Blue Origin invia il prototipo di un veicolo lunare alla NASA

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Il team di Blue Origin, la compagnia spaziale del proprietario di Amazon Jeff Bezos, ha inviato un prototipo di un lander lunare alla NASA. Il veicolo potrebbe portare, in un futuro non troppo lontano, un equipaggio di astronauti sulla superficie della Luna. L'obiettivo dell'agenzia spaziale è tornare sul nostro satellite entro il 2024.

Il lander, alto circa 40 piedi (12m), è a scala naturale ed è composto da due moduli: Ascent Element (AE) e Descent Element (DE). Il modello servirà principalmente per testare le operazioni dell'equipaggio, come il trasporto di astronauti, strumenti e scorte dentro e fuori dal veicolo.

Questo potrà aiutare i ricercatori della NASA a valutare elementi come l'ergonomia della cabina, la visibilità o quale sia l'esperienza di entrare in un veicolo con indosso una tuta spaziale.

"La parte più interessante di costruire questo modello è trovare cose a cui non stavi pensando," racconta Brent Sherwood, vice presidente del programma di sviluppo avanzato di Blue Origin, a SpaceNews. "Ci saranno delle sorprese che verranno rivelate da questo tipo di ambiente solo quando ci sarai dentro e potrai vederlo e sentirlo."

Ad Aprile, la Nasa ha premiato tre compagnie con dei contratti per il suo progetto human landing system. A parte Blue Origin, che ha preso la fetta più grande dei 967 milioni stanziati, la compagnia Dynetics e SpaceX hanno ricevuto 253 milioni di dollari e 135 milioni rispettivamente.

SpaceX ha ricevuto fondi per lo sviluppo di Starship, un gigantesco veicolo spaziale che dovrebbe trasportare gli astronauti sulla Luna grazie al razzo Super Heavy. Blue Origin è a lavoro sulle missioni lunari da molto tempo, vi avevamo già raccontato dei test sul motore di questo lander lo scorso Febbraio.

Un altra serie di contratti verrà stipulata in autunno, anche se non è ancora chiaro quanti lander sarà in grado di supportare la NASA, considerando anche la riduzione del budget a cui andrà incontro la compagnia spaziale statunitense.

"Testare questo modello riguardo alle interazioni dell'equipaggio è un passo avanti verso una missione reale," afferma Sherwood. "Quello che impariamo da un modello a scala naturale non può essere imparato in nessun altro modo."

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