Le bombe inesplose del Novecento stanno cominciando ad essere un problema

Le bombe inesplose del Novecento stanno cominciando ad essere un problema
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Gran parte delle guerre svolte nel corso del Novecento hanno avuto le bombe come principale arma di assalto e di distruzione distribuiti agli eserciti.

Non tutte le bombe che furono però utilizzate in battaglia sono tuttavia esplose, una volta lanciate o sepolte. Come infatti dimostra abbastanza bene la Zona Rossa Francese, in cui sono presenti ancora milioni di bombe inesplose, provenienti dalla Prima guerra mondiale, in giro per il mondo ci sono molte regioni in cui avventurarsi nei vecchi campi minati è ancora estremamente pericoloso, considerando anche l'impegno delle comunità internazionali nel renderli sicuri.

Considerando anche il fatto che le bombe non furono le uniche armi utilizzati dagli eserciti, per abbattere il nemico (non furono neppure le più pericolose), una recente inchiesta pubblicata su Royal Society Open Science ha appena dimostrato che molte di esse stanno aumentando la propria pericolosità con il corso degli anni, poiché la loro struttura si sta degradando nel tempo, portando gli esplosivi ad essere più suscettibili agli urti o alle aggressioni chimiche.

Tra le sostanze utilizzate un tempo per produrre bombe, quella che oggi viene considerata più pericolosa di tutte da parte degli esperti è l'Amatol, che veniva miscelata al TNT e alla dinamite. Molteplici bombe risalenti alla Prima e Seconda guerra mondiale sono infatti esplose recentemente per colpa di questa sostanza, divenuta sensibile agli urti e all'escursioni di temperatura.

Secondo gli autori dell'inchiesta sarebbe necessario che i vari governi accelerino sugli sminamenti di quelle aree che - per colpa delle vecchie guerre - sono state un campo di battaglia e rischiano di provocare diversi incidenti. Numerosi paesi dell'Europa, come anche dell'Africa e del Sud est asiatico, hanno infatti ricostruito le loro città sopra le aree interessate dalle linee di tiro, il cui suolo conserva ancora, dopo decenni, migliaia se non milioni di bombe inesplose.

Per capire l'ampiezza del problema, basti pensare a quante volte negli scorsi decenni alcuni paesi occidentali come la Germania o l'Italia hanno dovuto sgomberare interi paesi o quartieri, per recuperare ordigni bellici. Nel 2008 nella città tedesca di Hattingen 17 persone rimasero persino ferite in un campo edile, di seguito alla scoperta involontaria di una bomba alleata di 250 kg, usata durante la liberazione della Germania dai nazisti.

L'esplosione di questa bomba dimostrò in Europa che bisognava ancora impegnarsi per affrontare i danni provocati dalla guerra, attuando una campagna internazionale per sensibilizzare la popolazione nel chiamare gli artificieri, una volta scoperto un ordigno.

A complicare ulteriormente la situazione ci sono le armi chimiche e batteriologiche che sono state utilizzate in passato, che hanno contribuito a rendere alcuni campi di battaglia dell'Est Europa e dell'Africa non solo pericolosamente esplosivi, ma anche tossici.

FONTE: IFLScience

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