La cannabis aiuta davvero contro il Parkinson? Il dibattito è ancora acceso

La cannabis aiuta davvero contro il Parkinson? Il dibattito è ancora acceso
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La cannabis può avere numerosi effetti, positivi e negativi: diversi giorni fa abbiamo visto come la cannabis influisce durante la guida, ma una domanda condivisa da ricercatori e non solo riguarda l’influenza della cannabis contro il Parkinson. Ha davvero un effetto tale da alleviare tremore e altri sintomi?

Gli studi clinici sono da tempo divisi in quanto i risultati dati sono contrastanti e, ancora nel 2021-2022, il parere degli esperti non sembra essere particolarmente cambiato. Sebbene in rete spopolino spesso dei filmati in cui si riprende l’efficacia del cannabidiolo, in particolare l’evidente riduzione del tremore e della rigidità, i medici segnalano una vasta serie di controindicazioni.

Se tra gli effetti positivi vengono riportati riduzione del dolore, miglioramento dell’umore e del sonno, tra gli effetti collaterali potenziali vengono segnalati molti più rischi: nausea, vertigini, debolezza, allucinazioni, sbalzi di umore e squilibrio mentale, con maggiore pericolosità per umore e cognizione nel caso dei pazienti con morbo di Parkinson. Altro pericolo riguarda i danni ai polmoni recati dalla stessa cannabis, o meglio, dal fumarla: con l’utilizzo di olio di CBD la situazione sembrerebbe cambiare, specialmente a seconda delle quantità. A basse dosi, i cannabinoidi sembrano essere relativamente ben tollerati.

In poche parole, c’è ancora la necessità di studi controllati che dimostrino una maggiore sicurezza nell’utilizzo della cannabis per alleviare il Parkinson, soprattutto se combinato ad altri farmaci. La complessità nel condurli è però ben nota agli esperti, a causa della mancanza di standard di ricerca e di potenziali conflitti legali. Insomma, servirà ancora molto tempo prima di avere delle risposte chiare.

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