Ecco una breve guida per comprendere meglio la crisi di Suez del 1956

Ecco una breve guida per comprendere meglio la crisi di Suez del 1956
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Il Canale di Suez ha sempre giocato un ruolo centrale nelle relazioni tra Occidente ed Oriente. Quando, nel 1956, questo spazio "neutro", ma di estrema importanza per i britannici, cadde sotto la completa giurisdizione dell'Egitto dell'anticolonialista Abdel Nasser, si innescò un'inevitabile crisi che sfociò in un vero e proprio conflitto armato.

Prima di tutto, bisogna compiere un passo indietro e tornare alla seconda metà dell'Ottocento, quando Francia ed Egitto decisero di costruire il Canale di Suez. Al tempo questo lungo corso d'acqua aveva un ruolo strategico sia dal punto di vista militare che commerciale.

Per questo, l'impero britannico, nel 1875, iniziò ad acquistare le quote egiziane del canale per espandere la propria influenza egemonica. Solo 7 anni dopo, invece, la Gran Bretagna conquistò l'intero Egitto e prendendo, de facto, il controllo assoluto dell'intero canale - che perdurò fino alla fine della Seconda Guerra Mondiale.

Tuttavia, nel secondo dopoguerra iniziarono a subentrare una serie di problemi in seguito all'istituzione formale, nel 1948, dello Stato di Israele in un'ex-area di influenza inglese, cioè la Palestina.

Fra questi vi rientrò l'ufficiale Gamal Abdel Nasser, colui che rovesciò la monarchia egiziana del re Faruq e venne proclamato come Presidente della Repubblica d'Egitto. Questa figura era fortemente anticolonialista e sostenitrice del panarabismo, cioè quel movimento politico che sostiene la creazione di una nazione che unisca tutti i territori arabofoni. Fu inevitabile, quindi, che iniziasse una serie di politiche contro le maggiori potenze europee dell'epoca: la Francia e l'Inghilterra.

Il casus belli per il Primo Ministro britannico, Sir Anthony Eden, arrivò quando Nasser decise di nazionalizzare il canale, all'epoca finanziato dagli inglesi con quote che si aggiravano intorno al 44% e che permettevano ai britannici di averne il maggior controllo.

Francia, Gran Bretagna ed Israele si riunirono, quindi, in segreto a Sèvres (Francia) per poter organizzare il piano offensivo contro l'Egitto, che si sarebbe evoluto nella cosiddetta Operazione Musketeer.

Israele avrebbe dovuto invadere la Striscia di Gaza e la penisola del Sinai, come previsto dall'accordo. Francia e Inghilterra si sarebbero dovute offrire come alleate dell'Egitto, pur consce che il capo di Stato arabo non avrebbe mai dato il proprio consenso. Nasser, infatti, rifiutò la richiesta d'assistenza e questo diede il via libera alle due potenze europee di invadere il canale e riprenderselo.

In tutto questo caos, intervennero l'Unione Sovietica e gli Stati Uniti. La prima affermò la volontà di sostenere l'Egitto, ma per gli USA la questione era un po' più complessa.

Gli Stati Uniti all'epoca, sotto l'amministrazione di Eisenhower, stavano già fronteggiando la crisi ungherese, dove criticarono aspramente l'invasione militare sovietica. Simultaneamente si trovarono, però, anche alleate con tre potenze che avevano fatto la stessa identica cosa per una semplice questione di influenza territoriale in Egitto.

Per questo, alla fine, gli USA e l'Unione Sovietica obbligarono il cessate il fuoco. Eisenhower, per convincere gli inglesi, li minacciò di provocare il crollo della sterlina comprando le riserve americane sulla moneta britannica.

Dopo centinaia di morti da entrambi i fronti, la guerra venne conclusa formalmente il 7 novembre del 1956. "Suez", da quel momento in poi, corrispose per gli inglesi a quel momento esatto della loro storia dove venne sancita la fine della secolare gloria imperiale.

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