Bing si unisce al fronte anti fake news. Mostrerà il fact-checking nei risultati

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Nei motori di ricerca spesso le bufale hanno la meglio sulle notizie affidabili. Così, da quando la questione è diventata centrale in molti Paesi, i principali siti stanno provvedendo a dare una risposta al problema affinando i propri algoritmi. Bing si è spinto oltre decidendo di mostrare per primi i siti che si occupano di debunking.

L'Olocausto non c'è mai stato? L'undici settembre è un complotto dei servizi segreti americani? La Red Bull può uccidere? Basta provare a sottoporre alcune di queste domande ad un qualsiasi motore di ricerca per ottenere risultati degni di un film dell'orrore. Spesso –troppo spesso– la verità si perde in un mare di disinformazione, con tutte le conseguenze tragiche che in una società ordinata questo può comportare.

Bing, il motore di ricerca di Microsoft, ha deciso di mostrare in evidenza alcuni siti di fact-checking. Affianco ad articoli che contengono contenuti poco precisi o non veritieri dovrebbe ora apparire nella maggior parte dei casi un articolo di smentita. Nell'immagine d'esempio vediamo come il primo risultato fornito è una smentita di Snopes, con tanto di scritta in grassetto "Fact checked by Snopes: False".

La feature permette ad un sito di mettere in embed una riga di codice specifica, in modo da evidenziare i propri articoli come fact-checking. Certo, una cosa che potrebbe essere abusata pure dai bufalari dato che su The Verge leggiamo che i siti in evidenza non saranno solo quelli più conosciuti. Insomma, qualsiasi blog potrebbe aggiungere la riga di codice per accreditarsi come fact-checker, magari con il fine di rafforzare bufale già esistenti. Questo in linea di massima, ma Bing promette che verificherà se i siti che sceglieranno questa strada seguano effettivamente dei criteri minimi di buon senso.

Quello delle fake news è un tema di grande rilievo di cui abbiamo parlato molto su questo sito. Un tema che ha raggiunto anche il dibattito politico italiano dopo le parole in merito del Ministro Fedeli. Un tema da cui nemmeno i videogiochi sono immuni, a quanto pare.

FONTE: The Verge
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