I batteri presenti nella polvere possono scambiarsi geni per resistenza agli antibiotici

I batteri presenti nella polvere possono scambiarsi geni per resistenza agli antibiotici
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In un nuovo studio un team di ricerca ha scoperto che i batteri che si annidano nella polvere delle nostre case possono “passarsi” i geni per la resistenza agli antibiotici.

La resistenza agli antibiotici da parte dei batteri è in costante aumento e gli scienziati di tutto il mondo guardano a questo fenomeno con particolare attenzione. Solitamente è proprio il massiccio uso di antibiotici che fa sì che questi batteri acquisiscano la capacità di difendersi da queste sostanze. Una nuova ricerca dell’Università dell’Illinois aggiunge a questo quadro un tassello in più. Secondo quanto pubblicato sulla rivista PLOS Pathogens sembra che i batteri che vivono nella polvere delle nostre abitazioni possano acquisire la resistenza agli antibiotici ricevendola da batteri resistenti esterni con cui vengono a contatto.

L’esperimento che sta alla base dello studio ha previsto la raccolta di campioni di polvere provenienti da più di 40 abitazioni diverse. All'interno di questi campioni gli scienziati sono andati alla ricerca di un ceppo batterico in particolare: lo Staphylococcus. Studiando il materiale genetico di questo batterio gli esperti hanno notato che vi erano circa 183 geni che conferivano resistenza agli antibiotici e di questi circa 52 erano potenzialmente geni mobili, che potevano essere scambiati con altri batteri. In molti batteri lo scambio di materiale genetico non avviene in maniera verticale, ovvero dai genitori alla prole, ma può avvenire anche in orizzontale, cioè un batterio scambia il “corredo genetico” per la resistenza agli antibiotici con il suo vicino.

E’ probabile che lo scambio di materiale genetico avvenga quando le condizioni di vita del batterio non sono ottimali, quando cioè il microrganismo è sotto stress come può esserlo all'interno della polvere delle nostre abitazioni, ovvero in condizioni di scarsa umidità, presenza di sostanze antibatteriche utilizzate per la pulizia domestica, relativamente basse temperature e poco cibo. Tuttavia gli scienziati dietro allo studio ci dicono che questo lavoro non implica che la resistenza agli antibiotici stia peggiorando, mette semplicemente in guardia come tutto questo possa essere, probabilmente, un altro fatto di rischio a cui dobbiamo prestare attenzione con ulteriori studi.

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