Bere caffè potrebbe aiutare a combattere l'insorgere del Parkinson

Bere caffè potrebbe aiutare a combattere l'insorgere del Parkinson
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Contro la malattia di Parkinson si scoprono sempre più alleati sorprendenti: dopo lo studio che ha suggerito la riduzione dell’insorgere di sintomi come costipazione e sonnolenza diurna grazie a una dieta sana, ora altre ricerche hanno mostrato che bere caffè potrebbe essere associato a un minor rischio di sviluppare la malattia: ecco perché.

Lo studio pubblicato nella rivista medica Neurology in data 30 settembre 2020 e condotto da un team di ricercatori guidato da Grace Crotty del Massachussets General Hospital di Boston ha mostrato risultati molto interessanti e incoraggianti. Paragonando 188 persone con il Parkinson e 180 senza, gli esperti hanno osservato il ruolo della mutazione genetica LRRK2, considerata un fattore di rischio per l’insorgere della malattia, e del consumo di caffè.

I dati sono i seguenti: tra le persone con tale mutazione genetica, dopo aver bevuto caffè coloro che hanno il Parkinson avevano una concentrazione di caffeina nel sangue inferiore del 76% rispetto a coloro che non hanno il Parkinson. Tra i non portatori della mutazione, invece, la concentrazione di caffeina dei malati di Parkinson era inferiore del 31% rispetto ai soggetti senza la malattia. Inoltre, in generale i portatori della mutazione LRRK2 malati di Parkinson hanno dichiarato di inserire meno alimenti con caffeina nella loro dieta rispetto a coloro che non avevano il Parkinson, con o senza mutazione che siano.

Come affermato da Crotty stesso: “Questi risultati sono promettenti e incoraggiano la ricerca futura che esplora la caffeina e le terapie correlate alla caffeina per ridurre la possibilità che le persone con questo gene sviluppino il Parkinson. È anche possibile che i livelli di caffeina nel sangue possano essere usati come biomarcatore per aiutare a identificare quali persone con questo gene svilupperanno la malattia, supponendo che i livelli di caffeina rimangano relativamente stabili”.

Questa correlazione tra la malattia e il caffè era già nota nella comunità scientifica, però necessita ancora di molti studi più approfonditi per comprendere se effettivamente la caffeina ha qualche effetto sul lungo termine sul rischio del Parkinson o sulla progressione della malattia.

A proposito di caffè, altre ricerche hanno mostrato che per “attivarsi” non è necessario berlo, anzi basterebbe un po’ di esercizio fisico.

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