Altro che buchi neri, l'Universo potrebbe essere pieno di 'Gravastar', ecco cosa sono

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Una nuova teoria sfida l'ipotesi consolidata dei buchi neri, aprendo un capitolo affascinante nella comprensione dell'universo. Secondo la relatività generale, la gravità è destinata a prevalere, conducendo le stelle in una danza dove la pressione esercitata da elettroni e neutroni tentano invano di sottrarsi al suo abbraccio finale.

Oltre una certa soglia, tuttavia, questa lotta cessa, e la materia collassa in quello che tradizionalmente si è identificato con un buco nero, un abisso dove la massa si comprime in una singolarità di densità infinita, celata dietro un orizzonte degli eventi, da cui nulla può fuggire.

Ma questa narrativa, sebbene corroborata da evidenze teoriche e osservative, presenta dei nodi critici, spingendo gli scienziati a cercare alternative. Una di queste è la gravastar, o stella a condensato gravitazionale (dalle parole inglesi GRAvitational VAcuum STAR - stella di vuoto gravitazionale), concepita nel 2001 come un'entità in cui l'energia oscura, motrice dell'espansione cosmica, contrasta il collasso gravitazionale.

Questa entità sarebbe costituita da un condensato simile a quello di Bose-Einstein, avvolto da una sottile corazza di materia ordinaria, creando un corpo celeste senza singolarità, ma apparentemente simile a un buco nero. Tuttavia, le gravastar presentano delle problematiche, come l'instabilità della loro corazza, specialmente in rotazione, e la conferma del modello dei buchi neri tramite osservazioni di onde gravitazionali.

Ma un recente sviluppo teorico, introducendo il concetto di nestar, o gravastar annidate, propone una struttura più stabile, con gusci concentrici separati da strati di energia oscura, che potrebbe conciliare le osservazioni con questa ipotesi alternativa. Nonostante ciò, gli stessi autori della teoria ammettono l'improbabilità della formazione naturale delle nestar, mantenendo i buchi neri come i protagonisti principali della fine cosmica.

Le ricerche sulle gravastar, tuttavia, non perdono il loro valore: sfidano i confini della relatività generale e arricchiscono la nostra comprensione della fisica gravitazionale, invitandoci a esplorare le infinite possibilità celate nell'universo.

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