione radar, divenne un fulcro da proteggere - visto il suo ruolo come sentinella per la difesa anti-aerea nemica.

Per ordine del generale Tadamichi Kuribayashi, l'isola venne rimodulata come una fortezza, inserendovi: bunker, tunnel, trincee, centinaia di pezzi d'artiglieria (oltre a quelli già presenti), etc... Ovviamente, insieme alle armi per la difesa giunsero anche gli uomini necessari. Si conta che, alla vigilia dell'inizio della battaglia sull'isola, vi fossero tra i 20 e 22 mila soldati giapponesi.

Dall'altra parte, nel fronte americano, gli Stati Uniti organizzarono un'azione offensiva che avrebbe incluso tutti gli organi dell'esercito, dalla flotta fino all'aereonautica, comprendendo anche il corpo dei marines. Vennero spediti ad Iwo Jima circa 110.308 effettivi.

I marines, nel 19 Febbraio del 1945, entrarono nell'isola via mare, affiancati dai corpi anfibi. Questi, tuttavia, rimasero bloccati dalla sabbia vulcanica delle spiagge - rendendo tutti esposti maggiormente all'attacco dell'artiglieria giapponese proveniente dall'alto del Monte Suribachi. Si contarono, il primo giorno, 2500 morti solo tra le truppe statunitensi.

La battaglia generale, invece, si fermò il 26 Marzo, più di un mese dopo, quando gli americani dichiararono l'occupazione definitiva di tutta l'isola. Tuttavia, questa vittoria sudata, come detto prima, ebbe un costo altissimo di vite umane.

Dello schieramento nipponico morirono circa 20 mila uomini, incluso il generale Kuribayashi (di cui non si trovò mai il corpo). Praticamente, solo pochissimi testimoni giapponesi rimasero vivi dopo quel traumatico scontro. Al contrario, gli Stati Uniti persero 26 mila soldati su 110 mila.

Se volete conoscere di più riguardo i rapporti tra USA e Giappone durante la Seconda Guerra Mondiale, vi proponiamo questo particolare (e breve) approfondimento sul peggiore genocida giapponese dell'epoca e il suo importante ruolo nel conflitto.

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